Guerra alla guerra – La trave e la pagliuzza – La sensazione shock di Papa Francesco

Fatti e misfatti di marzo 2015
Mario Relandini - 13 Marzo 2015

Guerra alla guerra

“Guerra – ai microfoni, ieri, di “Mix 24 – su quel “Jobs act” che alla fine, ancora oggi, è apparso come l’unica vera riforma varata dal Governo”.

Ma – ecco – non guerra di Maurizio, segretario della Fiom, di cognome Landini. E, invece, di Andrea, consigliere del “premier” per la politica industriale, di cognome proprio Guerra. Il quale, sorprendentemente, se n’è uscito con alcune critiche non da poco. Come, ad esempio, la mancanza di “qualcosa di fondamentale quale la protezione dei lavoratori nel lungo periodo… La flessibilità ce la chiede il mondo, certo, ma sarebbe stato indispensabile che il Governo si fosse fatto carico, quantomeno, della qualificazione e riqualificazione dei licenziati”. E senza contare una “stoccata”, altrettanto non da poco, ancor più direttamente nei confronti del pur suo “Matteo della Leopolda”, il quale si è detto “gasatissimo dei progetti di Sergio Marhionne”, e lui ha tenuto a far sapere che “non è invece sua la linea sulle relazioni industriali” portata avanti dal tanto celebrato “maglioncino nero”. Critiche e “stoccate” con un fondamento? Potrebbe darsi. Ci sarebbe da chiedere ad Andrea di cognome Guerra, però, perché le abbia “sparate” soltanto adesso. Anche perché poi – come si sa – il “Jobs act” non è stata una creatura del Ministero del Lavoro, non è stato “turbato” dai sindacati, ma è stato ideato e messo a punto, tutto, nelle chiuse stanze di Palazzo Chigi. Dove accanto a Renzi, come suo consigliere privilegiato, era seduto proprio lui. Lui, Andrea di cognome Guerra. E da oggi, magari, di soprannome “neogufo”.

La trave e la pagliuzza

“L’assoluzione in Cassazione di Silvio Berlusconi – ha aggiunto la sua, dopo i severi rilievi già mossi dal quotidiano cattolico “Avvenire”, dalla Conferenza Episcopale italiana e dal suo presidente Angelo Bagnasco, il settimanale “Famiglia cristiana” – non ha cancellato i fatti con un colpo di spugna, ma ne ha semplicemente negato la portata penale… La responsabilità politica richiederebbe, a chi in pubblico si autoproclama difensore dei valori della famiglia, di tenere nel privato un comportamento adeguato alla narrazione pubblica”.

Papa Francesco

Papa Francesco

Principi – Berlusconi, sempre, o non Berlusconi – in tutto o in parte, magari, condivisibili. Ma c’è qualcosa che, in questi sermoni dal pulpito, stride clamorosamente. C’è, a stridere clamorosamente, che ben più numerosi e ben più gravi reati e peccati commessi nei seminari, negli oratori e nelle canoniche di Santa Romana Chiesa non solo non hanno avuto nemmeno un colpo di spugna – come reati – nei Tribunali laici penali, ma, da chi – a maggior ragione – si autoprocalama difensore dei laici e santi valori etici, troppo spesso non si è invece tenuto un comportamento adeguato alla così definita “narrazione pubblica”. Oltretutto, spesso, con la copertura dei suoi superiori. Disse in quel tempo – come si narra nel Vangelo di Luca – il Gesù di Nazareth: ” Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello “Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, mentre non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello”. Che cosa c’è allora? La parabola del Gesù di Nazareth non vale per certi “neo pseudo Vangeli anni Duemila”, per certe “porpore” e per certi pulpiti di Santa Romana Chiesa?

La sensazione shock di Papa Francesco

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“Papa Francesco – intervistato dalla tv messicana “Televisa” – ha espresso la sensazione che il suo sarà un Pontificato breve”.

C’è forse da capirlo perché, durante la stessa intervista televisiva, non solo ha annunciato un Giubileo straordinario che abbia al centro l’urgenza di una misericordia di tutti come quella di Dio, ma ha anche voluto definire la Curia romana come l’ultima “Corte d’Europa”. Con tutti i suoi veleni, insomma, anche se non nella minestra.


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