Intercettazioni, bene ma… – Da 63 a 92 milioni il costo del “Padiglione Italia” – L’ingegnere che “non c’azzecca” – La “faccia tosta” di protestare

Fatti e misfatti di aprile 2015
Mario Relandini - 3 Aprile 2015

Intercettazioni, bene ma…

“Se l’intercettazione (disposta dal magistrato) serve a dimostrare la responsabilità penale dell’indagato e poi dell’imputato – ha chiarito, in una intervista a “Sky Tg24″, Nicola Grattieri, chiamato a lavorare per una giusta regolamentazione della materia – può essere riportata integralmente nell’informativa, nella richiesta e poi nell’ordinanza di custodia cautelare. Se questa invece non serve, non si deve trascrivere, non deve essere inserita là dentro”

Più che giusto. E finalmente. Lascia perlomeno perplessi, tuttavia, quest’altro passo dell’intervista: “Se poi, sottobanco, un pubblico ministero o un ufficiale di polizia giudiziaria la dà (questa intercettazione che non serve) ai giornalisti, chi la pubblica risponde di un reato perché questa pubblicazione non avrebbe dovuto fare”. Lascia perlomeno perplessi per due motivi non da poco. Il primo: come potrebbe sapere esattamente un giornalista, se l’intercettazione fornitagli sia servita o no alle indagini? Il secondo, ancora più grave: perché, nel caso di “spiffero” dell’intercettazione (servita o no alle indagini) viene previsto un reato a carico del giornalista che la pubblica e non, soprattutto, a carico del pubblico ministero o dell’ufficiale di polizia giudiziaria che gliela forniscono? Forse, a quest’ultima domanda, la risposta non confessata potrebbe essere: perché la casta dei magistrati è più potente ed intoccabile della casta dei giornalisti. Alla faccia, come sempre, della Giustizia uguale per tutti. E anche per tutte le caste.

Expo2015Da 63 a 92 milioni il costo del “Padiglione Italia”

“La cifra che era stata prevista per realizzare il “Padiglione Italia all’ “Expo” – ha rivelato la commissaria Diana Bracco – è passata da 63 a 92 milioni di euro. Motivo: la realizzazione di un secondo piano delle palazzine che avrebbero dovuto essere ad un piano unico e l’accelerazione dei lavori resasi necessaria per i ritardi che hanno comportato le inchieste della Magistratura”.

Certamente inevitabile la maggiore spesa per recuperare i ritardi determinai dalle inchieste, ma perché si è deciso – e da chi – che le palazzine, previste ad un piano, ne dovessero avere improvvisamente due? I circa trenta milioni di spesa in più – ha tenuto comunque a chiarire la commissaria Diana Bracco – saranno coperti da nuovi sponsor in arrivo. Meno male. Ma l’interrogativo resta valido ugualmente.

L’ingegnere che “non c’azzecca”

“L’Università “Niccolò Cusano – è stato denunciato – ha indetto un concorso per l’assunzione di un ricercatore in scienze politiche, ma ha chiamato, a presiedere la commissione selezionatrice, un ingegnere”.

Dar Ciriola

L’augurio è che l’ Università “Niccolò Cusano”, se un giorno dovesse indire l’esame per l’assunzione di un ricercatore in scienze mediche, non chiami, a presiedere la commissione selezionatrice, un geologo o un filosofo.

La “faccia tosta” di protestare

“Una quindicina di ragazzi fra i 15 e i 16 anni – in gita scolastica da Cuneo a Roma – si sono dati appuntamento, dopo la cena, in una stanza dell’albergo che li ospitava, e, dopo avere riso e scherzato come normale, hanno poi preso di mira un loro compagno, lo hanno completamente denudato e depilato, infine lo hanno decorato con una manciata di caramelle. Il tutto ripreso con un cellulare e, una volta tornati a Cuneo, il tutto riversato su “Whatsapp””.

La loro sfortuna è stata che su quel “Whatsapp” sia incappato anche qualche professore e, di qui, la decisione della scuola di sospenderli fino a 15 giorni con un bel quattro in condotta. Immediata, però, la reazione dei genitori dei 15 “bravi ragazzi”. I quali hanno accusato la scuola di avere assunto un provvedimento troppo severo solo per uno scherzo. Ma la scuola non ha fatto un passo indietro in quanto – ha spiegato il preside – siamo dovuti intervenire con fermezza per far capire quali siano i limiti che non vanno superati e le norme che vanno rispettate. Tutto quello, insomma, che i genitori dei 15 “bravi ragazzi” non sono riusciti a far capire loro fino ad oggi. E adesso hanno anche il coraggio di protestare.


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