Essere avvocato durante il Coronavirus

Il rapporto con i detenuti, con i clienti, gli appuntamenti durante il lockdown, il delirio di nuove norme e il tribunale
Enzo Luciani - 30 Maggio 2020

Federico Guidoni è uno stimato avvocato, al quale spesso ci rivolgiamo e che, tra le tante cose che lo contraddistinguono, ha per scelta il suo studio legale in periferia, a Centocelle, perché “è un avvocato del popolo”. Quindi abbiamo scelto proprio lui per farci raccontare questo periodo storico dalla visuale di uomo di legge.

Tu sei anche penalista giusto? E con chi era in carcere come hai fatto?

«E’ stato veramente complicato relazionarmi con i detenuti, data l’impossibilità della visita. Attraverso strumenti tecnologici messi a disposizione dalla pubblica amministrazione, tramite un mix di chiamate e videochiamate, loro cercavano comunque un conforto e un contatto in questa situazione più difficile del solito al di là di quello che sono già abituati ad affrontare per via di quello che hanno commesso (o di cui sono accusati).
Il periodo è stato veramente intenso proprio dal punto di vista umano.»

E con gli altri tuoi clienti?

«Solitamente ci si sentiva, più o meno brevemente, tramite telefono per poi fissare appuntamenti e vedersi di persona, mentre durante l’isolamento totale si sono creati appuntamenti virtuali con telefonate più lunghe, chat e videochiamate e questo è stato molto strano, proprio perché con loro ciclicamente ci si incontrava in carne ed ossa.

L’abitudine all’appuntamento virtuale, elemento del tutto nuovo che però si può valorizzare, lo stiamo portando avanti anche in questa Fase 2.»

Però alcuni appuntamenti, anche durante il lockdown, immagino siano stati imprescindibili?

«Sì, alcuni non li ho potuti assolutamente rinviare. E’ stata un’esperienza surreale, sembrava di essere sotto copri fuoco. Da Tor Tre Teste mi spostavo con lo scooter a studio ed ero l’unico ad essere in giro. Erano appuntamenti urgenti ed era fondamentale farli.
Sono state esperienze strane e intense. Si percepiva la paura di incontrarsi tra persone. Anche io all’inizio ne avevo molta, perché questo Virus è stato descritto come molto pericoloso, come infatti esso è. Ma ci si può anche abituare ad affrontare la paura, seguendo le opportune accortezze di sicurezza, e abituandosi alla paura poi si riesce a superarla.

Ho letto di molte norme nuove e immagino che avrete dovuto studiare parecchio in questo periodo…

«L’aggiornamento per noi avvocati è stato un delirio. C’è stata una produzione di norme talmente intensa, talmente tumultuosa che abbiamo passato tanto tempo a studiare, fra i decreti del Presidente del consiglio dei ministri (che sono stati 5 o 6, ciascuno con un grande numero di articoli), i Decreti Legge, le conversioni con modifiche, ecc.»

Quando hai rivisto un tribunale?

«L’assenza del Tribunale, che per noi avvocati è una casa, è stata un trauma, veramente dura da mandare giù. Da 15 anni sono abituato a frequentarli, viverli. Solo la scorsa settimana sono potuto rientrare in un tribunale, per la precisione a Cassino ed è stato come una festa. In questi mesi ci ero andato solo una volta per una verifica irrimandabile e ad attendermi all’ingresso avevo trovato un vero e proprio check point militare: il tribunale inaccessibile agli avvocati… una sensazione sgradevolissima.»


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