La vergogna delle “cattedrali nel deserto” – … e di quelle “Vele” ferme – Quel collaudo programmato

Fatti e misfatti di gennaio 2015
Mario Relandini - 27 Gennaio 2015

La vergogna delle “cattedrali nel deserto”

“Invitati a far conoscere i loro progetti iniziati e mai portati a termine – si è saputo al Ministero per le Infrastrutture – gli Enti locali hanno risposto con ritrosìa. E così, per ora, ne sono venuti alla luce soltanto 692 che hanno impegnato quasi tre miliardi, poi sono stati abbandonati spesso in rovina e richiederebbero, per essere completati, un altro miliardo e 300 milioni”.

Ma quante saranno davvero in più queste vergognose “cattedrali nel deserto”? Difficile – come sembra – saperlo. Ma più difficile appare dove potrebbero essere trovati i miliardi necessari per completarle. “In deroga – viene suggerito al Ministero per le Infrastrutture – al “Patto di stabilità”. Ma suggerito timidamente e sottovoce. Per non farsi sentire dalla cancelliera Merkel.

… e di quelle “Vele” ferme

“Tra le opere iniziate, non portate a termine e non ancora comunicate al Ministero per le Infrastrutture – esempio scandaloso – quelle “Vele dello sport” che avrebbero dovuto celebrare i mondiali di nuoto del 2009 a Roma, che avevano visto lievitare il loro costo di realizzazione da 60 a 600 milioni e che stanno ormai, lì, incompiute da ben cinque anni”.

vele calatravaMa, mentre il Comune non si sta nemmeno preoccupando di segnalarlo al Ministero per le Infrastrutture in modo da concorrere anche ad un parziale finanziamento per portare a termine quelle “vele nel deserto”, se n’è invece preoccupato il suo progettista Santiago Calatrava. Il quale, in un recente convegno e in una intervista televisiva, ha sottolineato l’urgente necessità di completare la sua opera. Forse più che da “archistar”, come ama farsi definire, come “archipar”, come dovrebbe essere definito. “Archipar” e, cioé, architetto paravento. Interessato a terminare le “Vele” – molto presumibilmente – per incassare altri milioni e pagarci, ove fosse costretto dai giudici i quali stanno esaminando alcuni suoi “casi”, i danni richiestegli un po’ qua e un po’ là – da Venezia, ad esempio, per il suo “ponte-scivolo” sul Canal Grande – o per i suoi errori da principiante o per il suo determinare esageratamente il maggior costo delle opere. Come finirà, comunque, questa storiaccia delle “Vele” romane? Una cosa è certa: in qualsiasi modo dovesse finire, sarebbe una fine da vergogna eterna.

Quel collaudo programmato

“Il nuovo modernissimo ospedale “Santa Corona” di Pietra Ligure – nastro tagliato, il 16 dicembre scorso, dal Governatore della Liguria, Claudio Burlando – non è ancora attivo perché in fase di collaudo”.

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E quanto durerà questa fase di collaudo? Durerà – si è saputo negli uffici della Regione – fino a metà aprile. E quando ci saranno le prossime elezioni regionali? Ai primi – come si sa – di maggio. Ah, ecco.


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