Libertà, Libertà, Libertà… 

A proposito di una pubblicità di Elio e le sue Storie Tese

Il concetto di libertà è uno di quelli che, sempre più abusato, oggigiorno entra a far parte del lessico, tanto da stravolgerne il significato per il quale aveva trovato posto nel dizionario della lingua italiana. Già in passato Gaber ne aveva sottolineato la varianza nella sua canzone che, alcuni ricorderanno, iniziava ironicamente coi versi:

siamo liberi come l’aria,

siamo noi che facciam la storia…  

Con la canzone, Gaber avvertiva il pericolo di una trasformazione in atto, là dove un concetto di legittimo diritto si stava trasformando nell’arroganza di poter essere autorizzati a fare qualsiasi cosa, con la strafottenza soprattutto nei confronti del prossimo, il cui significato evangelico veniva di conseguenza rottamato e trasformato in un rifiuto senza più alcun valore, dal momento che ormai la libertà dell’Ego aveva ottenuto il nulla osta a scavalcare qualsiasi regola comportamentale, giacché altrimenti quale valore avrebbe assunto il concetto per il quale si era combattuto aspramente per anni?

Che io non sia ben disposto nei confronti della moderna pubblicità è cosa nota e traspare anche in altri miei interventi, ma ultimamente c’è una pubblicità che riguarda la presenza di Elio e le sue Storie Tese.

Voglio precisare che ammiro il cantante con la satira dissacratoria che anima quasi tutti i suoi pezzi, ma quello nel quale propaganda il rendimento degli interessi di una banca, che permettono (a chi se lo può permettere) di vivere senza fare un tasso mi ricorda troppo da vicino il famoso gesto dell’ombrello di Alberto Sordi, con annessa pernacchia, rivolto ai lavoratori che fanno manutenzione al fondo stradale, nel film I Vitelloni. Ecco, quello spot pubblicitario lo ritengo rivolto a me e a tutti i lavoratori, dipendenti, pubblici o privati, ivi inclusi i pensionati, che hanno lavorato trentacinque e più anni, pagando regolarmente le tasse; non perché più onesti, ma perché impossibilitati ad evadere quanto richiesto dal fisco – più o meno giustamente – vista la facilità di evaderlo da parte di coloro che, incontrollati, hanno potuto e possono ancora farlo.

Caro Elio, anziché uno spot di cattivo gusto, da te mi sarei aspettato qualcosa di diverso, invece dello schiaffo ai lavoratori che, loro malgrado, sono stati costretti, e lo sono ancora, a versare al fisco quanto dovuto, nella speranza che il governo racimoli lo stretto necessario per garantire scuole, ospedali, strade… anche a quelli che si godono i servizi garantiti senza fare un tasso, che poi, detta così, l’esclamazione è priva di senso, a meno che non si voglia stimolare – anche impropriamente – il  ricordo del film felliniano già menzionato. Senza fare un passo forse avrebbe suonato meglio. Comunque lo spot di Elio ha avuto e continua ad avere successo e di conseguenza il committente ha ricevuto la pubblicità che si aspettava di ritorno.

Con lo stato debitorio in cui versa la Nazione, non mi sembra proprio un invito a fare quanto necessita ai governi che si susseguono per contenere il debito pubblico, mentre al contrario il debito aumenta grazie all’evasione e al cattivo impiego di quanto versato da coloro che sono costretti a pagare le tasse, oltretutto anche mal retribuiti.

In definitiva, devo ammettere che il pregiudizievole maldestramente sono io.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivi un commento

Articoli Correlati