

Fatti e misfatti di ottobre 2013
Mario Marazziti a metà
“Gli immigrati superstiti drammaticamente ammucchiati nel centro di Lampedusa – ha detto l’attuale deputato di “Scelta civica” ed ex portavoce della “Comunità di Sant’Egidio”, Mario Marazziti – vanno subito trasferiti nelle città attrezzate per ospitarli”.
Giustissima indignazione e altrettanto giustissimo appello. Ma la giustissima indignazione e l’altrettanto giustissimo appello sarebbero stati effettivamente lodevoli e concreti – e non tanto retorici e pubblicitari per sè – ove l’onorevole Mario Marazziti avesse stilato un preciso elenco di città attrezzate per l’ospitalità. Un preciso elenco, meglio ancora, di conventi abbandonati o sfruttati come “residence”, di comunità religiose e laiche e – contattando il suo collega di partito e Ministro della Difesa, Mario Mauro – di caserme dismesse. O no?
Il cesso e i cessi di don Mazzi
“Berlusconi – se n’è uscito don Antonio Mazzi – venga, per scontare i “serzivi sociali”, nella mia comunità “Exodus” a pulire i cessi”.
Don Antonio Mazzi, sempre così occupato a calcare superbamente i palcoscenici di tutte le tv, benché giunto alla veneranda età di 84 anni, non ha ancora trovato il tempo, evidentemente, di leggere quei passi del Vangelo in cui si parla di peccato e di peccatori, di misericordia e di perdono. Non ha trovato il tempo neppure tutte le volte che si è seduto sul cesso.
L’inammissibile sgarbo a Gino Bartali
“Nessuna delle ventuno tappe del “Giro ciclistico d’Italia” – il prossimo anno – passerà, nel centenario della nascita del grande Gino Bartali, attraverso la sua Toscana”.
Uno sgarbo tanto grave quanto incomprensibile. E non soltanto sotto l’aspetto puramente sportivo. Perché Gino Bartali, con le sue epiche imprese al “Tour de France” del 1948, contribuì non poco a distogliere l’attenzione dall’attentato di cui era rimasto vittima l’allora segretario del Pci, Palmiro Togliatti, e a stemperare la tensione politica e sociale che avrebbe potuto sfociare anche in una guerra civile. D’altra parte – chissà perché – le prime tre tappe del “Giro d’Italia 2014” si correranno in Irlanda. Terra di grandi uomini, per carità, come il birraio Authur Guiness, il libertino Thomas Waley, l’armatore William James Pirrie, il regista Neil Jordan, il militante dell’ Ira Brendan Behan, ma anche il poeta Oscar Wilde, il drammaturgo Geoge Bernard Shaw e lo scrittore Samuel Beckett. Tutti, però, i quali non sono mai andati in bicicletta, non hanno mai potuto avere nulla a che vedere con il “Giro ciclistico d’Italia” e con il nostro momento difficile di quel lontano 1948. E allora,sì, “why”? Perché?
Doppia vergogna
“E’ circolato un filmato – su “You Tube” – nel quale si vede un invalido palermitano balzare su, dalla sua carrozzina, per applaudire il secondo “goal” della sua squadra.
Ma chi gli stava vicino? Si sono udice frasi come come “Assiettate ca la pensione ti lleanu” oppure “U Palemmu miraculi fici”. Non uno che avesse eslamato “Vriuogna” (“Vergona”).
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