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Io non mi vergogno

Sono io invece a chiederti: se pensi di essere un essere umano, ma come fai a non credere!!!

C’è gente che nei social suggerisce al papa cosa dire e cosa fare e dicono che chiederanno conto a Dio delle cattiverie umane. Un tempo coloro che si credevano Dio li mettevano in manicomio; questi addirittura lo giudicano sentendosene superiori! Sono persone con cui ormai non mi affatico. 

Una donna tempo fa mi ha parlato del suo «figlio peloso» – il cane – e del disprezzo che lei ha per coloro che non amano i cani; ma lei non ama i bambini e di figli della sua stessa razza umana non ne vuole avere, né ne sopporta la presenza nei locali che frequenta. È inutile spiegarle che il suo amato cane non preferirebbe mai un cucciolo d’uomo al proprio cucciolo di cane: ogni specie in natura ama in particolare i cuccioli propri. Se lo dico sono colpevole di “specismo”, nuovo peccato laico: piante, animali ed esseri umani tutti uguali, sono la stessa cosa, e guai a dire il contrario!

Gli esseri umani però, per queste persone, non sono tutti uguali. Leggo il disprezzo dei poveri che vivono in roulotte, degli zingari, degli immigrati. Non li vogliono vicini; «se ne occupi la Chiesa», dicono; non è chiaro il perché, ma poi, quando la parrocchia lo fa, allora mi dicono che favoriamo l’immigrazione clandestina e mettiamo in pericolo i loro figli. Già dalle elementari li lasciano venire da soli in oratorio il pomeriggio, in balia dei preti che, secondo loro, sono tutti pedofili, ma evidentemente pensano che sarebbe addirittura peggio per i loro figli incontrare un povero. Loro poveri comunque non ci diventano: guai a chieder loro un contributo economico per le spese parrocchiali: «la Chiesa è ricca!».

Secondo alcuni dovrei chiedere scusa di essere cristiano, vergognarmi di essere membro della Chiesa, che – si sa – è fonte di ogni cattiveria presente nel mondo; ogni mia convinzione la dovrei giustificare su basi scientifiche, storiche, psichiche, ecc.… E poi i preti sono ricchi, sfruttano la credulità della gente, e: «io credo in Dio, non nella Chiesa».

Eppure è alla Chiesa che tutti si rivolgono. Il Comune di Roma dovrebbe provvedere ai funerali dei poveri, ma se ne occupa la Comunità di S. Egidio. È il Comune (o la Regione) che gestisce i servizi sociali, ma questi si appoggiano alle Caritas parrocchiali; dovrebbero aiutare le donne maltrattate, ma spesso queste si rivolgono al parroco. Le scuole non hanno personale a garantire il tempo pieno, non hanno insegnanti di sostegno, e il preside, quando è uno che si dà da fare, chiama in parrocchia e la parrocchia fa il servizio di aiuto allo studio e con l’oratorio sopperisce al tempo pieno. I bambini delle scuole elementari giocano a farsi tagli sulla pelle e i genitori te li ritrovi nell’ufficio parrocchiale. Una ragazza mi citofona di prima mattina; scendo di corsa intuendo un problema e lei mette subito le cose in chiaro su di sé – «non sono credente e non ho intenzione di convertirmi» – ma intanto è qui perché ha partecipato a invocazioni sataniche e si è ritrovata al risveglio con segni strani sul corpo. Non crede in Dio, ma ha bussato al prete – «che è contro la scienza, è medievale» – ed è al prete che chiede aiuto.

L’Europa ha pensato di fare a meno di Dio e ha disprezzato Chiesa e preti. Questo in vista di una presunta libertà assoluta.

Ed è bello essere liberi dalle conseguenze delle nostre azioni! E così la contraccezione ha scisso la sessualità dalla procreazione: guai a dirne male! Ora però i ragazzi si sentono costretti a rapporti sessuali precoci, formati dalla pornografia online e divorati da ansie da prestazione; le ragazze vivono la verginità come una macchia e pur di essere considerate mature si prestano a ogni perversione. Vorrebbero conoscersi, capirsi, essere tra loro amici e poi, quando questo potrà avvenire con serenità, avere tutti i rapporti sessuali che si sentiranno di avere, amando la possibile “conseguenza”: un figlio; ma il mondo preme perché facciano presto esperienza. Non raccontano la loro angoscia, verrebbero presi in giro. Andrebbero aiutati, si dovrebbero far conoscere e apprezzare, alle ragazze, le caratteristiche peculiari della mascolinità sana, e ai ragazzi le caratteristiche di una femminilità vissuta con libertà, perché entrambi vivano con serenità i loro affetti; e invece li si avvelena con la pubblicità di una conferenza, nel nostro quartiere, che fa leva sulle rabbie femministe e chiede a tutti maschi – in quanto maschi – di chiedere scusa della loro mascolinità. È questo che si vuole trasmettere ai propri figli? Rabbia, paura e sensi di colpa? Nessuno però osa dire che questo è perverso, cattivo, falso e diseducativo. Un prete sì.

