Il presepe della Scuola di Musica Anton Rubinstein

In via Ernesto Rossi 16 a Colli Aniene
Federico Carabetta - 29 Dicembre 2022

Le celebrazioni del santo Natale sono ancora in corso e noi, ancora alla ricerca di presepi a Colli Aniene, ne abbiamo scoperto un altro nella sede della Scuola di Musica Anton Rubinstein a Via Ernesto Rossi 16. È un piccolo presepe del quale però ci siamo subito proposti di parlare solo il 28 gennaio. Si tratta ci dice Sara Matteo la direttrice artistica della scuola, di un piccolo capolavoro in miniatura, un unicum a cui l’artista Luigi Recchia ha dato il titolo di “Ricordo di Collelungo”.

Collelungo è una località dei boschi di Cardito frazione di Vallerotonda (FR) presso il massiccio delle Mainarde.

Il nome di Collelungo è legato a una strage accaduta 78 anni fa, nel 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale che con la sua atrocità deve aver lasciato nella mente sensibile tipica dell’artista una ferita profonda ed incancellabile per la sua crudeltà spietata. Una crudeltà inferta non solo contro 42 individui inermi di cui 15 bambini alcuni di pochi mesi che avevano scelto il posto sbagliato per rifugiarsi. Particolare ferocia fu consumata su una madre che innalzava la sua bambina chiedendo pietà. Si chiamava Angelina Di Mascio e implorò per la vita dei suoi due figli Armando di non ancora 5 anni e Addolorata di un solo mese. Non vi fu pietà. Venne sparata a bruciapelo con la sua bambina. Santi innocenti martiri.

Contemplando la  sacra rappresentazione, abbiamo fortemente percepito come se Luigi Recchia, nel  rievocare gli accadimenti di quel triste 28 gennaio, un giorno in cui la chiesa commemora i santi innocenti martiri, nella sua originale ideazione e nei profondi contenuti sottesi, ostentando le case diroccate, abbattute dalle bombe, avesse voluto incarnare nella Madre di Gesù, la madre dolorosa di Collelungo mentre cessa di chiedere pietà ma offre la sua piccola Addolorata come vittima sacrificale alla ferocia; una ferocia profusa dai regimi dittatoriali di ieri come anche di oggi e di ogni latitudine. Nel presepe di Luigi Recchia infatti la Madonna non è con le mani giunte in adorazione del suo bimbo nella mangiatoia. No, lei è raffigurata con il bimbo tra le mani, come ad offrirlo al mondo ma anche ad imitazione di quella madre che chiede pietà. Intuizione formidabile.

C’è dell’altro. I licheni, il muschio, la terra, gli alberelli, del presepe sono tutti elementi raccolti qualche anno fa da Luigi sul luogo dell’eccidio. Con un colore rosso sangue dei tetti, degli alberelli, del muschio che sembra cozzare con la serenità della scena della nascita ambientata tra l’altro tra case spaccate dalle bombe ma di preziosa fattura, curate all’interno e all’esterno. Poesia e tragedia. Come il mondo di oggi in Ucraina, in Iran, in Siria, in Afghanistan, in Etiopia, in Yemen in Myammar.

Il presepe si può visitare presso la Scuola di Musica Anton Rubinstein in Via Ernesto Rossi a Colli Aniene ancora per una settimana dopo l’epifania.

 

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  1. Grazie al talento artistico e alla genuina religiosità dell’Autore, il Presepe, rievocando un’atroce vicenda del passato, esprime una ferma condanna per tutte le guerre che ancora oggi continuano purtroppo ad affliggere l’umanità. Bravo Luigi!!

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