La resa di Marino – Tempo da Lupi – Quel Formigoni da osteria – Via anche Gaetano? – “A Si’, che te serve?”

Mario Relandini - 9 Ottobre 2015

La resa di Marino

“Il sindaco Ignazio Marino – sbugiardato da mezza Roma sulla veridicità delle sue spese istituzionali e saputo di un’inchiesta avviata a suo carico dalla Procura – aveva giustamente pensato di doversi dimettere, poi ci aveva ripensato e se n’era uscito sfrontatamente così: “Sono stufo di tutte queste polemiche (come se non le avesse alimentate lui). Vuol dire che i 22 mila euro spesi, con la carta di credito del Comune, per gli interessi di Roma (e non è vero) li rimetterò tutti di tasca mia (ma solo dopo avere saputo come avrebbe potuto cadergli in testa l’accusa di peculato)”.

Ignazio Marino e Matteo Renzi ai Fori ImperialiPoi, però, il colmo dell’improntitudine più becera ed insultante: “Quei 22 mila euro che rimetterò nelle casse del Comune li regalerò a Roma”. “Regalerò”, sì, aveva detto proprio così. Tanto è vero che il suo stesso partito – a cominciare dal segretario nazionale-“premier” Matteo Renzi e il commissario al Pd romano, Matteo Orfini – erano esplosi: “O se ne vai lui spontaneamente, a questo punto, o lo facciamo andare via noi”. E, tanto per cominciare, si erano dimessi il vicesindaco Marco Causi e gli assessori Stefano Esposito e Luigina Di Liegro, mentre altri avevano annunciato di farlo in giornata. Il sindaco Marino, però, niente. Lì, barricato, a resistere come in un romano moderno Fort Apache. A continuare, anzi, nei suoi vaniloqui: “Chi vuole cacciarmi (secondo lui, dunque, anche Matteo Renzi) vuole riconsegnare Roma alla mafia”. Dandosi, dunque, l’ennesima zappa sui piedi. L’ultima. Quella definitiva. Perché, poco prima delle 20, ha annunciato, da Fort Apache, la sua resa. Le sue dimissioni. Rendendosi conto finalmente, in uno sprazzo di lucidità, che non avrebbe potuto più resistere a Matteo Renzi Toro Seduto.

 

Tempo da Lupi

“Quale prossimo sindaco di Milano – è partita a sorpresa, intanto, l’offerta della “Lega nord” al “nuovocentrodestrino” Maurizio Lupi – ti sosterremmo con convinzione”.

Ti sosterremmo con due “m” al condizionale – si badi bene – non ti sosterremo con una “m” al futuro. La “Lega nord”, infatti, gli ha posto questa condizione: abbandonare Alfano. Che cosa deciderà, a questo punto, Maurizio Lupi? Rimarrà fedele al suo Angelino o cederà alla diabolica tentazione della “Lega nord”? Ad maiora.

 

Quel Formigoni da osteria

“Anche lei – hanno chiesto i cronisti a Roberto Formigoni – sta meditando di uscire dal “Nuovo Centro Destra”? E Roberto Formigoni: “Io in uscita? Li mortacci vostri”.

Raffinatezza da laureato alla “Sorbona” di Parigi, etica da “Comunione e liberazione” del povero don Giussani. Con tutti i requisiti, invece, per lasciare il “Nuovo Centro Destra” e approdare al più congeniale gruppo dei vergognosi e svergognati “verdiniani”. Se non per lasciare il Senato e passare le giornate, tra linguaggi volgari e magari sessisti e blasfemi, giocando a “tresette col morto”  all'”osteria del cimitero”.

 

Via anche Gaetano?

“Il senatore Gaetano Quagliariello – coordinatore nazionale del “Nuovo Centro Destra” – starebbe studiando l’uscita strategica dal partito per andarsi a rifugiare nel gruppo di Raffaele Fitto e di Flavio Tosi. Uscita che però – come ha tenuto a chiarire – avverrebbe dopo tutte le votazioni sulle riforme istituzionali”.

Perché questa attesa? Forse per dare tempo al “premier” Renzi di trovare un “premio”, come già assicurato ad altri dirigenti del “Nuovo Centro Destra”, anche per lui Gaertano? Oppure perché lui Gaetano è nato a Napoli e, come ogni napoletano di razza, “e va bbuono, prima ‘na tazzulilla ‘e café, poi iamuncenne”.

 

“A Si’, che te serve?”

“”Forza Italia” – con una pattuglia di “crocerossini” – ha votato al Senato, ieri, salvando il Governo dalla sconfitta su un emendamento”.

Un deplorevole errore? Una iniziativa personale solo di qualcuno “un po’ così”? No. No perché il capogruppo di “Forza Italia”, Paolo Romani, ha confermato la consapevole decisione di votare con la maggioranza. Anche se non si è ben compreso il perché ufficiale e si è così mandato in fumo, un’altra volta, il già difficile rapporto con la “Lega nord” di Matteo Salvini. In altri tempi, Caltagirone era solito chiedere al dc Franco Evangelisti (braccio destro di Giulio Andreotti presidente del Consiglio): “A Fra’, che te serve?” Si è tornati a quei tempi? Matteo Renzi, dopo che “Forza Italia” è andata in suo soccorso, chiederà “A Si’, che te serve?” Dove Si’ sarebbe Silvio. Silvio Berlusconi. Colui il quale si professa uno dei suoi più accaniti nemici, ma cui piacerebbe tanto che la nuova legge elettorale fosse come la vorrebbe lui. “Ah – commenteranno, magari, a Parigi – “la politique des italiens”.


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