Emozionante visita guidata presso la Basilica di San Saba al Piccolo Aventino

Sabato 1 giugno con Omnia Urbes sempre alla ri-scoperta di piccola-grandi tesori di Roma
Olga Di Cagno - 5 Giugno 2019

I colli di Roma rappresentano non solo un punto geografico, un’altura, ma anche un luogo spazio/temporale dai quali si estendono storia, leggenda, fede, cultura; il cosiddetto Piccolo Aventino non è uno dei tradizionali sette colli ma anche qui storia, leggenda, fede e cultura hanno contribuito a rendere unica la storia di Roma.

Siamo presso la basilica di San Saba, sul cosiddetto Piccolo Aventino, e per chi volesse immaginare una Roma diversa, lontana dalla caotica quotidianità, immersa nel silenzio, quasi lontana dalla modernità questo è il luogo ideale: scendendo la strada il traffico, il rumore, l’oggi; entrando nel cortile dell’antico monastero il silenzio, il profumo dei gelsomini in fiore, un altro tempo.

Il complesso della basilica di San Saba è un luogo immerso nella storia della grande Roma -con estrema probabilità le fondazioni poggiano su di una preesistente struttura di una statio (una caserma) adibita al controllo del territorio da parte di una coorte di vigiles-; è un luogo collegato con la storia dell’Impero Romano -prima di essere trasformato in monastero dai monaci provenienti dalla parte orientale dell’impero, era la casa avita di Santa Silvia, la madre di Papa Gregorio Magno, che ogni giorno, sempre secondo la leggenda agiografica che lega i due grandi santi, inviava proprio dalla su casa il pasto al proprio figlio che, impegnato ed assorto nel suo compito di vescovo di Roma, spesso si dimenticava di magiare (amore materno!). Silvia, madre e moglie esemplare, devota cristiana discendente (forse) dalla Gens Octavia, la casata di Caio Giulio Cesare Ottaviano, divenuto Augusto nel 27 a.C., rappresenta il paradigma della matrona dedita alla cura della familia, consapevole del suo ruolo sociale, cosciente dell’importanza di dedicarsi anche alla più vasta familia della plebe dell’Urbe.

Il cosiddetto Alto Medioevo (siamo prima dell’anno 1000) vede, come spesso accade in Roma, spostare fisicamente i centri del potere verso zone ed aree più facilmente difendibili, ed il complesso di San Saba, in collina, viene annoverato tra i più importanti monasteri di tutta Roma.

E poi arriva il nuovo millennio e ai monaci orientali si sostituiscono i benedettini, e poi i cluniacensi, ed infine nel XVI secolo i gesuiti (che ancora oggi reggono e dirigono il complesso).

Un sarcofago magnifico sistemato sotto il porticato di ingresso, decorato con figure eleganti e raffinate; trabeazioni  e frammenti mi marmo di antiche strutture romane riutilizzate con architravi di porte e poste a decorazione sempre del portico; colonne disposte come divisori delle navate interne; pavimenti cosmateschi che accolgo ed avvolgono il visitatore; affreschi e decorazioni marmoree per decorare le pareti interne; basterebbero questi elementi a rendere San Saba una attrattore turistico e culturale, ma non è tutto.

Al di sotto dell’altare, scendendo ripide scale in marmo, la cripta semi anulare, con lacerti di intonaco dipinto ancora visibili, un luogo grazie nel quale, si può viaggiare a ritroso nel tempo, immaginandosi pellegrini devoti e meravigliati di tanta bellezza ed opulenza.

Ed infine, nella cosiddetta quarta navata un affresco che, ancora una volta, porta il visitatore ad attraversare tempo e spazio ed a ritrovarsi un un’altra dimensione, questa volta personale, famigliare, infantile. Rappresentata con bellissimi colori  vi è la scena di un santo vescovo che in una città dell’attuale Turchia, preso a compassione per la sorte di tre povere e virtuose sorelle fa trovare loro, nella notte  di Natale, un sacchetto d’oro con il quale pagare la dote e sposarsi.  Il vescovo si chiamava Nicolaos, oggi però è conosciuto con altri nomi: San Nicola di Bari, Santa Claus, Babbo Natale. Sulla parete, infatti, viene narrata una delle numerose storie legate alla figura mitica di colui che ancora oggi rende ancor più magica la notte di Natale portando doni ai bimbi, e rendendo, per un momento bimbi anche i moderni visitatori.

La basilica di San Saba è sicuramente uno tra i luoghi di Roma che andrebbe valorizzato nella sua divulgazione, e l’Associazione Culturale Omnia Urbes, imperterrita, continua nella sua opera di conoscenza di luoghi magnifici, spettacolari, carichi di storia ma spesso poco sconosciuti e poco considerati; luoghi, monumenti, aree archeologiche che spesso si trovano nella cosiddetta periferia che, al contrario di quanto possa apparire, ha in sé un patrimonio culturale enorme, affascinate ma purtroppo ancora oggi poco se non per nulla tutelato e valorizzato.


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