Dedicato alle anime candide (18) – De Coubertin, Renzi e Cofferati – “Marchette”

Fatti e misfatti di gennaio 2015
Mario Relandini - 18 Gennaio 2015

Dedicato alle anime candide (18)

“A Mosul – città a nord dell’Iraq – tredici ragazzi, sorpresi a guardare una partita di calcio alla tv, sono stati trascinati allo stadio e lì, in mezzo al campo, giustiziati dalla milizia jiadista davanti ad alcuni “tifosi del terrorismo”. Motivo dell’esecuzione: “Il gioco del calcio è un’usanza che arriva dall’Occidente””.

Commenti? Sempre quelli. Quelli già dedicati, su questo “blog”, alle anime candide da 1 a 17. Purtroppo.

De Coubertin, Renzi e Cofferati

“Ma che fa? – ha commentato Matteo Renzi quando Sergio Cofferati ha annunciato la sua uscita dal Pd dopo quella che lui ha ritenuto la “taroccata genovese delle primarie” – Uno, se perde, poi se ne va?”

cofferatiDecoubertianamente e renzianamente, in effetti, non sportivo e non simpatico. C’è però sempre da stabilire – e i giudici sono al lavoro – se, durante la corsa verso la candidatura pd a Governatore della Liguria, qualcuno abbia fatto lo sgambetto al concorrente Cofferati. Perché, ove così dovesse essere, ove così il “cinese” avesse perso, allora sì che poteva anche starci, comprensibilmente, la sua uscita dal partito. Magari ugualmente non d’accordo Renzi, ma De Coubertin, probabilmente, sì.

“Marchette”

“Il “Corriere della sera” – nella rubrica “Inteventi” – ha pubblicato un lungo scritto nel quale Pietro Mancini, figlio del ben più famoso Giacomo del secolo scorso, auspica a gran forza, e a suo modo interpretando anche le vicende del Psi di allora, l’elezione di Giuliano Amato a nuovo Capo dello Stato”.

Dar Ciriola

Una “marchetta” bella e buona – come si dice anche in gergo giornalistico – di cui è difficile poter comprendere il significato e il significato del perché il “Corriere della sera” l’abbia ospitata. Giuliano Amato, per carità, è un uomo di grande cultura e di grandi esperienze istituzionali. Ma, anche, di non sufficiente coraggio. Come quando accettò di essere il vice di quel Bettino Craxi senza muovere un dito, su certi episodi che la storia deve ancora però chiarire con obiettività, e come quando dovette rispondere ai magistrati di “Mani pulite”. “Che paradosso – ha commentato Stefania Craxi – mio padre è stato lasciato morire latitante e, ora, Amato corre per il Colle”. Rabbia di figlia o potrebbe veramente verificarsi un altro italico paradosso? Ad incuriosire, comunque, resta sempre la “marchetta” del “Corriere della sera”.


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