I panettoni di Enrico Letta – “Rosso sangue” e “rosso fontana” – Il vantaggio di rubare poco

Fatti e misfatti di dicembre 2013
Mario Relandini - 17 Dicembre 2013

I panettoni di Enrico Letta

“Nonostante molti fuori di qui non ci credessero – il “premier” Enrico Letta ha festeggiato con i dipendenti di Palazzo Chigi – abbiamo mangiato il panettone e, se continueremo a lavorare bene, continueremo a mangiarlo anche il prossimo anno”.

Caro Babbo Enrico Natale. Quanto a quest’anno, buone feste e buon panettone anticipati, non si sa mai. Quanto al prossimo anno, nobile ed apprezzabile il proponimento di continuare a lavorare bene, ma il fatto è che dovrebbero lavorare bene tutti anche fuori di Palazzo Chigi. Addio, altrimenti, panettone 2014.

“Rosso sangue” e “rosso fontana”

“Per protestare contro il dissanguamento della scuola pubblica – a Milano – seicento giovani della “Rete studenti” e dei “Centri sociali” hanno gettato vernice rossa nelle acque della fontana del Castello Sforza”.

Hanno voluto cretinamente scimmiottare l’acqua trasformata in vino alle nozze di Cana? Peggio. Perché, mentre l’acqua non si è naturalmente trasformata in sangue per rinvigorire la scuola pubblica, hanno causato alle casse del Comune, per riparare il loro gesto puramente teppistico, un ulteriore dissanguamento di otto milioni. Zero in profitto, dunque, e zero in condotta. Con l’augurio che qualcuno, prima possibile, insegni loro come protestare in modo civile.

Il vantaggio di rubare poco

“Dai 92 indagati per peculato un anno fa – alla Regione Lombardia – solo per 59 la Procura chiederà il rinvio a giudizio”.

Perché gli altri 33, al termine della fase istruttoria, sono risultati “puliti”? Ebbene no. Perché – come è possibile leggere nell’atto firmato dal procuratore aggiunto Alfredo Robeldo con i sostituti procuratori Paolo Filippini e Antonio D’Alessio – “si è ritenuta l’insussistenza del reato di peculato ogniqualvolta le tipologie di spese, singolarmente o nel loro complesso… impegnassero, negli anni, somme di denaro relativamente modeste”. Come dire, insomma, che i 33 sono scampati al rinvio a giudizio perchè via, alla fine, hanno rubato soltanto poco. Si sono insomma appropriati di denaro pubblico per uso personale, sì, ma – che diavolo – soltanto in “modica quantità”. Appena – abbiate pazienza – soltanto qualche migliaia di euro ciascuno. Come – ad esempio – il terzo alle “primarie” pd Pippo Civati e il “renziano” Alessandro Alfieri, ma anche la “leghista” Rosy Mauro, l’ex assessore pdl Raffaele Cattaneo e l’attuale sindaco pdl di Busto Arsizio, Gianluigi Ferioli. E poi dice che le decisioni dei magistrati non vanno commentate. Ma, forse, meglio. Perché, se fossero commentate, chissà che cosa ne uscirebbe fuori.

 


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