Blitz ambientalisti, bloccano il traffico su Ponte Mazzini

"Anche io disobbedisco", attivisti fermati da forze dell'ordine

Nuovo blocco del traffico da parte degli attivisti del clima aderenti alla campagna Fondo Riparazione, promossa da Ultima Generazione, dove nella giornata odierna di Lunedì 11 Dicembre 2023, hanno effettuato l’azione da loro chiamata ‘Anche io disobbedisco’ a Roma ostacolando il traffico lungo le due corsie di Ponte Giuseppe Mazzini. Ciò consiste nel bloccare la strada da soli con un messaggio, oggi Daniele e Maria Letizia portavano cartelli con scritto: ‘La prigione mi fa paura il clima di più’, ‘Meno soldi per le armi più soldi per la gente’, ‘Giustizia climatica’. Sul posto sono intervenuti gli agenti del gruppo Trevi della polizia locale di Roma Capitale e dei commissariati Borgo e Trevi della polizia di Stato che hanno poi fatto spostare i due attivisti sul marciapiede.

 

Maria Letizia, madre e professoressa presso l’università Politecnica delle Marche ha dichiarato durante l’azione: “Stanno portando in prigione le persone che semplicemente hanno chiesto giustizia per quanti hanno perso tutto nelle alluvioni delle Marche, dell’Emilia Romagna, della Toscana. Io oggi ho portato con me un paio di mutande di ricambio e lo spazzolino da denti, perché non si sa come va a finire, ci si attrezza a passare anche lunghe ore in commissariato, però questo è quello che mi sento di fare e che dovremmo fare tutti. È arrivato il momento di metterci in gioco singolarmente.”

L’ultima generazione:

“Siamo l’ultima generazione di figlie, mamme, papà e nonne che hanno la possibilità di cambiare rotta rispetto al collasso sociale ed economico causato dalla distruzione del nostro ecosistema, e di creare un sistema più equo, sicuro e dignitoso. Siamo persone normali e diverse fra loro, accomunate da una presa di coscienza che ci spinge ad agire contro un governo negligente, al pari di tutti i governi degli ultimi trent’anni, e un sistema produttivista che ci ha fatto diventare consumatori anziché cittadine che hanno a cuore il bene comune. Contrariamente alla storia che la stampa mainstream vende su di noi, non siamo ragazze ingenui o scansafatiche che non hanno voglia di lavorare. Blocchiamo le strade perché sentiamo la responsabilità di portare questo messaggio e farci sentire. Sappiamo che non è normale, ma non c’è niente di normale intorno a noi.

Cosa vogliono gli ambientalisti:

“Vogliamo sicurezza. Non solo rispetto alla minaccia di frane e alluvioni, che comunque incombe sul 91% dei comuni italiani, ma anche rispetto all’aumento dei prezzi per i beni essenziali, al caro bollette, alla carenza di risorse nelle nostre scuole e nel nostro sistema sanitario – spiegano gli ambientalisti in una nota stampa -. Per questo, chiediamo l’istituzione di un Fondo Riparazione preventivo su base annuale nel bilancio dello Stato, permanente e partecipato di 20 miliardi. I soldi dovranno essere ricavati tramite l’eliminazione dei Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD), la tassazioni sugli extra-profitti delle compagnie fossili, il taglio di stipendi premi e benefit riservati ai loro manager, delle enormi spese della politica e delle sempre più ingenti spese militari”.

Ingiusta distribuzione della ricchezza:

“Siamo nelle mani di un Governo che propone pacchetti sicurezza ma che non vuole realmente proteggerci. Anzi, preferisce fare disinformazione, mettendosi al servizio di quell’1% che detiene la maggior parte della ricchezza italiana. La protesta ambientalista è intrinsecamente legata alla lotta contro l’ingiusta distribuzione della ricchezza: il governo si farà carico delle persone che perderanno ancora la casa, il lavoro, il raccolto? Garantirà i loro diritti fondamentali come è suo dovere? Sul banco degli imputati, sfileranno i colpevoli dei disastri, degli incendi, delle ondate di calore? Quale “pacchetto sicurezza” è previsto per Eni, per le banche come Unicredit e Intesa Sanpaolo che fanno extraprofitti di trilioni di dollari con il fossile, per la Leonardo s.p.a che vende armi con cui il governo israeliano sta massacrando decine di migliaia di civili palestinesi? Per quanto difficile – conclude Ultima Generazione – sia questo periodo storico, le generazioni future lo guarderanno indietro come un’età dell’oro.  Un’età della fauna e della flora selvatica, del clima mite, della stabilità, della prosperità, delle opportunità di agire. Il nostro mondo vivente è un’ombra grigia di quello che era una volta, ma un paradiso vibrante rispetto a quello che sarà. A meno che, a meno che”.

 

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