Dare un nome ai 335 corpi delle vittime dell’eccidio nazifascista delle Cave Ardeatine

Una storia poco nota che è doveroso conoscere, anche attraverso alcuni libri…

«Quando il tuo corpo non sarà più / il tuo spirito sarà ancora più vivo / nel ricordo di chi resta / fa che possa essere sempre di esempio /.». (Frasi graffiate, con un chiodo, sul muro della Cella di segregazione n. 2, situata al Secondo Piano del Carcere tedesco di Via Tasso, dal Generale Sabato Martelli Castaldi, il Partigiano “Tevere”, trucidato alle Cave Ardeatine, il 24 Marzo del 1944 e decorato di Medaglia D’Oro Al Valor Militare alla Memoria).

Roma, 4 Giugno 1944, da Porta San Sebastiano gli americani entrano in città costeggiando le Cave Ardeatine, ignari di quanto era lì accaduto il 24 Marzo precedente. Così Ascanio Celestini racconta l’avvistamento di quei soldati al Quartiere Tuscolano:

«Quel giorno mio padre vide i soldati fermi all’Arco di Travertino. Qualcuno pensava che finalmente fossero gli americani. Qualcuno pensava che fossero ancora i tedeschi. Qualcun altro, temeva che fossero i tedeschi travestiti da americani». (Ascanio Celestini, dallo Spettacolo: «Scemo di guerra» Roma, 2005)

Nota: il Generale Sabato Martelli Castaldi rimase detenuto a Via Tasso per 67 giorni subendo numerose torture, senza nulla rivelare di ciò che sapeva, prima di essere assassinato alle Cave sulla Via Ardeatina.  Si racconta che durante una seduta di tortura in cui veniva colpito da una serie di nerbate sotto la pianta dei piedi, di frustate e di cazzotti nello stomaco arrivati alle 25esima nerbata senza che il Generale avesse profferito un lamento, Martelli Castaldi rivolse ai tre tedeschi torturatori una fragorosa pernacchia.

Parte della sua detenzione lo vide dividere la stretta Cella del Carcere tedesco di Roma con il Colonnello dei Carabinieri Giovanni Frignani che a Villa Savoia aveva partecipato, insieme ai Capitani Raffaele Aversa e Paolo Vigneri. all’arresto di Mussolini, il 25 Luglio del 1943. Anche Frignani sarà assassinato alle Cave Ardeatine e anche lui verrà decorato di Medaglia D’Oro Al Valor Militare alla Memoria. Stessa sorte toccherà al Capitano Aversa, anche lui decorato di Medaglia D’Oro Al Valor Militare alla Memoria.

E’ in Libreria, per i tipi della Casa Editrice Einaudi, il Volume di Mario Avagliano e Marco Palmieri, “Le Vite Spezzate delle Fosse Ardeatine”, nel quale gli Autori ricostruiscono le storie e, appunto, le vite di tutti i 335 antifascisti assassinati nelle grotte di quella Cava, ormai 80 anni fa.

E in Libreria, per i tipi della Casa Editrice Mondadori, troviamo il Volume di Antonio Iovane “Il Carnefice, storia di Eriche Priebke il boia delle Ardeatine”, nel quale l’Autore ricostruisce la vita del Capitano delle SS che effettuò – sul Piazzale delle Cave Ardeatine – la chiama dei 335 antifascisti che saranno, di lì a poco, assassinati.

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Dell’eccidio nazifascista delle Cave Ardeatine, perpetrato il 24 Marzo del 1944 si sa molto, ma non tutto. Sappiamo della sua genesi e dei suoi sviluppi, fino alla carneficina finale nelle sue macabre modalità di svolgimento. Si sa dei nomi degli esecutori di quella mattanza e della volontà alleata – dopo l’entrata a Roma del 4 Giugno ‘44 da Porta San Sebastiano, nei pressi del luogo dell’eccidio – di metterci letteralmente “una pietra sopra”, proposito sventato dalla risolutezza delle mogli, delle madri e delle figlie delle vittime, che ci hanno così consegnato il Luogo della Memoria che conosciamo e possiamo visitare, certo con il doveroso silenzio che quel luogo, laicamente sacro, richiede. Si tratta, in effetti, di un cimitero – in cui sono state spezzate e giacciono sepolte, ormai da 80 anni – 335 vite; un cimitero muovendosi nel quale ci si accosta alla Storia, ma anche alle storie di quei 335 martiri della libertà e a tutto quello che, in termini di possibilità di una vita libera e autodeterminata – con il loro estremo sacrificio ci hanno regalato, meglio permeso..

