Autodemolitori fuori dai centri abitati

Nelle prossime settimane saranno verificati gli oltre 60 autodemolitori già pronti per essere trasferiti, con la massima disponibilità degli operatori
di Maria Giovanna Tarullo - 19 Luglio 2009

Nel primo pomeriggio di domenica 12 luglio 2009 gli abitanti della periferia Est di Roma hanno visto crescere una gigantesca nube di fumo. L’incendio divampato nella rimessa di sfasciacarozze ubicata in via dell’Almone, in zona Appia, ha investito una superficie di circa 10mila metri quadrati sui quali erano state sistemate su più livelli oltre mille carcasse di automobili.L’area interessata dall’incendio, larga 250 metri e lunga circa 100 metri, è occupata in parte da un autodemolitore.

Il deposito di rottamazione auto da cui è divampato l’incendio è di proprietà di una società privata, la "Romana Recuperi", che ha un contratto con il Comune di Roma per raccogliere e rottamare le automobili abbandonate in città.

L’episodio ha destato panico negli abitanti della zona, poichè le loro abitazioni sono collocate a circa 150 metri dal luogo colpito. Ma la paura è nata anche dalle continue esplosioni dei serbatoi delle auto pieni di benzina o gas e dei pneumatici. Massiccio anche l’intervento delle 14 squadre dei vigli del fuoco, che hanno lavorato per circa 30 ore per dominare l’incendio.

A distanza di una settimana la Regione Lazio ha sentito l’esigenza di riunire un vertice, per affrontare il problema dell’ubicazione delle strutture di autodemolizione nei centri abitati.

Il vertice composto dal subcommissario per gli autodemolitori Pierluigi De Palma e gli assessori all’Ambiente di Comune, Provincia e Regione, Fabio De Lillo, Michele Civita e Filiberto Zaratti hanno posto, come obiettivo al centro dell’incontro, l’approvazione del piano proposto nel 2008; ovvero la dislocazione delle imprese di autodemolizione al di fuori dei centri abitati.

Nel corso delle prossime settimane saranno verificati gli oltre 60 autodemolitori (32 in zona Centrale del Latte, 13 in un sito vicino Infernaccio-Muratella, 9 a Osteria Nuova e 6 ad Acqua Acetosa) già pronti per essere trasferiti, con la massima disponibilità degli operatori.

Al tavolo sono stati stanziati anche vari incentivi, per tutte quelle imprese che si sposteranno nelle zone vicino al Gra e sarà prevista anche una campagna repressiva contro gli abusi.
«Gli operatori ci hanno già dato una disponibilità di massima per le idee presentate – ha spiegato Zaratti – ma ci siamo dati una settimana di tempo per ulteriori verifiche tecniche».

«Credo che nell’arco di un anno il 50% degli operatori, che oggi vivono ai limiti della legalità con autorizzazioni provvisorie, verrà ricollocato in altre aree – ha aggiunto Di Palma – In seguito potrà essere avviata anche una forte campagna repressiva per le autorizzazioni».

Adotta Abitare A

«Questi nuovi impianti non saranno più com’erano precedentemente, delle vere e proprie discariche a cielo aperto – ha aggiunto De Lillo – Ciò che è accaduto domenica non potrà più accadere».


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