La lezione del Coronavirus. Riprogettare una Sanità meno burocratica e più umana

Ora bisogna far guarire i pazienti affetti da covid-19, ma senza togliere sanitari e risorse alle altre patologie
Henos Palmisano - 1 Aprile 2020

In Italia la maggior parte delle morti (vedi nota al fondo dell’articolo) sono causate dalle patologie cardiovascolari e dai tumori, ma allora perché tutto questo timore per il coronavirus?

È una invenzione dei media? Oppure, come dice un mio amico umorista, è l’INPS che non vuole pagare le pensioni agli anziani?

Purtroppo, invece, è un pericolo reale: una virulenza tale in epoca moderna non era mai stata catalogata.

Rispetto al passato, però, abbiamo un maggior numero di strumenti e di risorse per fermare la pandemia.

Ma quale metodo utilizzare per arginare il disastro sanitario-economico-sociale? Quello indicato dal Sud o quello indicato dal Nord Europa?

L’Italia deve seguire le indicazioni dei Paesi Nordeuropei, oppure cercare una propria via, come faceva nel passato, per uscire da questa situazione, che si preannuncia disastrosa?

La risposta, stando ai media, ce l’hanno solo i politici, ovviamente ognuno con la propria soluzione rapida, efficace e indolore per tutte le classi sociali.

C’è, insomma, una lezione morale, civile e sanitaria in tutto questo?

Stiamo assistendo a numerosi esempi di solidarietà, ma ovviamente non possono bastare per milioni di Italiani indigenti, tutto il Parlamento (Governo e Opposizione) è chiamato a lavorare per il comune benessere dei cittadini.

La 7ª potenza economica in difficoltà per pochi centimetri di stoffa

Ma dal mio punto di vista c’è un insegnamento straordinario: la Sanità che abbiamo progettato negli ultimi decenni, nonostante i numerosi allarmi dei lavoratori del settore, si è trovata totalmente impreparata e, addirittura, un piccolo prodotto grande quanto un fazzoletto da tasca, stava provocando il tracollo della settima potenza industriale: la mascherina.

Un pronto soccorso romano, prima del Covid-19

Il nostro Paese si è trovato in difficoltà per pochi centimetri di stoffa rispetto ai milioni di metri quadri utilizzati dalle migliori manifatture del mondo per confezionare i migliori vestiti del mondo: INCREDIBILE!

Avremo capito, alla fine della pandemia, la lezione?

Aver quasi dimezzato i posti letto pubblici in quarant’anni è servito a qualcosa?

Aver chiuso ospedali pubblici è servito a diminuire la spesa pubblica?

Il Pronto Soccorso cambierà o continuerà ad essere luogo e possibilità di infezioni?

Le astanterie continueranno ad ospitare malati di ogni genere?

Ovviamente adesso bisogna pensare a guarire i pazienti affetti da covid-19, ma senza togliere sanitari e risorse alle altre patologie perché, come ho già detto all’inizio, non si muore di solo CORONAVIRUS.

Riassumiamo gli Ausiliari, gli Infermieri, i Tecnici, i Medici, le Sartorie ospedaliere, i Cuochi ospedalieri al posto dei pasti precotti, riprogettiamo una Sanità meno burocratica e più umana.

Henos Palmisano

Di cosa si muore di più in Italia?

Guardando nel dettaglio le tabelle ISTAT sulla mortalità e le cause principali di decesso in Italia (gli ultimi dati aggiornati disponibili sono relativi al 2017), scopriamo che su un totale di 650.614 morti, il boom di decessi è legato a malattie del sistema circolatorio. Tra ischemie, infarti, malattie del cuore e cerebrovascolari muoiono più di 230mila persone all’anno. In seconda posizione troviamo i tumori, che causano la morte di 180mila persone.

Arriviamo ora all’influenza e alla polmonite. I dati ISTAT ci dicono che su un totale di più di 53.000 morti a causa di malattie del sistema respiratorio nel 2017, 663 decessi sono dovuti a complicazioni da influenza (per lo più in soggetti dai 75 anni in poi) e 13.516 sono legati alla polmonite.

Le statistiche sulle cause di morte costituiscono la principale fonte per definire lo stato di salute di una popolazione e per rispondere alle esigenze di programmazione sanitaria di un Paese.


Commenti

  Commenti: 7


  1. Finalmente parole sensate, bisogna andare avanti prendendo dal passato ciò che è positivo e non pensando più a risparmiare sulla salute. La sanità e la scuola non possono e non devono essere “aziende” come si è voluto intenderle negli ultimi decenni. C’è bisogno di più esperti del settore che parlino con tanta schiettezza.


  2. Tutto vero: basta slogan, basta con le soluzioni del giorno dopo, basta col “ci vuole l’uomo forte”.
    La politica deve tornare seriamente a fare programmazione a lungo termine, c’e’ bisogno di stabilità.
    La sanità e l’istruzione non devono produrre utile…


  3. Grande dottor Palmisano, da molto tempo ho l’onore di conoscerti, ti sei sempre battuto, e tutt’ora ti batti per la sanità, considerato che finché non sei andato in pensione ne eri parte integrante; hai tenuto l’ospedale di Marino in piedi fino all’ultimo e per questo siamo in tanti ad essertene grati, non ti sei mai piegato al potere. Ma questo presidente della regione ha l’unico scopo di chiudere più ospedali possibili. Quando parli o scrivi qualcosa ascolto sempre con interesse: sei come un libro aperto, dici sempre le cose come stanno. Un abbraccio
    E. C.


  4. Finalmente dopo anni e anni di tagli indiscriminati alla sanita’ si capisce che questo andazzo non dovra’ piu’ continuare. La sanita’ non è un’azienda come un’altra. Quando dopo l’emergenza la politica vorra’ eliminare il personale assunto nuovo ci dobbiamo ribellare tutti, non solo il personale sanitario interessato.

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