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La scomparsa del partigiano Modesto Di Veglia

È morto a 94 anni un altro umile e grande eroe della Resistenza, militante di Bandiera Rossa, cittadino di Centocelle
Francesco Sirleto - 1 Febbraio 2021

Modesto Di Veglia

A distanza di appena 16 giorni dalla morte di Clemente Scifoni, l’ultimo partigiano dei GAP di Torpignattara, dobbiamo purtroppo dare notizia della morte di un suo grande amico e compagno di battaglia nella Resistenza romana: è morto anche Modesto Di Veglia, 94 anni, l’ultimo partigiano ancora vivente del gruppo romano di Bandiera Rossa (formazione combattente di comunisti dissidenti ma uniti nell’obiettivo di cacciare i nazisti invasori e restituire la libertà a Roma e all’Italia, una formazione che ha offerto un grande tributo di sangue, avendo avuto decine di militanti massacrati alle Fosse Ardeatine), cittadino di Centocelle, presidente onorario della sezione ANPI “Giordano Sangalli” dello stesso quartiere, da lui stesso fondata insieme all’altro suo grande compagno Adriano Pilade Forcella.

La morte di Modesto, in realtà, è avvenuta il 31 dicembre, qualche giorno prima della scomparsa di Scifoni, ed è avvenuta a causa del contagio da covid 19, contratto, insieme ai suoi familiari, durante le festività natalizie. Poiché anche la moglie Rosina era ricoverata e in lotta contro il Covid, per non aggravare le sue condizioni, i figli hanno voluto che la notizia non trapelasse fino a quando la signora Di Veglia non fosse stata dichiarata guarita.

Ricordiamo i molti incontri di Modesto nelle scuole del territorio, durante le Giornate della Memoria e nelle ricorrenze del 25 aprile e del 4 giugno. Personalmente ho avuto la fortuna e l’onore di ospitarlo decine di volte nel liceo Benedetto da Norcia, ospite fisso delle nostre manifestazioni con gli studenti, con i quali si intratteneva rispondendo alle domande sulla sua lunga esperienza di partigiano combattente durante i 9 mesi (settembre 1943 – giugno 1944) dell’occupazione nazista di Roma, esperienza proseguita nelle regioni del Nord Italia, grazie al suo successivo inquadramento come soldato volontario nel risorto Regio Esercito, fino alla completa Liberazione d’Italia (maggio 1945). Era una voce, quella di Modesto, calma chiara e tranquilla, sorretta da una grande lucidità nel richiamare e nell’esporre i suoi ricordi e le sue drammatiche esperienze di guerra.

Modesto Di Veglia

Ricordiamo inoltre i suoi interventi in piazza delle Camelie, in occasione delle commemorazioni dei partigiani di Centocelle caduti nella Resistenza, così come il contributo da lui dato al lungo iter per l’attribuzione della Medaglia d’oro al Merito civile al quartiere di Centocelle, decisa dal Presidente Sergio Mattarella nel 2017. Modesto soleva ricordare che soltanto Roma, città Medaglia d’oro per la Lotta di Liberazione, ha avuto ben due quartieri premiati per il Merito civile dimostrato nella stessa Lotta: oltre a Centocelle anche il Quadraro (entrambi i quartieri oggi appartengono al V Municipio), quest’ultimo premiato nel 2004 con Medaglia attribuita dall’allora Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Centocelle e Quadraro, insieme a Torpignattara, Gordiani, Alessandrino e Quarticciolo, facevano parte, infatti, dell’VIII Zona di Resistenza, la Zona più importante dal punto di vista strategico, essendo percorsa dalle principali vie di collegamento tra la Capitale e il fronte di Anzio e di Cassino, nonché dalla presenza dell’aeroporto militare di Centocelle. Fu proprio la VIII Zona, ricordava sempre Modesto, ad assistere agli episodi più sanguinosi e drammatici di quei terribili 9 mesi di occupazione nazista, ma anche alle continue e quotidiane azioni di guerriglia organizzate e condotte dalle varie formazioni partigiane combattenti.

Modesto Di Veglia, oltre a rammentare agli studenti le azioni di guerra, non mancava mai di ricordare il contributo offerto dalla popolazione civile, in termini di reperimento dei rifugi per i ricercati e per i prigionieri alleati evasi dai campi di prigionia, ma anche per il cibo di cui avevano bisogno i combattenti in clandestinità e, non meno importante, nel trovare e nel custodire i depositi di armi.

Modesto di Veglia era diventato partigiano ad appena 17 anni, nel settembre 1943; aveva quindi combattuto da civile per 9 mesi; successivamente aveva proseguito la guerra, da soldato, fino alla Liberazione d’Italia. Poi, da lavoratore e da cittadino impegnato nelle file del PCI (partito al quale si era iscritto dopo lo scioglimento di Bandiera Rossa), aveva dato un validissimo contributo alla Ricostruzione e all’opera di rinnovamento delle strutture dello Stato, seguite alla proclamazione della Repubblica e all’entrata in vigore della Costituzione. Era stato anche, per lunghi anni, consigliere del VII Municipio.

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Infine, insieme a Pilade Adriano Forcella, nel 2011, aveva dato vita alla sezione ANPI “Giordano Sangalli” di Centocelle, “perché – soleva dire – la memoria della Resistenza, dell’avvento della Repubblica e dei valori costituzionali, non dovevano in alcun modo andare perduti, ma bisognava trasmetterli ai giovani delle scuole medie e anche ai bambini delle elementari. Ciò affinché i giovani diventassero consapevoli dei sacrifici, del sangue e delle sofferenze che la libertà e la democrazia erano costate, nonché dei tanti giovani valorosi che avevano perso la vita combattendo contro l’oppressione e la barbarie nazifascista”.

A Modesto Di Veglia, a Clemente Scifoni e ai numerosi combattenti per la libertà, tanto la popolazione dei nostri quartieri, quanto le Istituzioni che la rappresentano, hanno il dovere di renderne indelebile il ricordo, anche attraverso la scelta di un luogo, possibilmente aperto al pubblico, nel quale i loro nomi e le loro vicende siano visibili a chiunque e possano fungere da ammonimento e insegnamento.

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