Il fabbisogno abitativo a Roma

Quante case di edilizia residenziale pubblica occorrono?

“Il fabbisogno abitativo” è un tema che probabilmente a Roma è andato “fuori moda” perché nei decenni passati rappresentava l’approfondimento previsionale, per poi concretizzarsi, sul fronte della domanda e dell’offerta dell’edilizia residenziale pubblica (ERP). Oggi fra le tante emergenze di vivibilità urbana della capitale, come il traffico, i trasporti, l’ambiente, i rifiuti e la sicurezza, la questione casa che rappresenta per moltissimi cittadini motivo di precarietà e di incertezza, sembra che non si voglia affrontare come una emergenza sociale, ma è una condizione reale che accentua le disuguaglianze esistenti fra le famiglie più in difficoltà della nostra società e investe non solo i precari economici ma anche fasce di ceto medio.

La “questione casa” ignorata

Nel dibattito politico e istituzionale la “questione casa” sembra troppo spesso essere un  “convitato di pietra”, dove più di qualche volta si gira la testa dall’altra parte quando si deve dare una risposta positiva a chi chiede “un diritto sociale” dopo anni di attesa.

Per essere concreti e positivi come si può quantificare per la Città Eterna il livello essenziale di fabbisogno abitativo? La situazione odierna, che si trascina da diversi anni, diventando progressivamente sempre più preoccupante, è stata richiamata con responsabilità negli ultimi sei mesi, tra gli altri da Associazioni e Sindacati, in eventi pubblici e conferenze stampa. Questi eventi, per comprendere come le preoccupazioni e soprattutto la precarietà che si vengono a determinare in assenza di risposte sociali sulla politica dell’abitare.

In un seminario di studi “Giustizia e promozione umana per una città inclusiva” promosso dalla Caritas di Roma, (22 giugno 2023) con la partecipazione della Caritas Ambrosiana, si è dibattuto del disagio nelle grandi stazioni di Roma Termini e di Milano Centrale, ove le persone non sanno dove andare e cercano riparo non solo di notte ma anche di giorno. Si tratta di coloro che vengono chiamati sbandati o invisibili, sono molte centinaia di persone che vivono in questo stato. Vengono chiamati comunemente i senza fissa dimora, presenti ai margini della società, facendo parte della “città del disagio”, che si estende ad ampi territori della periferia romana, tanto diffusa quanto sconosciuta ai più, così come è richiamato nel libro “Le sette Rome” nell’ultimo capitolo.  

In una conferenza stampa i Sindacati dell’Inquilinato: Sunia, Sicet, Uniat e Unione Inquilini di Roma (13 luglio 2023) hanno evidenziato l‘esigenza di nuovo stock abitativo e il rapporto con le dismissioni del patrimonio pubblico che si riduce con le vendite. E’ stato ribadito più volte che nella politica dell’abitazione pubblica “occorre fare il punto ed invertire la rotta”. Un forte richiamo per realizzare un confronto e una riflessione fra tutti gli attori coinvolti, dalle Istituzioni: Amministrazione Capitolina, Regione Lazio, Ministero delle Infrastrutture, oltre alle Associazioni Imprenditoriali, Cooperazione e Sindacati. La forte domanda di alloggi ERP è per la Capitale tanto più significativa, per i grandi eventi che si terranno, perché dare risposte a un “diritto sociale” come la casa significa sviluppo e riqualificazione urbana, e contestualmente evitare conflitti sociali, eliminando così tensioni nel tessuto urbano.

Nella tradizionale conferenza stampa prenatalizia della Comunità di Sant’Egidio (6 dicembre 2023) oltre alla presentazione della “Guida di indirizzi utili destinata a chi vive in strada” e alle iniziative per i poveri, è stata illustrata una proposta, motivata e sostenuta con adeguate   argomentazioni, che definisce la “casa è la vera priorità” per Roma. Viene richiamata l’emergenza abitativa e vengono indicate alcune soluzioni come utilizzo dei fondi del PNRR ( Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e quelli destinati per il prossimo Giubileo, sostegno alle locazioni, sinergia fra enti locali e proprietari per favorire la disponibilità abitativa. Una proposta che dimostra la conoscenza reale di una problematica che si manifesta in modo particolare nei grandi centri urbani, troppo spesso sottovalutata dalle Istituzioni.

