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La povertà della Posta

Conserva i soldi degli anziani, ma non ha sedie per loro in un giorno di fila a Tor Tre Teste

Giorno di pensioni. Giorno di fila alla Posta. Naturalmente tutti fuori, per proteggere dal covid. Naturalmente tutti in piedi, attenti a non perdere la fila. Fuori è umido, sono persone per lo più anziane, costrette a stare in piedi più di un’ora a volte. Io entro presto, ho prenotato sul sito delle Poste. Non è facilissimo, ci vuole lo SPID (non capisco il perché: mica ti chiedono un documento per entrare in un ufficio postale!).

Molti anziani non hanno computer, o competenza, o pazienza sufficiente. E così fanno la fila. Anche io ne faccio un po’ (le prenotazioni non sono sempre precise, ma è accettabile). Quando tocca a me sento vergogna, mi vedo un maleducato a passare avanti a persone più grandi di me, ma è così che funziona.

La prima cosa che faccio, una volta entrato, è chiedere se è possibile avere qualche sedia da portare fuori, almeno per i più anziani. Spiego che fuori ce ne sono molti. Lo sguardo è sconcertato, non deve averci mai pensato. Dopo un istante arriva la risposta, gelida: “Non spetta a noi”. Faccio ciò che devo e vado via. Nel tragitto verso casa rivedo la scena e mi soffermo sull’impiegato, che in effetti ci ha riflettuto un attimo: forse non c’erano sedie da dare, o forse i regolamenti non permettono di fare uscire mobilio. Non lo so. Torno a casa e non ci penso più. Solo giorni dopo mi riviene in mente.

Che stupido! Io vivo in parrocchia e la parrocchia un po’ di sedie da dare ce l’ha, e nel suo regolamento c’è scritto: “fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te” e “ama il prossimo tuo come te stesso” e ancora “dai largamente ai poveri”. Che stupido!

Se non ci dovessi più pensare, però, o preso da altri impegni dovessi dimenticarmene, non vi fate scrupolo. Venga chi vuole in parrocchia e chieda pure qualche sedia; dica: “la Posta conserva i soldi degli anziani, ma non hanno sedie per loro. Posso portarne un po’?”. Ne saremo felici. Presteremo volentieri a chi è così povero da non poter offrire neanche una sedia. Questo e altro per la nostra povera Posta!

 

don Domenico Vitulli, parroco a S. Tommaso d’Aquino

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