Le strutture D.S.S.E. nell’aeroporto di Guidonia prive di tutela e minacciate da estromissione da Demanio statale

Italia Nostra Lazio lancia appello al MiBAC, all’amministrazione comunale e all’Aeronautica Militare affinché si applichino le norme di legge per la sua salvaguardia e valorizzazione
Redazione - 10 Agosto 2019

Italia Nostra Lazio lancia un appello al MiBAC che qui di seguito riportiamo

Tra i “beni e gli strumenti d’interesse per la storia della scienza e della tecnica”, inseriti tra le “categorie speciali di beni culturali” dal comma f) dell’art. 3 del D.L. del 29/10 1999, n. 490, le strutture residue della D.S.S.E. (Direzione Superiore Studi ed Esperienze) all’interno dell’Aeroporto A. Barbieri di Guidonia, sono tra le più rilevanti a livello non solo nazionale. Sono la viva testimonianza del grado di eccellenza dell’aeronautica italiana, riconosciuto a livello mondiale, nel periodo tra le due guerre.  Qui, già negli anni Trenta, si effettuarono i primi studi sul volo supersonico, nelle imponenti strutture, ancora ben visibili, della galleria del vento supersonica, in quegli anni di gran lunga la più avanzata al mondo. Le ricerche svolte nella D.S.S.E. furono alla base dei numerosi primati dell’aeronautica italiana tra le due guerre.

Tra gli scienziati attivi nella D.S.S.E. basterà citare Gaetano A. Crocco, fondatore della ricerca aeronautica in Italia, Antonio Ferri e Luigi Crocco, che nel Dopoguerra occuparono posizioni di primissimo piano negli Stati Uniti nello sviluppo del volo supersonico e del programma aerospaziale, Luigi Broglio, che fu direttore del progetto San Marco, permettendo all’Italia, come terzo paese al mondo di lanciare un satellite in orbita, Algeri Marino, allievo di Marconi, a cui si deve il notevole sviluppo delle telecomunicazioni in Italia nel dopoguerra.

L’importanza storica della D.S.S.E. fu alla base della richiesta, da parte della N.A.S.A., l’agenzia spaziale americana, del gemellaggio tra Guidonia e Cape Canaveral, celebrato nel 1988, che avrebbe dovuto segnare il primo passo per la valorizzazione culturale delle strutture, danneggiate dagli eventi bellici. Negli anni 1999/2000, per iniziativa di un gruppo di personalità del settore aeronautico, tra cui il prof. ing. Luigi Broglio, il prof. jng. Bernardino Lattanzi ed altri,  si pensò a come recuperare e valorizzare il comprensorio della D.S.S.E. Fu istituito, con delibera 29/06/2000 del comune di Guidonia, un Gruppo di Lavoro (GdL) che includeva l’Aeronautica Militare (A.M.)/Genio e il comune di Guidonia. Su richiesta del detto GdL l’ing. Tullio Cardia consegnò al comune l’elaborato: “Elementi riassuntivi di un progetto per un Centro Internazionale Aeronautico Alessandro Guidoni”, redatto con il contributo di Broglio, Lattanzi ed altre personalità del settore, che prevedeva la tutela e valorizzazione della D.S.S.E. secondo quanto previsto dall’art. 3 del succitato D.L. 490/99.

Purtroppo, dopo l’improvvisa scomparsa del professor Luigi Broglio, nel gennaio 2001, ci sono state forti “interferenze” in questo procedimento. Del resto sono ben presto apparse forti resistenze, da parte soprattutto dell’amministrazione comunale, dovute alla prospettiva di utilizzare altrimenti i 18 ettari occupati dalle strutture della D.S.S.E. Ci furono ripetuti tentativi di qualificarle come “ruderi privi di interesse”.  Negli anni successivi, mentre proseguiva l’incuria e il deterioramento delle strutture, vi furono vari eventi, anche incresciosi, con l’intervento del Parlamento, della Regione, di associazioni, gruppi di ingegneri, tecnici ecc.

Nel 2012 il MiBAC, sollecitato ancheda Italia Nostra, ha ribadito con lettera del 15/05/2012, la procedura amministrativa prevista per il recupero e la valorizzazione della DSSE, che inizia con la dichiarazione di interesse culturale.  I contatti iniziati tra l’A.M. e la competente soprintendenza non sono però giunti a conclusione.

Nel dicembre 2017 c’è stato un importante e documentato intervento del comune di Guidonia che ha chiesto all’A.M. di realizzare il progetto elaborato e presentato nel GdL dall’ing. Cardia, con la collaborazione dei professori Lattanzi, Broglio, ed altri. L’A.M. dopo tanti anni ha dato risposta positiva a questa richiesta. Più recentemente, nel novembre 2018, sembrava che con la mediazione dell’onorevole Sebastiano Cubeddu, si fosse addivenuti ad un accordo tra comune di Guidonia e lo Stato Maggiore dell’A.M., che prevedeva, tra l’altro, che l’A.M. inviasse entro dicembre (2018),  alla competente soprintendenza, la documentazione per la dichiarazione di interesse culturale, per l’apposizione del vincolo dettagliato, le prescrizioni per la messa in sicurezza e quanto ne segue.

Alla data odierna non risulta però che tale documentazione sia pervenuta, mentre sembra che l’Agenzia del Demanio stia procedendo a delimitare un’area all’interno dell’aeroporto, contenente la D.S.S.E.,  per la dismissione  dal demanio militare con possibile alienazione a soggetti privati. Sarebbero anche in corso interventi sulle strutture, che, già danneggiate dagli eventi bellici e dall’ottusa incuria di ben 75 anni, sono a grave rischio di crollo, e andrebbero urgentemente messe in sicurezza da personale specializzato. La dismissione dal Demanio e gli interventi sulle strutture in assenza delle necessarie prescrizioni della Soprintendenza a tutela del loro valore culturale configurano il rischio di gravi danni,vanificando le prescrizioni di tutela (vincolo) sancite dal D.L 490/1999, e con esse anche le prospettive di una gestione attiva di un bene così rilevante, che potrebbe assumere una posizione di rilievo nel patrimonio culturale nazionale e apportare notevoli benefici ai cittadini di Guidonia.

Italia Nostra si appella al MiBAC, all’amministrazione comunale di Guidonia e all’Aeronautica Militare affinché si applichino finalmente le norme di legge per la salvaguardia e la valorizzazione di una testimonianza così importante della storia nazionale e della storia dello sviluppo tecnico-scientifico nel mondo moderno.

 

 


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