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I residenti di Villa de Sanctis non hanno più pazienza. Basta col degrado

Come diceva Totò con una esilarante battuta a senso invertito: “Ogni limite ha la sua pazienza”.

E di pazienza, i residenti del quartiere Villa de Sanctis del Municipio V di Roma, ne hanno avuta fin troppa: senza andare a ritroso nei tempi, cinque anni della amministrazione Raggi e un anno circa di quella Gualtieri.

Si sentono esuli in patria, naufraghi che sognano una terra ferma, “cornuti e mazziati” a casa propria.

Tra slalom per evitare l’immondizia, persino vicino alle scuole, tra buche e sterpaglie evitando danni fisici, sostando in giardinetti che hanno solo la funzione di contenere carne umana, per una popolazione che sta invecchiando, tra panchine rotte o inesistenti, muovendosi come fantasmi in una sedicente piazza (S. Gerardo Maiella) che sembra il luogo assolato e polveroso della Fortezza descritto ne “Il deserto dei tartari”, o eterne anime in pena che aspettano il loro Godot, che non arriva mai, i residenti del quartiere non hanno più la forza di indignarsi, non hanno più lacrime da versare: traditi dalle istituzioni, dalla Politica, dal buon senso della civiltà.

Hanno raccolto firme consegnate al Municipio, hanno esposto alcune proposte, intanto, per avviare, almeno sperimentalmente, in un quartiere che pure si presterebbe, la raccolta dei rifiuti casa per casa, eliminando i cassonetti, ormai diventati un luogo attrattivo di mini discariche legalizzate e tollerate. Che altro dovrebbero fare per evitare, come è accaduto, che incendiassero immondizia dai cassonetti strapieni?

Nell’attesa che si realizzi il termovalorizzatore (4-5 anni) come sopravvivere al degrado e alla sporcizia?

Ad ogni elezione si conta l’altissimo dato degli astenuti (a Roma siamo ormai sotto al 50%); si registrano anche le solite promesse da marinai dei partiti per fermare l’emorragia della sfiducia e della protesta.

Chiacchiere, prevale l’autopoiesi fine a se stessa del potere: dopo la festa, riprodurre se stesso per “gabbare lo santo” popolo.

Adesso basta. È ora di autoconvocare una assemblea, chiamando i giornalisti delle testate romane per riconquistare il diritto ai servizi, alla pulizia, al vivere civile, alla decenza.

Serenella

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