Disonestà regionali – Renato il terrorista – Ufficio di magistrato o “bar sport”? – “La Repubblica” prima di Dio

Fatti e misfatti di ottobre 2013
Mario Relandini - 24 Ottobre 2013

Disonestà regionali

“In tutta Italia – è stato fatto il conto – i consiglieri regionali fino ad oggi indagati sono ben 279: 56 in Piemonte, 62 in Lombardia, 20 in Friuli-Venezia Giulia, 2 in Liguria, 9 in Emilia Romagna, 10 nel Lazio, 53 in Campania, 4 in Basilicata, 10 in Calabria e 53 in Sardegna. Sono attualmente in corso, poi, indagini conoscitive della Guardia di finanza in Molise e in Sicilia”.

Ma indagati e indagini perché? Perché sono state fatte spese illecite e improprie con i finanziamenti ottenuti dai gruppi consiliari. Con i soldi, cioè, dei cittadini. I quali, naturalmente, non verranno risarciti in alcun modo. Ai quali, anzi, verrà verosimilmente aumentata l’addizionale regionale Irpef. Perché, ai consiglieri indagati o indagandi, è stato sì pagato perfino il caffè al bar, ma – poveretti – lo zucchero no.

Renato il terrorista

“Se Rosy Bindi, eletta contro gli accordi Pd-Pdl, non si dimetterà da Presidente della Commissione antimafia – ha fatto sapere Renato Brunetta – noi siamo pronti alla guerriglia in Parlamento”.

L’augurio, naturalmente, è che il Parlamento possa rimanere un luogo consacrato alla democrazia e non divenire una piazza dissacrata dal terrorismo ancorché politico. Nulla vieta all’immaginazione, però, di farsi una sonora risata al pensiero di un Renatino con il cappuccio nero calato sul viso, scatenato nello scagliare le bombe-carta dei suoi discorsi di fuoco e incendiare, con le reazioni che susciterebbe, gli scranni parlamentari nemici.

Ufficio di magistrato o “bar sport”?

“Due grandi vignette – appese al muro – in una si vede Berlusconi sul letto di morte con l’avvocato Ghedini il quale gli sente il polso, nell’altra si vede Berlusconi il quale stringe la mano ad Alfano e, sotto, la didascalia “Reo con fesso””.

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Qualcuno sorriderà, qualcun altro no. Qualcuno parlerà di gusto della satira, qualcun altro solo di cattivo gusto. Il fatto anomalo, però, è che quelle due grandi vignette non sono appese al muro di un “bar sport” di periferia né in un circolo politico di paese. Sono appese nell’anticamera dell’ufficio di un magistrato: il pubblico ministero Edoardo De Santis. Il quale, evidentemente, ritiene che, nei luoghi che si vorrebbero sacri della Giustizia, possa trovare tranquillamente spazio anche la satira più dissacrante. E il quale, soprattutto, se ne infischia dell’imparzialità e della sobrietà tante volte invocata, per la Magistratura, dal Presidente della Repubblica. Buona carriera, allora, signor pubblico ministero Edoardo De Santis.

“La Repubblica” prima di Dio

“Non si governa – ha scritto oggi, su “La Repubblica”, il vicedirettore Massimo Giannini – con il Cavaliere carnefice”.

Riassumendo dunque, anticipando con i suoi “scoop” Il Padreterno nel giorno del giudizio, “La Repubblica”, dopo avere imputato a Berlusconi l’inosservanza del primo comandamento (Non avrai altro dio all’infuori del comunismo), del secondo (Non nominare il nome del comunismo invano), del sesto (Non commettere atti impuri con le varie Ruby), del settimo (Non rubare al Fisco), dell’ottavo (Non dire falsa testimonianza per cercare di discolparti), del nono (Non desiderare la donna d’altri perfino a pagamento), del decimo (Non desiderare la roba d’altri e di De Benedetti), ora gli imputa anche l’inosservanza del quinto (Non uccidere). Ma uccidere chi? Carnefice di chi? Del povero Romano Prodi – secondo il vicedirettore Massimo Giannini il quale prende spunto dal recente rinvio a giudizio di Berlusconi deciso, dal Tribunale di Napoli, sulla base di quanto affermato dal senatore-imputato-lievemente condannato Sergio De Gregorio. Che, cioè, Berlusconi fu il mandante, pagando alcuni sicari fra i quali lo stesso senatore De Gregorio, dell’assassinio del Governo Prodi. Al di là di quelli che potrebbero apparire dei motteggi, comunque, sta il fatto che “La Repubblica” ha lanciato un altro grosso macigno contro il Governo Letta. Quel Governo che non vuole e non ha mai voluto al di là del satanico peccatore Berlusconi. E che, insieme a tanti altri compari di sinistra, ma anche di destra, vorrebbe mandare al più presto a casa. Quello che è grave, però, non per nobili motivi e con prospettive disastrose per il Paese.


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