“Forconi” e sindacati – Gianni da Massimo a Matteo – Un episodio per il Ministro Kyenge

Fatti e misfatti di dicembre 2013
Mario Relandini - 14 Dicembre 2013

“Forconi” e sindacati

“Quando i cosiddetti “forconi” hanno annunciato che avrebbero portato la loro protesta a Roma mercoledi prossimo, nelle sedi dei tre maggiori sindacati – evidentemente – sono saltati sulle sedie e, in quattro e quattr’otto, hanno organizzato, per questa mattina, un “sit in” in piazza Montecitorio con l’obiettivo di chiedere che parte delle risorse della lotta all’evasione fiscale, della “spending review” e di una eventuale tassa sulle transazioni finanziarie vengano utilizzate per ridurre le tasse sui redditi da lavoro e da pensione e per essere destinate alle imprese che investono”.

Per arrivare chiaramente in piazza, insomma, prima dei “forconi” e delle loro identiche richieste. Sul che, per carità, nulla da ironizzare o da criticare. Soltanto, però, una domanda: ma i sindacati, per decidersi a scendere in piazza, adesso hanno bisogno di sentirsi premere i forconi nel didietro?

Gianni da Massimo a Matteo

“Cuperlo – ha titolato più di un giornale – ha detto sì a Renzi”.

Ma nell’accettare la presidenza del Pd e non nell’accettare di convolarci a nozze. Così spera, perlomeno, quel burbero babbo D’Alema il quale avrebbe voluto tanto che il suo pupillo Gianni, con il Matteo, non andasse nemmeno a prendere il caffé al bar. Ma il Massimo – come si sa – è un uomo di mondo. Finirà per farsene una ragione. Per affogare la sua delusione, magari, nel suo rosso “Otricoli” d’annata. Perché anche il Massimo – come tutti i nobili decaduti – ha una pregiata vigna di molti ettari.

Un episodio per il Ministro Kyenge

“Quando era nervoso si sfogava a calci e pugni su di lei, quando lei aveva dato alla luce una creatura quella era stata una femmina, non il maschio che lui avrebbe voluto e giù altre botte, quando un giorno lei era uscita con la piccola senza il suo permesso l’aveva quasi massacrata e così ora – è giunta notizia da Cagliari – è stato condannato a tre anni di domiciliari”.

Adotta Abitare A

Ma che cosa vuol dire domiciliari? Nella stessa casa dove, fino ad oggi, ha martirizzato la povera moglie e, quindi, potrebbe continuare a farlo? Anche perché lui, un cittadino indiano di 36 anni, non ha affatto nascosto la sua barbara convinzione: “Io, a lei, faccio quello che voglio, ne ho tutti i diritti, me la sono comprata, è mia”. Il Ministro per l’Integrazione, Cecilia Kyenge, dovrebbe forse meditare sul fatto che, se è riuscita a far avere a questo trentaseienne indiano il permesso di soggiorno, non è però riuscita a fargli avere un’educazione civile. O basta accogliere e, poi, quello che succede succede?

 


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