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Commiato dai discepoli

"Se potessi mangiare un'idea avrei fatto la mia rivoluzione…" (Giorgio Gaber, 1973)

L’incontro del giovedì 14 marzo 2024 è stato commovente, ma da tempo avvertivo un malessere che turbava la mia tranquillità interiore. Loro hanno capito che non sarebbe stata una riunione come le precedenti. 

Ero deluso dalla politica italiana che si pasceva di discussioni inutili in TV e in affermazioni, per lo più velenose, nei blog dei parlamentari e degli uomini delle istituzioni, come se con una battuta impersonale, postata attraverso un social, ognuno se la potesse cavare senza misurarsi in un dibattito nelle sedi più opportune: le aule del parlamento, dove lo scontro dialettico avrebbe decretato una vittoria o sconfitta, se non altro verbale. Se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione… (Giorgio Gaber, 1973). Nella satira del passato ci siamo finiti con tutto il baraccone della politica, nessuno, o solo qualche raro soggetto, escluso e per questo quasi schifato dai colleghi perché squadrato. Non era la prima volta che toccavo quel tasto con loro. Ma nell’occasione, avevo l’amaro in bocca e un nodo alla gola perché sapevo quanto li avrei rattristati.

“Cari ragazzi, sono quasi dieci anni che ci incontriamo più o meno settimanalmente sotto questo loggiato, con l’intento di dibattere temi culturali per poi scadere, quasi sempre, nelle problematiche contingenti del quotidiano che, a ragione, vi stanno più a cuore. Ho cercato di darvi risposte oneste e sincere. Forse non sempre ci sono riuscito e di questo chiedo scusa. Il fatto è che lo sconforto, che negli anni è andato aumentando, oggi mi suggerisce di cessare gli incontri del giovedì, perché non sono più in grado di aiutarvi a comprendere il momento che viviamo, stante il fatto che non riesco, io per primo, a decifrarne lo stato dell’arte e dove ci sta sospingendo. Lo so, lo stato confusionale non riguarda soltanto il nostro Paese, ma è proprio da quest’ultimo che la politica dovrebbe partire, cominciando a risolvere i problemi che ci toccano più da vicino, là dove siamo palesemente più indietro rispetto ad altre nazioni della UE. Ma ragazzi, vi pare logico vivere in un perenne clima elettorale, come se vincere o perdere un Comune o una Regione sia la chiave per risolvere problemi di un’economia nazionale sempre più a pezzi, dove il gap tra ricchi e poveri è in continuo aumento e dove la certezza di chi paga le tasse è riposta solo nei lavoratori dipendenti e nei pensionati? E sia ben chiaro, non voglio sottolineare la loro onestà, quanto la loro impossibilità ad evadere. 

Siamo spiati? Sì, come sembra rivelarci una recente scoperta. Ma per favore! Lo siamo sempre stati dall’avvento del Regno d’Italia. Eppure mi sorprendo ancora, come quando due mesi fa, mi ha telefonato la mia banca chiedendomi se ero strato proprio io a inoltrare due bonifici da remoto, verso due enti: di ricerca uno e di carità l’altro, per una beneficenza di 100 € complessivi. 

“Perché la mia conferma? – ho domandato – Ho attinto dal mio conto, ho indicato il beneficiario con tanto di nominativo e IBAN, qual è il motivo della richiesta?” La risposta è stata che l’organo di controllo ha agito in mio favore, proteggendomi da possibili truffe a mio danno (?). Dunque, se un organo di controllo esiste, mi chiedo perché venga a perdere tempo con i miei 100 €, anziché non concentrarsi sugli gli evasori seriali che esportano milioni di euro, per tasse non pagate o guadagni illeciti verso i paradisi fiscali, come se fosse un controllo sfuggente, di difficile intervento e scarso risultato. 

No, miei cari, è venuto il momento di soffermarci a riflettere e alle prossime votazioni, se non intravediamo un’alternativa convincente, meglio democraticamente optare per l’astensione o ancor meglio per la scheda nulla. Mi risuona troppo spesso nelle orecchie il passo manzoniano: …col nuovo signore, rimane l’antico, l’un popolo e l’altro sul collo vi sta. Il gioco, sporco da sempre, negli ultimi 50 anni si va facendo sempre più scoperto e ipocrita, a danno di chi paga le tasse. E’ l’ora di riflettere perché, se non si cambiano le regole del gioco, la nostra traiettoria è indirizzata a frantumarci contro un muro. Facciamo un momento di silenzio e se torneremo a incontrarci sarà per la percezione acquisita che il vento ha cambiato davvero direzione. 

Erano mogi e abbattuti, ma confidavo che avessero compreso il messaggio

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