I rostri fanno civiltà

GiProietti - 8 Giugno 2021
Discutevo con un collega di inquinamento e sistemi energetici, passeggiando domenica scorsa per largo di Torre Argentina a Roma. Mi sono appoggiato alla ringhiera in ferro del Foro sottostante e ho chiesto al mio amico di sospendere il discorso tecnico in corso, perché stavo per entrare in un altro settore del mio cervello, quello dell’arte e della storia umana.
Davanti a me osservavo il luogo dove sarebbe stato pugnalato Giulio Cesare (quei giorni il Senato ospitava lavori di ristrutturazione straordinaria, e perciò per impraticabilità le massime autorità di Roma andavano a piedi per piazza Venezia- dove qualcuno avvisò G .Cesare del rischio che stava per correre-, via delle Botteghe Oscure, fino a largo di Torre Argentina, per riunirsi).
Ma guardavo anche i gatti, che lì a decine dormivano al sole sotto le strutture del Tempio fatto erigere da Lutatio Catulo per la ninfa Giuturna, dopo la vittoria nella battaglia delle Isole (Egadi).
Il mio amico voleva conoscere il motivo del mio improvviso ed evidente interesse, straordinario, verso questo Tempio e soprattutto verso le vicende intorno a questo evento decisivo , che ricordavo così bene.
Lutatio Catulo era stato eletto console nel 242 a.C., durante la prima guerra punica, e fu nominato comandante della flotta navale romana, 300 navi quinqueremi bene armate e con equipaggi molto addestrati e motivati: lui sapeva che con Cartagine, nemica acerrima, occorreva competere sul mare, per i commerci e la prosperità di Roma.
Da un ritrovamento casuale in mare siciliano, si era scoperto in quel periodo un relitto di uno dei famosi rostri punici, cioè le strutture metalliche appuntite che permettevano alle prue delle micidiali navi di Cartagine di speronare ed affondare le flotte nemiche.
Il console romano, nel marzo del 241, portò la sua flotta a Marettimo, Isole Egadi, con l’intenzione di conquistare Trapani punica e le isole davanti a questo porto strategico.
Annone, capo della flotta nemica, era a Favignana, con circa 200 navi da guerra e 70 cargo pieni di viveri ed approvvigionamenti per le truppe cartaginesi, di mare agli ordini di Annone, e di terra agli ordini di Amilcare di stanza sotto Erice.
Lutatio, giocando tutto per tutto (anche perché Roma aveva le casse erariali vuote e non poteva sostenere ancora, neppure per un mese, la guerra con Cartagine che durava da venti anni), fece scaricare le 300 navi romane dei pesi superflui, rivolgendole repentinamente verso il fitto schieramento punico. Annone non poteva rispondere con una manovra delle pesanti imbarcazioni piene di derrate e non fece in tempo a fare virare le sue prue rostrate verso la flotta romana, che velocemente sperimentò i propri rostri, affondando 50 navi cartaginesi e catturandone 30 con gli interi equipaggi (10000 prigionieri)
Annone e le navi superstiti scapparono e Cartagine chiese l’armistizio, impegnandosi a lasciare definitivamente la Sicilia, ma di fatto l’intero Mare Nostrum e il Mare Mediterraneo a Roma.
Ecco perché la Prima Guerra Punica si concluse con una decisiva Battaglia, rimasta negli Annali e nella mente di qualche settantenne appassionato.
Il suo esito sicuramente cambiò la storia delle Civiltà antiche.
È vero che le minacce di Cartagine a Roma si conclusero qualche anno successivo (146 a.C.), dopo che Annibale cercò invano di attaccare Roma “ad portas”, rimanendo sconfitto a Zama da Scipione l’Africano (II Guerra Punica) e dopo che Scipione l’Emiliano distrusse e rase al suolo Cartagine (146 a.C., III G.Pun.).
Ma sicuramente le Egadi rappresentarono per Roma la presa di coscienza della sua forza politica, civile, organizzativa, capace di portare tutto il Mediterraneo sotto la sua Civiltà nuova.
I Punici appartenevano ad un mondo diverso, vecchio, poco adatto ai nuovi tempi, ancora infarcito di atti religiosi magici ed obsoleti, di superata origine fenicia, quindi incapace di gestire i nuovi sistemi politici e di portare ad altri popoli prospettive concrete di evoluzione e progresso: lo stantio sistema fenicio non poteva competere con quello strutturato, potente, moderno nato in Grecia e da Roma rinvigorito, innestandovi sopra la civiltà etrusca.
Roma dal 10 marzo 241 a.C., battaglia delle Isole, era pronta per fare la Storia Universale.
Lutatio lo aveva capito e, tornando a casa, fece erigere il Tempio al Foro di Torre Argentina, dedicato a Iuturna, la protettrice di tutte le acque dolci, quelle della vita. E madre di Fons, fonte di ogni civiltà.
Concludo con una curiosità.
Quando nei primi anni 2000 grandi archeologi siciliani, con la collaborazione dei sommozzatori dei Carabinieri e ricercatori americani, trovarono reperti incrostati dei rostri punici e romani (dopo 2250 anni!) alle isole Egadi, riuscirono a leggere e decifrare anche le scritte su di essi riportate.
Su quelli punici era riportato: “Che il Dio Baal ci aiuti a sconfiggere i nostri nemici…”
Su quelli romani la firma era molto diversa: “Costruito dal grande progettista Anco Semplicio, per la nave …della Repubblica”
Decisamente due mentalità opposte!
Due Civiltà che si passavano il testimone.
PS A Favignana c’è un bellissimo Museo dei Rostri, da visitare.
Il mio amico ci va la prossima estate.

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