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Il ciclo mestruale

Siamo una delle terre più festivaliere del globo. Se c’è da inventarsi un festival o una sagra paesana, sono pochi ad avere la nostra fantasia. Direi che ormai è difficile che ci sorprenda una nuova iniziativa.

Oggi tuttavia la notizia del nuovo Festival del ciclo mestruale, devo essere sincero, un po’ mi ha colto di sorpresa, anche se – un po’ colpevole – devo confessare che in una festa di carnevale a soggetto, una quarantina di anni fa, sotto il titolo di “Miseria e Nobiltà”, mi presentai con abito scuro, tuba e guanti bianchi, spingendo una bici con cestino sul manubrio ricolmo di assorbenti e tamponi, rappresentando il ciclo mestruale, ossia la bicicletta del marchese. Ma era carnevale, là dove ogni scherzo vale.

Per carità, andando a leggere le motivazioni incluse nel festival in oggetto, in programma a Milano dal prossimo 17 al 19 giugno, niente da obiettare. Tutte legittime e condivisibili.

Venire a conoscenza che i presidi mestruali fino a un anno fa erano gravati da un’iva del 22% (come per i beni di lusso!) e che ancora oggi non sono considerati “di prima necessità” è vergognoso. E che le patologie legate al ciclo, come l’endometriosi, fanno fatica ad essere diagnosticate e curate correttamente è più che legittimo siano oggetto di discussione per una corretta informazione a uomini. donne e giovani di ambo i sessi. Infine che l’organizzazione del corso di formazione punti a raccogliere donazioni per una giusta e corretta informazione dei destinatari, ai quali si rivolge l’aggiornamento, è altrettanto giustificato e comprensibile.

L’iniziativa mira perciò a rappresentare il momento per un dialogo tra le diverse figure che si occupano di divulgazione e formazione all’interno delle problematiche connesse alla mestruazione.

Il programma dichiara, come riportato da Sky tg24, di voler essere “l’evento ove ci si può informare, confrontare e – perché no – divertire! Lo faremo – anticipano gli ideatori – attraverso una serie di talk, workshop, spettacoli, concerti, stand-up comedy, live e dj set. E parleremo di endometriosi, disturbo disforico premestruale, Tampon Tax, menarca, transfobia, salute e igiene mestruale, impatto ambientale, discriminazione di genere e conflitti (sia quelli privati con il nostro corpo, che quelli al di fuori di noi)”.

Leggendo questa panoramica di intenti mi sembra che il tema di fondo riguardante il ciclo mestruale finisca nascosto dietro un paravento festivaliero, a rischio di diventare l’occasione per evadere dal problema di fondo sconfinando in una specie di discoteca, finalizzata a enunciare le tematiche, senza approfondirne seriamente i contenuti, per giungere alle soluzioni auspicate.

Lungi da me essere un maschilista e chi mi conosce sa quanto in generale apprezzi la donna e il suo modo di congetturare, in molte occasioni complementare, se non addirittura migliore, di quanto riesca a concretizzare quello del genere maschile. Ed è per questo che non vorrei che il “Festival” finisse per diventare la solita occasione di contrapposizione donna-uomo, per non arrivare – mi auguro – agli estremi di quanto avviene con la degenerazione osservabile nei Gay Pride di tutto il mondo. Intesi anche quelli come un Festival della libera Diversità, non vorrei che tendessero, alla fine, a far sì che i diversi debbano sentirsi gli altri.

Forse il mio è soltanto un timore infondato, anche se personalmente avrei evitato di usare la parola festival per presentare problematiche inerenti al ciclo mestruale, al fine di conferir loro una veste più adeguata ai contenuti riguardanti le patologie che l’organo riproduttivo della donna molte volte nasconde, coinvolgendovi entrambi i sessi.    

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