Il Capo dello Stato e la Procura di Palermo – Quel progetto di quattro amici al bar – Staffan delle mosse e delle contromosse

Fatti e misfatti di novembre 2013
Mario Relandini - 29 Novembre 2013

Il Capo dello Stato e la Procura di Palermo

“Che cosa ci vediamo a fare – aveva scritto il Capo dello Stato, seppure in termini diplomatici ed ossequiosi, alla Corte d’assise di Palermo la quale sta procedendo sulla questione della presunta trattativa Stato-mafia – che cosa ci vediamo a fare, se io non ho veramente alcunché di utile da dirvi?”

Presa d’atto e fine? Nemmeno per sogno. La Procura e altre parti processuali non si sono volute accontentare di far entrare quella lettera nel dibattimento, ma hanno insistito nel chiedere di sentire personalmente il Capo dello Stato. C’è da rimanere sgomenti dinanzi a questa pervicace richiesta. Sia che la Procura abbia validi motivi per sostenerla sia che, al contrario, non ne abbia nemmeno mezzo.

Quel progetto di quattro amici al bar

“Il gruppo parlamentare che riunirà i deputati e i senatori usciti dalla montiana “Scelta civica” – ha fatto sapere il suo ideologo Lorenzo Dallai – si chiamerà “Progetto per l’Italia””.

Piacerebbe che “Progetto per l’Italia” non si limitasse soltanto a distinguere l’ennesimo movimentuccio politico, ma fosse anche un serio e concreto piano per risollevare davvero il Paese. Anche se, poi, sarebbero sufficienti “quattro amici al bar” per tradurlo in fatti concreti?

Staffan delle mosse e delle contromosse

“Alla notizia – arrivata da Nuova Delhi – secondo la quale l’ “Antiterrorismo” indiano ha proposto la pena di morte per i nostri due “marò” Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, l’inviato speciale del Governo italiano, Staffan De Mistura, ha testualmente replicato: “Abbiamo pronte le nostre mosse e contromosse”.

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Stringere i tempi per l’acquisto dei caccia “F35” e per l’annunciata costruzione di nuove navi da guerra per andare a salvare, in India, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone? Se quella dei due “marò” – detenuti, intanto, già da ventuno mesi – non fosse una reale tragedia e se quella della diplomazia italiana – fin dall’inizio della vicenda – non fosse la rappresentazione di una goffa incapacità, ci sarebbe soltanto da ridere. E però, appunto, nulla da ridere. Ma tanto da sperare, unicamente, che almeno si svegli, dal suo inconsueto letargo, quella signora Emma Bonino la quale, oggi, ha l’incarico di Ministro degli Esteri. E la quale sarebbe bene prendesse in mano lei, autorevolmente, la sempre più assurda e preoccupante vicenda.


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