Determinare il fabbisogno abitativo e le conseguenti risposte

Questa situazione abitativa complessa e difficile, da risolvere in tempi brevi, deve diventare centrale nelle scelte politiche, perché sottovalutarla significa ignorare i richiami di associazioni e sindacati, che quotidianamente ascoltano le tante e tante persone che si rivolgono alle loro strutture presenti nel territorio romano, e da qui l’esigenza non più rinviabile di determinare il fabbisogno abitativo e le conseguenti risposte.

Alcuni numeri per conoscere la domanda di edilizia residenziale pubblica: l’elenco per l’assegnazione di alloggi, certificata dal Comune di Roma con una “determinazione dirigenziale” del 13 dicembre 2023, per la graduatoria dei bandi 2012/2022, gli ammessi sono 16.631, potenziali assegnatari che hanno i titoli. La graduatoria degli esclusi include coloro che non hanno titolo, molte esclusioni sono state determinate da errori che si possono definire di “superficialità”, perché prive di firma nella domanda o di documento di riconoscimento o inviate con posta non raccomandata, ma rappresentano certamente famiglie che chiedono un alloggio.

Una valutazione ragionata deve essere quella riguardante le occupazioni di stabili in disuso, che nella Città Eterna, sono più di 90 e di oltre 10 mila alloggi (fra Ater e Comune di Roma) che ormai possono essere definite storiche per il tempo che è passato. Questa problematica definita la “ mappa dell’illegalità” o la “ pianta visibile della disperazione”, esaminata anche nei diversi livelli istituzionali, anche per motivi di sicurezza e di ordine pubblico, trova le sue radici fondamentalmente nella mancata risposta di politica sociale per la casa. Altro aspetto non secondario, sono le famiglie che vengono ospitate tramite i “residence” dell’Amministrazione Capitolina, cioè l’assistenza abitativa temporanea, allo stato attuale sono circa 800 i nuclei famigliari, e rappresentano un costo significativo per il Comune di Roma. Infine devono essere considerati quelli che sono definiti i clochard (senza fissa dimora, barboni, mendicanti, vagabondi), presenti in un numero sempre più crescente in tante parti nel territorio, (trovando dimora con tende di fortuna, cartoni e coperte) che si possono quantificare per difetto in oltre duemila persone.  

Di fronte a queste esigenze abitative quali sono state le risposte? Secondo i dati del Campidoglio, nell’ultimo anno (2021) della Giunta Raggi, sono state assegnati 70 alloggi, nello scorso anno della Giunta Gualtieri sono stati assegnati 407 alloggi. Un numero significativo rispetto alla precedente consiliatura, ma inadeguato rispetto a una situazione considerata ormai di emergenza permanente. 

Ecco perché è urgente costruire, con una trattativa o con un confronto, fra le parti interessate e rappresentative, il fabbisogno abitativo, così come si è realizzato in passato. 

Al Comune di Roma spetta il primo passo

Spetta al Comune di Roma fare il primo passo. 

Tra le risposte possibili si potrà chiedere l’applicazione al Governo della Legge 133/2008, l’art. 11, il Piano Casa, che ha come obiettivo prioritario di garantire “il rispetto dei livelli minimi essenziali di fabbisogno abitativo sul territorio nazionale, prevedere la costruzione di nuove abitazioni e il recupero del patrimonio esistente, da destinare prioritariamente alle categorie sociali svantaggiate, quali nuclei famigliari, immigrati regolari e giovani coppie a basso reddito, anziani in condizioni sociali o economiche svantaggiate, studenti fuori sede.”

Fare il bene di Roma significa fare delle scelte difficili e coraggiose, il problema casa per la Capitale è fondamentale per il presente e per il futuro. Continuare a sottovalutarlo non aiuta la Città Eterna dal punto di vista della vivibilità, a essere una grande città europea. Il superamento delle disuguaglianze passa anche attraverso una nuova politica di edilizia residenziale pubblica, come nelle Capitali della Comunità Europea.

Un commento su “Il fabbisogno abitativo a Roma

  1. Un testo interessante, con valutazioni oggettive, senza forzature politiche. Si può partire da qui per iniziare il percorso realizzativo: prima la valutazione del fabbisogno, poi il reperimento delle risorse e infine la loro assegnazione. Non ci vengano a dire che non dispongono della calcolatrice!

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