Enrico d’acciaio – Bonanni non è Ligresti – Abbado, Cattaneo, Piano, Rubbia? Assenti – Sui bus di Roma con tanti biglietti “paralleli”

Fatti e misfatti di novembre 2013
Mario Relandini - 7 Novembre 2013

Enrico d’acciaio

“Che cosa pensano di me in Europa? – ha risposto, a domanda, il “premier” Enrico Letta – Che ho “balls of steel”.

Che lui, cioè, ha attributi d’acciaio. L’augurio, allora, è che non incappi, meschino, in qualche italica fonderia politica.

Bonanni non è Ligresti

“Alberto, detenuto a Regina Coeli – si è saputo – è in lista d’attesa per il trapianto di un rene, ma è costretto ad uscire e a rientrare ogni volta dal carcere, per sottoporsi intanto a dialisi, perché gli è stata sempre respinta l’istanza di scarcerazione”.

Forse perché il suo cognome è semplicemente Bonanni e non Ligresti. 

Abbado, Cattaneo, Piano, Rubbia? Assenti

“I quattro senatori a vita nominati, il 30 agosto scorso dal Capo dello Stato, e, cioè, il direttore d’orchestra Claudio Abbado, la scienziata Elena Cattaneo, l’architetto Renzo Piano e il “Nobel” Carlo Rubbia – ha documentato l’associazione “Openpolis” – non sono stati presenti, fino ad oggi, ad alcuna seduta”.

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C’è allora da chiedersi: ma l’essere un senatore a vita va considerata una carica istituzionale con tutti i doveri che comporta oppure un titolo onorifico, come quelli di cavaliere e di commendatore, da mettere in una cornice nello studio o nel salotto buono di famiglia? La domanda è anche per capire a quale titolo usufruiscano di un bell’appannaggio mensile. Se l’essere senatore a vita fosse da considerarsi un semplice titolo onorifico, perché allora l’appannaggio a loro sì e ai cavalieri e ai commendatori no? Se fosse invece da considerarsi una carica istituzionale – come dovrebbe in effetti essere – perché allora usufruire dell’appannaggio anche se di quella carica se ne infischiano? Adesso, per carità , proprio in queste ultime ore il Senato ha approvato un ordine del giorno per cui il calcolo della sola parte variabile della diaria verrà legato alla loro effettiva presenza in aula e alla partecipazione alle votazioni. Un mucchietto di euro, insomma, che li lascerà completamente indifferenti e che non farà certo cambiare loro atteggiamento. Una solenne presa in giro, perciò. Ma nei confronti, come troppo spesso continua ad accadere, dei cittadini che pagano. Perché, invece, ci sarà chi si riempirà la bocca con il dire: “Vedete? Abbiamo cominciato a tagliare i costi della politica”. Buffoni.

Sui bus di Roma con tanti biglietti “paralleli”

“Sindaco Gianni Alemanno – ha pubblicato in esclusiva “Home inchiesta” de “La Repubblica” – cena bipartisan, nel 2008, in casa dell’ex amministratore delegato dell’Ente Eur, Riccardo Mancini”.

Per cercare un accordo che risolvesse al meglio qualche problema cittadino? Per un privato “vogliamoci bene” al di là degli scontri pubblici? Niente di tutto questo. Per blindare invece un sistema, in un bunker segreto, che consentisse la produzione di milioni di titoli di viaggio del servizio di pubblico trasporto urbano del tutto “paralleli”. “Paralleli” nel senso che non venissero fatturati e, invece, producessero un fiume di denaro da spartire bipartisan. Secondo alcuni calcoli, tutti però da verificare, il marchingegno vergognoso avrebbe fruttato, da quel 2008, qualcosa come un centinaio di milioni di euro. Se ne occuperà, ora, la Procura, ma – fatto ancor più sconcertante – è già emerso che un’indagine interna, predisposta a suo tempo, era rimasta senza alcun risultato e senza alcuna conseguenza. Gianni Alemanno sindaco, sì, ma incredibile frode bipartisan con copertura, evidentemente, bipartisan. E collusi e bipartisan rivenditori di biglietti. Tutti biglietti con su scritto, regolarmente, Atac. Ma i cui ricavi sono dunque andati in certe tasche politiche e non nelle casse dell’azienda di pubblico trasporto urbano. Il cui bilancio – come si sa – è in profondo rosso. Rosso come dovrebbe essere il viso, se ci fosse ancora un po’ di etica e di onestà, degli ideatori e dei fruitori di quel malavitoso “sistema parallelo”.

 


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