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Come la Stella Cometa ritorna ogni anno

Il Festival di Sanremo è assurto alla manifestazione più importante non solo dell’Italia canora, ma dell’intera collettività mondana e politica

Dalla propaganda che ne fanno tutti i mezzi di comunicazione, anno dopo anno il festival di Sanremo è assurto alla manifestazione più importante non solo dell’Italia canora, ma dell’intera collettività mondana e politica. Se fin dall’esordio nel 1951 l’esclusiva della messa in onda è della Rai, il festival è diventato, specie negli anni 2000, l’occasione attesa dalla mondanità nazionale, ma anche da quella di altri Paesi, come una passerella che per una settimana il tifo, fra ospiti e  cantanti in gara, si pone uguale, se non superiore, a quello un tempo dedicato al certame politico delle elezioni, oggi decaduto a scontro negletto tra compagini capaci di aver fatto crollare l’indice di gradimento fino ad un’astensione dei votanti che si aggira intorno al 40%.

Basti considerare che se nel 1984 il festival fu colto di sorpresa dalla contestazione degli operai dell’Italsider di Genova, che chiedevano una maggiore attenzione del governo alle loro rivendicazioni sindacali, costringendo il Pippo nazionale ad uscire sotto la pioggia battente per negoziare con loro un intervento in diretta sul palco, oggi siamo già a trattare preventivamente coi trattoristi, per concordare come dar loro una visibilità nel corso della settimana, onde evitare una fastidiosa presenza sonora di trombe, clacson e motori, tale da turbare, con grave danno, lo charme della manifestazione. 

Al contrario, il festival – ancora chiamato della canzone –  dopo anni meno brillanti, nel corso della sua vita, con l’avvento del nuovo millennio ha ripreso un’inimmaginabile vitalità del consenso collettivo, muovendo l’economia legata al mondo della musica e della canzone, ma anche a quello della moda, con look improbabili e azzardati di uomini e donne sul palco, tali da stimolare gossip, commenti, invidie e critiche velenose, in fondo però succo dello spettacolo, destinate alla fine a lasciare un’impronta sensibile nell’economia, dal mercatino del martedì, alle boutique più frequentate, da parte di chi se le può permettere. Se l’Expò internazionale impatta sull’economia mondiale ogni cinque anni, da noi – anche se non con lo stesso volume di denaro in gioco – il nostro festival fa muovere il capitale discretamente, in favore dell’economia nazionale, che ne ha tanto bisogno, con una annuale, più elevata frequenza.

L’ascesa del Festival (che ormai si merita di essere scritto con la lettera maiuscola) deve molto alla pubblicità giovanile attraverso i commenti, le lodi e le stroncature che corrono su e giù per i social, una volta tanto in aiuto dell’economia, semplicemente perché parlandone bene o male gli fanno la pubblicità che nessuna testata di stampa, né chiacchiere tra compagni di ufficio potrebbero giovarle quanto i messaggi in rete.

Quanto sopra potrebbe collocarmi fra gli appassionati della manifestazione mondana. Al contrario, forse per l’età ragguardevole raggiunta, il Festival non mi appassiona come un tempo Tanto che una signora, più o meno coetanea, che incontro talvolta al supermercato, mi ha domandato ieri notizie circa la presenza dei carri di Carnevale trainati dai trattori a Sanremo.

“E’ vero che interverranno anche loro sul palco?” Chissà dove aveva ascoltato la fake news.

“No signora, credo proprio che ne faranno volentieri a meno.” 

“Ma magari dentro Roma, sfileranno? Ho sentito che si stanno avvicinando. Stamani dicevano alla radio che erano già in viaggio sulla Nomentana. Sarebbe la prima volta dei carri allegorici in città, come a Viareggio.”

Povera signora, avevo fretta e sarebbe stato lungo farle chiarezza illuminandola sull’equivoco che coinvolgeva i trattori, la protesta degli agricoltori, i blocchi stradali e la mancanza dei carri di Carnevale al traino. Per questo l’ho cortesemente salutata, porgendole la mano.

“Signora, non saprei: speriamo. Ma se non dovessero arrivare, si goda ugualmente il Carnevale. Va a ballare martedì grasso?”

“Sicuro! Il mi’ compagno ha di già prenotato per una cena danzante, in un localino di campagna vicino Maccarese.”

“Allora, buon divertimento!” E l’ho lasciata a terminare la sua spesa. 

Ettore Visibelli

Timbrificio Centocelle

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