Di quella storia conosciamo i nomi dei carnefici: Herbert KapplerErich Priebke e Karl Hass, per i nazistiPietro CarusoPietro Koch e il Ministro degli Interni della RSIGuido Buffarini Guidi, per i fascisti

Attilio Ascarelli

Di quella storia conosciamo anche il Capitolo conclusivo, ovvero quello dell’esumazione e del riconoscimento delle salme, ma  spesso quando se ne parla e/o scrive questo atto finale, assai importante per il rispetto che si deve ai morti e per quello dovuto al dolore dei loro parenti, lo si liquida con qualche riga, facendo riferimento soprattutto al Professor Attilio Ascarelli, al tempo noto Anatomopatologo dell’Istituto di Medicina Legale di Roma che, dopo avere eseguito le autopsie dei 33 soldati tedeschi del Terzo Battaglione del PolizeiRegiment “Bozen”, uccisi nell’attacco partigiano di Via Rasella del 23 Marzo 1944, fu chiamato, (a liberazione di Roma avvenuta) ad esumare ciò che restava delle  335 salme delle Ardeatine – sepolte sotto una montagna di detriti, fatti cadere dai tedeschi minando la volta delle grotte, e di mondezza (quel luogo era infatti, al tempo, una discarica di rifiuti) – per provare a dare a quei corpi martoriati un nome. Va ricordato che Ascarelli, persona di origine ebraica, aveva perso, in quell’eccidio, due nipoti e dunque sul suo lavoro pesava anche il coinvolgimento personale.

Attilio Ascarelli è però solo una delle persone a cui dobbiamo la conoscenza sufficientemente approfondita dei nomi e della storia di quassi tutte le vittime di quell’eccidio nazifascista. In questa parte della storia entrano, infatti, altre due persone e anche di loro è giusto fare Memoria.

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Il primo nome che incontriamo in questa brevissima Lista D’Onore è quello del Commissario di Pubblica Sicurezza Giuseppe Dosi (1891-1981). A Dosi – noto per essere stato l’artefice della cattura del vero colpevole della violenza e dell’assassinio di tre bambine, avvenuto nell’”Anno III dell’Era Fascista”, ovvero il 1924, a Roma e di cui venne, in un primo tempo, incolpato il mediatore di case Gino Girolimoni, che si fece per questo  qualche mese di carcere – dobbiamo, non solo il salvataggio di molti Documenti (tra cui figura la Lista originale dei 335 nominativi dei martiri delle Ardeatine insieme a quella dei 70 ebrei che furono poi inseriti in quella Lista generale, La Lista di quei 70 ebrei venne compilata dal Tenente delle SS Heinz Tunah) al tempo conservati a Via Tasso 155, presso l’allora sede del Comando di Herbert Kappler; carte che oggi fanno parte del patrimonio documentale del Museo Storico della Liberazione di Via Tasso e possono essere consultate dagli Studiosi. Un salvataggio quello di Dosi avvenuto il 4 Giugno 1944, mentre i tedeschi si ritiravano dalla Capitale. Ma ancora dobbiamo al poliziotto romano,  diversi anni dopo la fine della guerra, anche la possibilità del riconoscimento di alcune vittime delle Ardeatine, al tempo rimaste ignote, reso possibile dall’esame di diverse carte del suo Archivio privato. Va altresì ricordato che al Commissario Giuseppe Dosi si deve anche l’invenzione della Sezione Italiana dell’Interpol, Organizzazione Internazionale di Polizia costituita a Vienna il 7 Settembre del 1923 e comprendente anche la Confederazione Svizzera. Dosi, alla fine della guerra, rientrato nei ranghi della Pubblica Sicurezza (oggi Polizia di Stato) morirà a Roma, il 5 Febbraio del 1981.

