I contributi a spot non salvano le botteghe storiche

Intervista a Giulio Anticoli, Presidente dell’Associazione botteghe storiche di Roma

Hai presente la faccia che fa quell’amico venuto dall’America quando gli dici che il negozio in cui sta entrando ha più d’un secolo? Quella meraviglia che gli resta negli occhi, dalla Cappella Sistina alle scarpe su misura, dal Colosseo ai paralumi fatti a mano, da Castel Sant’Angelo al caffè dove sedevano artisti e sovrani, quello sguardo straniero lì ti riconcilia ogni volta con questa città faticosa, …che poi guai a chi te la tocca. Di quanto siano importanti le botteghe storiche abbiamo già scritto, ti abbiamo portato con noi A spasso per Roma. Ora la giunta regionale del Lazio ha approvato uno stanziamento di 2,4 milioni di euro per valorizzarle e verrà aperto uno sportello di valutazione dal 1°marzo al 31 luglio 2024. L’istruttoria si articolerà in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande e fino all’esaurimento delle risorse finanziarie disponibili. Va detto anche che lo stanziamento non è volto soltanto alla valorizzazione delle botteghe storiche ma dei mercati e delle fiere di valenza storica nonché delle attività storiche di commercio su aree pubbliche. In particolare, il contributo regionale per i Comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti, come Roma, sarà suddiviso così: 10.000 euro per mercato storico e fiera storica; 5.000 mila euro per bottega storica; 800 euro per attività di commercio su aree pubbliche con carattere di storicità.  Le risorse destinate ai Comuni dovranno essere impiegate per misure di agevolazione a favore di proprietari e gestori delle attività inseriti nell’elenco regionale, in breve i fondi serviranno per pagare l’affitto e le imposte.   

Abbiamo chiesto al Presidente dell’Associazione delle botteghe storiche di Roma, Giulio Anticoli, cosa pensa di questa iniziativa.  

Diciamo che l’intenzione è buona ma, secondo me, i contributi andrebbero dati in maniera diversa e a livello nazionale, perché poi un contributo a spot serve a poco e niente. Tra l’altro due milioni e quattro spalmati sulla regione Lazio… insomma è un bel gesto, è un segnale, non un aiuto vero. Tra l’altro è un bando che va a esaurimento in ordine cronologico quindi devi sbrigarti ad istruire la pratica, non so neanche se è poi semplice partecipare. Diciamo che si è voluto dare un’attenzione alle botteghe storiche, è apprezzabile ma dovrebbe essere l’inizio di un percorso che vada verso l’alto. Un contributo importante per aiutare le botteghe storiche dovrebbe essere, ad esempio, sull’aliquota IVA. I contributi dovrebbero essere   costanti e palpabili. Se io sono un patrimonio per la città, tu mi devi conservare anche mettendoci qualcosa di tuo, altrimenti io faccio lo stesso percorso degli altri, sparisco come gli altri e va bene lo stesso, ma è inutile parlare poi di attenzione verso le botteghe storiche. L’attenzione deve essere concreta, se io credo che tu sia una risorsa per la città allora io metto un contributo come se dovessi salvaguardare un bene museale, e quindi ti concedo degli sgravi fiscali, degli alleggerimenti e ti rendo la vita un po’ più facile.

La disposizione della Regione riguarda anche un contributo per l’aliquota IMU 

Si, questo è interessante per i proprietari delle mura. Molte botteghe del centro storico sono passate dall’avere immobili che erano di uso comune all’essere collocati in immobili di lusso, quindi pagano un IMU molto alto che spesso è insostenibile. Ma sono più aggravati quelli che pagano gli affitti, sono ancora più a rischio.

Si parla anche di aiuto per la locazione

Non capisco bene l’entità di questo aiuto, ci sono bar del centro che pagano più di cinquantamila euro di affitto. Non so in che modo può incidere questa disposizione.

Secondo un censimento concluso a novembre 2023, le botteghe storiche a Roma e provincia sono 293. Approssimativamente, quante botteghe storiche crede ci siano a Roma?

Io credo che ce ne siano da settecento a mille. E’ chiaro che molte non emergono e non emergeranno mai, tipo la mia, perché io non voglio vincoli. Siccome non danno vantaggi, non voglio neanche vincoli. A che pro devo far risultare il mio negozio nell’albo pretorio? Nel momento in cui ci saranno degli aiuti concreti e strutturali allora potrò pensare di far comparire la mia bottega nel censimento.  

In questi ultimi anni quali sono state le maggiori difficoltà, cosa mette a rischio la sopravvivenza delle botteghe storiche?

La prima criticità sta nel fatto che io non metterei più mio figlio a lavorare nel negozio. Non è più un’attività appetibile. Oggi le attività commerciali cercano di tirare avanti ma chi fa impresa deve avere una visione più ampia, con un PIL che a Roma è pari a zero questa visione non c’è. Mentre prima i nostri genitori cercavano di metterci dentro all’attività perché rendeva e dava un futuro, oggi desidero per mio figlio un lavoro che offra più sicurezza. A parte le attività di somministrazione o di ricezione che vanno ancora bene, la grossa crisi delle attività storiche è proprio la mancata continuità familiare. L’attività storica è abituata alle trasformazioni, si è sempre adattata, ha superato le guerre, è allenata alle difficoltà, ma oggi mancano le prospettive e quindi la continuità. 

Cosa chiederebbe alle Istituzioni?

Io chiederei una parità fiscale con il mondo del web che sta mettendo in ginocchio il nostro settore. Dovrebbe esserci un’equità fiscale fisiologica, non dovrebbe neanche essere richiesta. E poi una regolamentazione del commercio, perché la grande distribuzione non può fare come vuole in ogni momento mentre noi dobbiamo stare ai canoni delle svendite e delle promozioni. Ci vuole una regolamentazione più rigida, come una volta, quando le regole di mercato erano chiare e uguali per tutti. Questo a meno che non riteniamo sia giusto il mercato libero ma a quel punto non stabiliamo più neanche una data di inizio dei saldi, ognuno fa come vuole e poi chi sopravvive-sopravvive, chi muore-muore.  E’ inutile mettere finte regole perché poi le regole ci sono solo per noi mentre gli altri non sono soggetti a controlli.   

C’è altro che vorrebbe dire?

Si, vorrei dire che ci vorrebbe un’interazione più diretta tra chi legifera e chi dovrebbe promulgare quanto legiferato. Io ho saputo di questa iniziativa da questo giornale, forse è una mia disattenzione ma noi non veniamo avvisati quando i fondi vengono stanziati o quando escono i bandi. Ci vorrebbe un canale più diretto di collaborazione. Veniamo consultati quando la legge deve essere fatta e sarebbe carino che venissimo poi informati quando va in porto. 

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