Dalla parrucchiera si parla degli uomini liberi nel quartiere per cambiare il proprio compagno. Il divorzio è ormai banale: si giura fedeltà per tutta la vita e poi, dopo qualche anno e forse uno o più figli, si abbandona la propria “anima gemella” senza alcuna remora: ma è un diritto! Il divorzio genera ferite profonde nei figli, ma i figli non lo possono dire – i genitori hanno detto che è per il loro bene: lo esprimono al sacerdote il loro dolore e la loro confusione. E il prete è tenuto a tacere.

L’aborto devasta la donna – che non può dirlo, però, dopo le lotte fatte per questo “diritto” – e devasta l’uomo, a cui è negato ogni diritto sulla vita dei propri figli – ma non lo può dire per non essere tacciato di maschilismo. È un clima di silenzio ipocrita, in cui le uniche voci libere sono i pochi cristiani rimasti.

Si è preferita la libertà da ogni vincolo al vincolo fecondo dell’amore. Si è ottenuta infelicità e solitudine. E la libertà assoluta, comunque, ce l’ha solo chi se la può permettere e può anche accusare i poveri, che chiedono equità, di “invidia sociale”, senza che nessuno osi alzare la voce. Conosco un giovane del Gambia: ha lavorato per quattro mesi 12 ore al giorno, ma gliene pagavano solo sei, 5 euro all’ora. «È colpa di quelli di destra, che ce l’hanno con i migranti», dicono quelli di sinistra; «no, è colpa di quelli di sinistra, che sono radical chic e sfruttano i migranti nelle loro fabbriche» rispondono da destra. E mentre ci diamo colpe a vicenda, lui continua a guadagnare 30 euro per 12 ore di lavoro. 

Alla televisione non se ne parla, ma gli ultra-ricchi già lavorano al transumanesimo: il nostro corpo integrato con le macchine e il cervello ricevuto in leasing – per essere sempre nuovo ed efficiente – in cui caricare il backup della nostra vita. La cosa potrebbe anche essere utile, in fondo chi ha inventato il termine e lo ha diffuso è un sacerdote: padre Teilhard de Chardin. I ricchi illuminati della Silicon Valley hanno però già detto che non tutti potranno permetterselo e discutono se eliminare gli esseri umani non “aggiornabili” o permettere due razze umane: i perfetti e i loro schiavi. Nessuno si scandalizza o protesta. La nostra psiche non percepisce più il corpo che come strumento di piacere per una sessualità in stile “film porno”, non lo sente più parte della propria identità. È al massimo il cartellone pubblicitario della nostra vita, ricoperto tutto di tatuaggi. La sua sessualità biologica è indifferente. È sentito, per la sua fragilità e limitatezza, un ostacolo alla propria evoluzione e con gioia lo si sostituisce con un cyborg: l’ultra-umano. 

Intanto le neuroscienze hanno deciso che la mente è solo materia ed energia quantistica, e il libero arbitrio non esiste. Non ha senso condannare al carcere chi non è responsabile delle proprie azioni: se non c’è libertà, non c’è colpa. È argomento riservato alle aule universitarie, al momento. 

Insomma, si è negato Dio e si è arrivati a negare la nostra identità: siamo forse animali in fase di trasformazione in androidi? Dio forse non sta tanto bene, ma è l’uomo ad essere morto. 

La Chiesa ha continuato, in tutti questi anni, a credere in una realtà oggettiva fuori di noi e a parlare di verità. La Chiesa continua a dare importanza al corpo umano, all’identità delle persone, a dare fiducia alla loro capacità di aiutarsi, di riconciliarsi, continua a parlare di amicizia tra uomini e donne. Il papa parla di transumanesimo, di «dittatura del gender», di diritti dei migranti e di aborto come omicidio. È la Chiesa a difendere il libero arbitrio. 

Chi crede in Dio continua a credere che l’essere umano sia prezioso, che la libertà esista, che l’amore non sia solo questione di ormoni, ma decisione di una volontà libera di donarsi, un atto gratuito che dona gioia vera; chi crede di avere Dio come Padre crede di avere come fratello ogni altro essere umano, e crede che i beni della Terra bastano per tutti e appartengono a tutti; chi non è schiavo nel cuore pensa che lavorare la domenica non è libertà di impresa, ma schiavitù dei poveri, a cui viene tolta anche la gioia, una volta alla settimana, di pranzare con serenità insieme al coniuge e ai figli. Chi crede in Dio può oggi credere che esista un futuro per gli esseri umani e che, in fondo, quella loro fragilità, quella loro vulnerabilità che li rende tanto imperfetti, li fa anche tanto amabili. Dai frutti si riconosce un albero: chi è rimasto ad amare l’essere umano per ciò che è?

I preti – quelli che non si sono stancati o arresi – continuano a parlare di queste cose, e ultimamente sembrano gli unici a essere minacciati dalla ‘ndrangheta, che non trova altri nemici: forza don Felice (Palamara)! forza don Francesco (Pontoriero)!

No, io non mi devo giustificare di credere in Dio. Non mi vergogno di vivere nella Chiesa cattolica. Sono io invece a chiederti: se pensi di essere un essere umano, ma come fai a non credere!!!

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