Ugo Sorrentino

Il secondo nome che figura in questa ideale Lista d’Onore è quello di Ugo Sorrentino (1891-1977) che, all’epoca di quella operazione di scavo, esame e riconoscimento delle salme, dirigeva l’Istituto della Polizia Scientifica, basato a Roma (fin dal 1919 era stato un Insegnante di Polizia Scientifica presso  la Scuola Superiore di Polizia e presso la Scuola Allievi Ufficiali e Sottufficiali del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza) e dunque in quei giorni Sorrentino sovraintese al lavoro di Attilio Ascarelli, che era coadiuvato da diversi Operai del Comune di Roma e da Inservienti del Cimitero Monumentale del Verano. Il nome di Ugo Sorrentino era legato al “Caso Matteotti” (1924) per l’autopsia da lui effettuata sul corpo del dirigente socialista, dopo il suo ritrovamento nella macchia ella Quartarella (Riano) e al “Caso Bruneri-Cannella”, meglio noto come il “Caso dello Smemorato di Collegno”.

Termino questa breve Lista D’Onore con alcune note sul Professor Attilio Ascarelli.  Compagno di Classe di Eugenio Pacelli, il futuro Papa Pio XII, e laureato in Medicina, Ascarelli si specializza in Medicina Legale all’Università di Macerata. La sua amicizia con il Pontefice – che lo ospita presso la Pontificio Università Gregoriana a Roma – lo salva, in quanto ebreo, prima dalle Leggi Razziali fasciste del 1938 e poi dai nazisti e dai fascisti, nei 271 giorni dell’occupazione della città. Rientrato a Roma, nel Luglio del 1944 Ascarelli guida l’Equipe Medica della ‘Commissione Cave Ardeatine’ che si occupa dell’esumazione e dell’identificazione dei corpi delle vittime; operazione che verrà conclusa il 30 Novembre dello stesso anno.

 Come dare un nome ad un corpo: Attilio Ascarelli e l’EAAF argentina

Ho scritto spesso che la data del 24 Marzo ci lega al popolo argentino per il mese, Marzo, e il giorno, il 24, che sono per noi quelli dell’eccidio delle Ardeatine (1944) e, per gli argentini quelli del Colpo di Stato dei militari di Jorge Raphael Videla (1976). Ma c’è un’altra cosa che ci unisce al popolo argentino – oltre ai molti cittadini di quel Paese di ascendenza italiana – e si tratta della tecnica che Attilio Ascarelli aveva inventato ed utilizzato, per dare un nome a quei 335 corpi dissotterrati da quelle Cave di pozzolana sulla Via Ardeatina.

Giungere all’identificazione della vittima attraverso un segno di riconoscimento: ferita, cicatrice, tatuaggio, postumo di un intervento chirurgico, o attraverso un indumento, un anello, un orologio, un biglietto e anche  con il colloquio con i parenti, è una tecnica oggi in uso per dare un nome ai cadaveri dissotterrati dalle fosse comuni scoperte in diversi Paesi e non solo dell’America Latina.

Questa tecnica e utilizzata anche dall’Equipo Argentino de Antropologia Forense, EAAF (https://eaaf.org/) Organizzazione Non Governativa  Senza Scopo di Lucro (ONLUS) che lavora, da diversi anni, per dare un nome alle vittime di sparizioni forzate, violenza etnica, politica, di genere e religiosa. Il Team EAAF ha rinvenuto ed identificato, in questi anni, oltre 1.500 salme di persone scomparse durante la dittatura militare argentina e ha lavorato – e lavora – anche in altri Paesi dell’America Latina e non solo, nei quali vengono rinvenute delle fosse comuni..

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Dunque, a questi tre uomini Dosi, Sorrentino e Ascarelli, dobbiamo molto di quello che sappiamo su quell’eccidio nazifascista, soprattutto nella sua parte finale , ovvero quella dei lavori di esumazione e riconoscimento delle salme. Così quel momento è descritto sul Sito Web del Mausoleo delle Fosse Ardeatine:

