Autodemolitori sopra spazi commerciali e uffici?

Gli uffici comunali non si parlano tra loro e ripropongono un progetto del 2003 sulle aree in cui sono in costruzione Esselunga e uffici
di Sergio Scalia - 11 febbraio 2016

 

La telenovela dello spostamento degli autodemolitori in aree attrezzate individuate dal Comune va avanti dal 1997, quando Comune, Provincia e  Regione stipularono un Accordo di Programma che individuava 9 aree su cui ricollocare gli impianti.

In questi 20 anni nessuna delle aree è stata ritenuta idonea e nessuno spazio è stato attrezzato, quasi ci fosse un tacito accordo tra Istituzioni e rottamatori, per cui gli operatori si dichiaravano disponibili a spostarsi non appena il Comune avesse  individuato le aree idonee ed intanto incassavano continue proroghe annuali sulle aree attualmente occupate e gli amministratori rinviavano una scelta definitiva per evitare tensioni coi territori individuati per le ricollocazioni e con le associazioni degli operatori.

In altre regioni italiane non esiste alcun Accordo di programma e gli operatori sono obbligati a trovare un capannone in una zona industriale dove poter svolgere la loro attività, pena la chiusura.

L’ultima proroga per gli oltre 120 autodemolitori operanti a Roma è stata stabilita con la recente Determinazione Dirigenziale n. 1448 del 27 dicembre 2015, con cui i Dirigenti del Dipartimento Comunale Ambiente prorogano  le autorizzazioni provvisorie degli operatori fino al 30 aprile o al 30 giugno 2016, a seconda delle categorie di impianti.

La D.D. individua infatti circa 30 operatori situati in aree idonee e che potrebbero regolarizzare la concessione  se ottemperano ad alcune richieste, mentre almeno 41 operatori si trovano su aree con vincoli ambientali e ad alta criticità. Per gli altri 52 impianti a media criticità si richiedono ulteriori approfondimenti.

Come se nulla fosse successo in questi 20 anni, la D.D. riesuma le aree proposte nel 1997 e invita gli operatori a presentare un progetto per ricollocarsi in quegli spazi.

piante_csprenestino

Una di queste aree proposte nel 1997 era quella interna al Centro Servizi Prenestino, compresa tra l’ITIS Giorgi, le case del Comprensorio Prampolini e gli uffici del Centro Servizi.

Con la Deliberazione n. 205 del 27 ottobre 2003 il Consiglio Comunale di Roma ha respinto la collocazione dell’impianto di rottamazione su viale Togliatti, vincolando i costruttori ad espropriare a loro spese una nuova area equivalente che sarebbe stata indicata dal Comune di Roma.  Successivamente la Regione Lazio ha approvato nel 2010 l’Accordo di Programma del Centro Servizi Prenestino e la relativa variante urbanistica e nel 2015 sono appunto iniziati i lavori per la costruzione della struttura commerciale Esselunga e delle infrastrutture viarie e di servizio.

Ora, i dirigenti del Dipartimento Ambiente, senza consultarsi con quelli dell’Urbanistica, hanno ripreso i vecchi atti del 1997 e le vecchie piante del PRG risalenti al 2003, invitando gli autodemolitori a ripresentare un progetto che all’inizio prevedeva almeno 16  impianti, collocandolo magari sul tetto di Esselunga e degli uffici o sulle aree a verde e parcheggi del comprensorio.

Da un colpo d’occhio sulle piantine allegate si capisce subito l’assurdità di tale indicazione.  Ma ormai dal Comune di Roma ci si può aspettare di tutto, anche un centro di rottamazione sui tetti di uffici e spazi commerciali.

 


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