

A Pietralata andranno Istat e il campus della Sapienza. Forfait di altri enti
Qualcosa lentamente si muove. La settimana scorsa la giunta comunale ha assegnato in via definitiva le aree dell’ex Sdo di Pietralata all’Istat e all’Università “La Sapienza”.
La delibera,in effetti annunciata per marzo, è prodromica ai bandi internazionali di gara, che ora gli enti potranno far partire per la realizzazione di opere e strutture.
Per quanto riguarda l’Istat si tratta della realizzazione, con fondi propri, di una nuova sede, per il trasferimento degli attuali uffici di via Cesare Balbo e dei vari magazzini sparsi per la città.
Per “La Sapienza”, invece, dell’edificazione, con il contributo dell’Inail, di un campus che avrà al suo interno 2.400 alloggi per gli studenti (a un prezzo di affitto calmierato intorno ai 350 euro mensili), due piscine (coperta e scoperta), campi da tennis, calcio, calciotto, rugby e una palestra. Il campus avrà un dimensionamento di 6000 mq, costerà 200 milioni di euro e sarà uno dei tre di cui Roma si doterà, insieme a quello di Acilia per l’Ateneo “Roma Tre, e Tor Vergata per l’omonima università (“ Tre campus universitari. Partono progetto e ricerca fondi”).
Se qualcuno finalmente può cominciare a lavorare per la sua nuova casa, qualcun altro invece dallo Sdo se ne va.
E’ il caso del Ministero dell’Ambiente e degli enti di ricerca vigilati, Apat e Icram, che hanno preferito l’area della Romanina.
L’unico Ministero che ad oggi sembra ancora destinato ad ubicarsi a Pietralata è dunque il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. E’ quanto apprendiamo da il “Foglietto”, giornale dell’ “Usi Rdb Ricerca” (Sindacato di Base dei Lavoratori della Ricerca), che parla nel numero del 21 marzo di “un inopinato forfait” e aggiunge:
“Il Foglietto è in grado di documentare che il Ministro dell’Ambiente Matteoli ha comunicato al Sindaco di Roma di voler localizzare nuove strutture del suo dicastero, comprendenti anche gli enti di ricerca vigilati, Apat e Icram, nella centralità della Romanina, rinunciando di fatto all’area di circa 16mila metri quadrati di cui al Protocollo d’intesa del 14 aprile del 2000, che avrebbe consentito la realizzazione di un manufatto di circa 60mila metri quadrati utilizzabili. L’operazione sembra suscitare forti perplessità laddove si consideri che l’acquisto della nuova area individuata dal Ministero dovrebbe avvenire a prezzo di mercato, vale a dire, circa quattro volte maggiore di quello sostenuto per lo Sdo di Pietralata, oggetto di esproprio da parte del Comune. Se a ciò si aggiunge che trattasi di zona urbanistica praticamente priva di infratrutture, metropolitana in testa, sorge spontaneo da parte di Usi/RdB l’interrogativo: “Cui prodest l’abbandono dello Sdo?Forse, a qualche palazzinaro?”.
Il termine “Sdo” ormai è dunque un retaggio storico. Il Sistema Direzionale Orientale, come pensato negli anni ’60 e come rivisto negli anni ’90, doveva essere uno strumento per portare i Ministeri a Pietralata, per decongestionare il centro, per rendere “direzionali” anche le periferie. Così non è stato, perché i soldi destinati al decentramento dei ministeri li doveva fornire il Governo Berlusconi, come stabilito il 10 settembre 2003 con il “Protocollo d’intesa per il Sistema direzionale orientale”, sottoscritto anche dal Ministro per le Infrastrutture Pietro Lunardi. Ma di quei soldi neanche l’ombra. Ecco allora l’idea del campus universitario. Ecco perché oggi va di moda sostituire l’espressione “Sdo” con ”Centralità direzionale di Pietralata”.
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