I lavori di esumazione e identificazione iniziano a luglio del 1944, seguiti dal Comitato esecutivo della Commissione Cave Ardeatine, dall’equipe medica del dott. Attilio Ascarelli, dal reparto dei vigili del fuoco del Verano e dal personale del Cimitero del Verano. Dapprima si procede a liberare le gallerie, crollate a causa delle esplosioni, portando via circa 2000 metri cubi di materiale.
Successivamente inizia l’isolamento e l’identificazione delle singole salme.
Nelle galleria si presentano due enormi cumuli di cadaveri ammucchiati gli uni sugli altri fino a 1,5m di altezza. Le esalazioni dovute alla decomposizione rendono l’aria irrespirabile.
Si decide, su indicazione di Ascarelli, di esaumare i corpi uno per volta, mantenendo l’ordine di adiacenza: ogni salma estratta viene numerata e portata al reparto medico-legale. Qui viene ricomposta e riceve gli uffici religiosi da un prete e un rabbino.

Dato l’avanzato stato di decomposizione e lo stato in cui versano i corpi (39 corpi si ritrovano decapitati) le operazioni di identificazione si basano su approssimazioni successive nella compilazione di una scheda: si parte dai tratti fisici e anatomici per poi passare agli indumenti e algi oggetti che si ritrovano sui corpi. Dopo la compilazione della scheda si cerca di identificare ciascuna vittima con l’aiuto dei parenti.
A questo punto ogni salva viene chiusa in una bara e allineata lungo le gallerie.
I lavori proseguono fino a novembre e consentono di identificare 326 vittime su 335.
Oltre all’identificazione delle vittime la Commissione riesce anche a stabilire la modalità di esecuzione: fino a quel momento si pensa che le vittime sono state uccise a colpi di mitra, mentre le autopsie rivelano che sono stati uccise una per volta da un colpo di pistola alla nuca a distanza molto ravvicinata
.” https://www.mausoleofosseardeatine.it/lesumazione-dei-corpi-della-vittime-alle-fosse-ardeatine/

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Ora, su questa parte della storia di quella carneficina è disponibile è anche disponibile un lavoro estremamente importante condotto dalla Professoressa Alessia A. Glielmi, Responsabile degli Archivi del CNR e del Museo Storico della Liberazione di Via Taso e Docente di Archivistica presso L’Università degli Studi di Tor Vergata. Il Volume s’intitola “Il Corpo e Il Nome, Inventario della Commissione tecnica medico-legale per l’identificazione delle vittime delle Fosse Ardeatine (1944-1963)” (Viella, 2020)

 

Il Libro

La strage delle Fosse Ardeatine è l’atto di repressione più cruento compiuto dai nazisti in una capitale europea. Benché sia tra gli episodi più noti degli anni dell’occupazione, la sua ricostruzione non è stata sinora compiuta in modo puntuale a causa delle gravi lacune documentarie.

Il volume ricostruisce uno degli aspetti meno indagati: il lavoro svolto dalla Commissione tecnica medico-legale della Scuola Superiore di Polizia per il riconoscimento e identificazione delle vittime delle Fosse Ardeatine attraverso l’analisi delle sue carte. Si tratta di un nucleo di fonti inedite che rivelano, in chiave storico-documentale, il lavoro svolto da una compagine eterogenea di persone che, nella torrida estate 1944, ai margini di una Roma martoriata, si impegnarono per attribuire nome e umanità ai 335 corpi ritrovati in una cava di pozzolana. Documenti tradizionali, redatti a cura dei familiari delle vittime, insieme a una documentazione non tradizionale, reperti/oggetti ad essi appartenuti, vennero analizzati da funzionari dello Stato e da sanitari.

La schedatura analitica, il riordino e la digitalizzazione dei documenti come pure la catalogazione e la digitalizzazione degli oggetti hanno permesso di redigere l’Inventario qui pubblicato. L’insieme di dati emersi è così in grado di restituire, a più settantacinque anni dalla strage, la giusta complessità allo scenario di quei drammatici fatti e ai suoi protagonisti.

I lavori di esumazione e identificazione iniziano a luglio del 1944, seguiti dal Comitato esecutivo della Commissione Cave Ardeatine, dall’equipe medica del dott. Attilio Ascarelli, dal reparto dei vigili del fuoco del Verano e dal personale del cimitero del Verano.
Dapprima si procede a liberare le gallerie, crollate a causa delle esplosioni, portando via circa 2000 metri cubi di materiale.
Successivamente inizia l’isolamento e l’identificazione delle singole salme.

