Il Ministro Cancellieri e il Pd – Il tentativo di “scacco al re” – Assenze

Fatti e misfatti di novembre 2013
Mario Relandini - 24 Novembre 2013

Il Ministro Cancellieri e il Pd

“Non consento – continua a ripetere il Ministro Cancellieri – che sia messa in dubbio la mia correttezza per motivi interni al Pd”.

Lei non consente, d’accordo. Peccato che per motivi interni, però, al Pd se ne infischi sempre più.

Il tentativo di “scacco al re”

Abbiamo presentato una mozione di sfiducia nei confronti del Ministro Cancellieri – ha fatto sapere il “Movimento 5 stelle” – anche al Senato”.

Evidente tentativo di “scacco al re”. Quel re “uno e bino” il quale ha nome Giorgio Napolitano ed Enrico Letta, tutto invece “arroccato” in difesa del Ministro Cancellieri e, cioè, del Governo. Ma riuscirà la “mossa” ai “5 stelle”? Difficile, obiettivamente, dare una risposta. Perché i numeri governativi, al Senato, sono quasi risicati, ma perché, soprattutto, è ancora tutto da vedere se la segreteria del Pd, a questo punto, vorrà ripetere l’imposizione del “resti Anna Maria” oppure, se anche volesse ripeterla, quanti starebbero lì ad osservarla. La scacchiera dell’italica politica si sta facendo, di ora in ora, sempre più calda. Anche perché il “Movimento 5 stelle” vorrebbe che la sfiducia al Ministro Cancellieri venisse votata giovedì 28, il giorno dopo, cioè, quel mercoledì 27 che dovrebbe sancire, a meno di qualche miracolo laico, la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. Una “quarantott’ore” che potrebbe rivelarsi, insomma, un doppio “tsunami” per Quirinale e Palazzo Chigi. Ma, soprattutto, una pesante incognita per il futuro del Paese. Che sarebbe ancora una volta vittima, più che di una situazione economica difficile, di una situazione politica sempre più irresponsabile. Ma conviene a qualcuno, davvero, che “muoia Sansone con tutti i filistei”?

 Assenze

“Lo Stato – stanno gridando i sindaci dei paesi sardi colpiti dalle grandi piogge di questi giorni – no, lo Stato non c’è”.

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Potrebbe essere vero in tutto o in parte. Ma ai sindaci – o, perlomeno, alla gran parte di loro – una domanda seria e legittima: dov’erano loro, invece, quando i rispettivi propri territori sono stati violentati dai permessi comunali di costruire selvaggiamente, anche negli alvei dei fiumi e dei torrenti, dagli assensi al disboscamento di intere colline, dalla mancata messa in sicurezza di tutte le infrastrutture di competenza? Ecco, dov’erano invece loro? Com’è difficile, in questo Paese, assumersi onestamente le proprie responsabilità e com’è facile, invece, buttarle sempre sulle spalle degli altri.


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