

Fatti e misfatti di dicembre 2013
Buongiorno, Cecilia
“Dopo il vergognoso trattamento cui sono stati sottoposti gli immigrati sbarcati ultimamente a Lampedusa – ha dettato, in un comunicato, il Ministro per l’Integrazione Cecilia Kyenge – occorre un monitoraggio per garantire standard dignitosi e nuove linee-guida per un sistema che va assolutamente rivisto… anche per ripristinare l’immagine dell’Italia”.
Ma perché il Ministro Kyenge parla soltanto ora di “una necessaria garanzia di standard dignitosi e di nuove linee-guida per un sistema che va asssolutamente rivisto”? Avendo ricevuto il suo mandato il 28 aprile scorso, non avrebbe potuto agire opportunamente, in tal senso, negli otto mesi trascorsi al Ministero? Invece niente. Soltanto chiacchiere di tanto in tanto, qua e là, più o meno strumentali ed opportune. Per cui, allora, se un’immagine c’è sicuramente da ripristinare, più che quella dell’Italia, è la sua.
Brunetta mica Crosetto
“Quando è andato per cominciare a trattare con il renziano Dario Nardella sulla nuova legge elettorale – si è molto inquietato Silvio Berlusconi – Renato Brunetta non doveva farsi scoprire dai giornalisti”.
L’inquietudine di Silvio Berlusconi, giacché il tentativo di “inciucio” con il nemico pd non si sarebbe dovuto evidentemente scoprire, è quindi più che giusto. Anche perché, proprio per tenere tutto segreto, aveva mandato a sondare di nascosto uno come Renato Brunetta mica un visibilissimo gigante tipo il “fratello d’Italia” Guido Crosetto.
Verdini mica Brunetta
“Venuto tutto alla luce – ha deciso, allora, Berlusconi – tanto vale procedere, per cercare un accordo su questa benedetta nuova legge elettorale, con personaggi più all’altezza”.
Ha così scelto – si è appreso – Denis Verdini e – si è specificato – non solo perché molte spanne in più di Renato Brunetta, ma perché a un toscanaccio come Matteo Renzi un toscanaccio e mezzo come Denis Verdini. I quali, comunque, hanno già concordato di incontrarsi il più lontano possibile dai giornalisti, ma, anche, da Enrico Letta, da Rosy Bindi, da Angelino Alfano e da Gaetano Quagliariella. E se possibile, però, neppure dietro il muro del convento dei carmelitani scalzi per un duello finale – Maremma maiala – a chi sopravvive sopravvive.
Assolto, ma ora?
“L’ex capo della “Squadra mobile” di Napoli Vittorio Pisani – ha sentenziato la settima sezione del Tribunale – va assolto con formula piena dai reati di abuso d’ufficio, falso, favoreggiamento e rivelazione di segreto che gli erano stati imputati dalla Procura circa due anni fa”.
Vittorio Pisani, dunque, non solo è stato completamente scagionato dalle vergognose imputazioni mossegli, ma è quel prezizoso servitore dello Stato il quale, prima di finire davanti ai giudici, aveva assicurato alla Giustizia due superlatitanti della camorra quali Antonio Iovine e Michele Zagaria. Piacerebbe adesso conoscere, allora, se quel Consiglio superiore della magistratura, così loquace nel trattare questioni politiche non di sua competenza, abbia almeno mezza parola da dire a quella Procura di Napoli la quale ha preso un granchio così clamoroso. E la quale ha distrutto vita e carriera di un cittadino innocente e di un istituzionale nemico della camorra.
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