Nelle gallerie si presentano due enormi cumuli di cadaveri ammucchiati gli uni sugli altri fino a 1,5m di altezza. Le esalazioni dovute alla decomposizione rendono l’aria irrespirabile.
Si decide, su indicazione di Ascarelli, di esumare i corpi uno per volta, mantenendo l’ordine di adiacenza: ogni salma estratta viene numerata e portata al reparto medico-legale. Qui viene ricomposta e riceve gli uffici religiosi da un prete e un rabbino.

Fonte: https://www.viella.it/libro/9788833133829

Chiudo con un’ultima riflessione. Ogni anno, durante la commemorazione ufficiale di quell’eccidio nazifascista, vengono letti i nomi di 326 delle 335 vittime (326 poiché nel tempo 3 delle 12 vittime ignote sono state identificate) e ci vuole oltre mezz’ora. Mezz’ora per ricordarli tutti alla nostra Memoria, cinque mesi per ricostruire la loro identità e le loro storie e 3 ore (dalle 16,00 alle 19,00 di quel 24 Marzo del 1944) per ucciderli, uno per uno, con un colpo di pistola alla nuca. (*)

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La resistenza silenziosa dei lavoratori del Verano

Una pagina importante – e poco nota – della Resistenza romana è stata scritta, durante tutti i nove mesi dell’occupazione nazifascista della città, dai lavoratori del Cimitero Monumentale del Verano. Tedeschi e fascisti operarono, infatti, con maniacale precisione, per occultare sistematicamente le salme dei Partigiani e degli antifascisti fucilati nei vari Forti di Roma, uccisi nei luoghi di tortura, in azioni di rastrellamento o, come diversi cittadini comuni sprovvisti dei documenti, dalle pattuglie militari durante il coprifuoco. Questo loro agire aveva lo scopo d’impedire l’identificazione delle salme e anche di fare in modo che i riti funebri non si trasformassero, di volta in volta, in manifestazioni di aperta ostilità e rivolta contro gli occupanti. I corpi dei fucilati e degli altri assassinati venivano dunque sepolti al Cimitero Monumentale del Verano tutti, rigorosamente, in modo anonimo ed in fosse comuni profonde il doppio del normale, per rendere difficili anche possibili ed occasionali ritrovamenti in caso di ulteriori sepolture. Durante queste operazioni gli operai e gli impiegati del Cimitero venivano segregati negli Uffici e con cura veniva cancellata dai Registri ogni traccia della tumulazione.

La scoperta e l’identificazione delle salme fu possibile, dopo la liberazione della città, solo grazie all’organizzazione antinazifascista dei lavoratori del Cimitero romano, molti dei quali erano comunisti, socialisti, azionisti o legati comunque alla Resistenza. Dopo ogni sepoltura operata dai tedeschi e dai fascisti, questi lavoratori, correndo gravi rischi personali, setacciavano, infatti, il Cimitero alla ricerca di qualsiasi indizio, scavavano le fosse che così venivano scoperte e, una volta rinvenuti i cadaveri, registravano il luogo del rinvenimento all’interno del Cimitero ed una sommaria descrizione della salma (vestiti, oggetti, tratti, del volto o qualsiasi altro elemento – fisico e non – utile per il riconoscimento), in una sorta di schedario clandestino per poi ricoprire accuratamente le fosse. Alcune volte, anche durante l’occupazione e sempre all’insaputa dei nazifascisti, tramite le Organizzazioni antifasciste dei Quartieri della città, i lavoratori del Verano riuscivano a far partecipare a queste operazioni i parenti delle vittime o i compagni loro più vicini.

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(*) Il Cerchio spezzato: “Gli ignoti delle Fosse Ardeatine”.

Sull’eccidio delle Cave Ardeatine e sul riconoscimento di alcuni dei 12 assassinati in quella mattanza rimasti ignoti dopo il lavoro di Ascarelli9 e Sorrentino, è visibile, su Rai Play, il documentario del 2019 di Michela Micocci intitolato “Gli ignoti delle Fosse Ardeatine”

https://www.raiplay.it/video/2023/03/Il-corpo-e-il-nome-Gli-ignoti-delle-Fosse-Ardeatine-6ac02dc6-27a6-42c2-b67a-4f4c450814c0.html


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