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Fatti e misfatti di marzo 2015
Mario Relandini - 20 Marzo 2015

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“Mauizio Lupi – nella mattinata di oggi – si è presentato in aula a Montecitorio, si è difeso da quanto gli viene addebitato e, al termine del suo intervento, ha informato di avere rassegnato, benché neppure indagato dalla Magistratura, le sue dimissioni da Ministro per le Infrastrutture”.

Tutto, pari pari, come quanto accaduto, la sera prima, durante la trasmissione di Bruno Vespa, “Porta a porta”. Che così, da cosiddetta “terza Camera”, è venuta ad assumere la funzione di anticamera. Di salotto mediatico, cioé, più considerato e rispettato di un’aula parlamentare. Monsignor Bruno Vespa potrà considerarlo anche un suo personale successo, ma non un successo, chiaramente, per le sempre più bistrattate Istituzioni repubblicane.

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“Non c’è stato dunque bisogno di attendere – come era parso fino al tardo pomeriggio di ieri – chi avrebbe festeggiato, oggi 20 marzo, la “Giornata internazionale della felicità””.

Maurizio Lupi, infatti, non ha atteso, per decidere, la notte che porta consiglio. Ha preferito non attendere oltre l’ultimo spintone venutogli, perfino dal suo “leader”, prima di notte. Ed è andato ad anticipare, in televisione, che a festeggiare la “Giornata internazionale della felicità” sarebbe stato, sicuramente, il “premier” Renzi. Qualcuno, comunque, avrebbe scommesso che a ridere non sarebbe stato, alla fine, Matteo?

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“Quella di Maurizio Lupi – ha commentato poi il “premier” Renzi da Bruxelles – è stata una scelta saggia”. E il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini: “E’ stato un atteggiamento serio, un gesto politico da apprezzare”.

La Sposa di Maria Pia

Onori, dunque, allo sconfitto. Per una sorta di proprietà transitiva, però, i cinque sottosegretari indagati, il candidato pd a Governatore alla Campania addirittura condannato in primo grado e il Ministro del Lavoro “chiacchierato” perlomeno come Maurizio Lupi, tuttora ai loro posti, non avrebbero dunque fatto, non dimettendosi come non si sono dimessi, una scelta saggia e un gesto politico da apprezzare. E non avrebbero tenuto un atteggiamento serio. C’è da chiedersi, allora, perché loro stiano ancora lì, tranquillamente, senza che sia esplosa alcuna campagna politico-mediatica per chiederne le dimissioni e alle dimissioni costringerli. La vecchia inaccettabile logica “dei due pesi e delle due misure”? Tanti saluti, in questo caso, al “nuovo verso” che continua ad essere uno dei motti preferiti e continuamente annunciati dal “premier” Renzi.

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“Ma ora – confermata la comunione con il “premier” Renzi e accettata la liberazione di Maurizio Lupi dal Governo – che cosa ne verrà al “leader” del “Nuovo Centro Destra”, Angelino Alfano?”

I “trenta denari del suo tradimento” – si mormora nei corridoi del Parlamento – saranno sì un Ministero di minore importanza (secondo alcuni per Gaetano Quagliarella, secondo altri per Renato Schifani) ma, soprattutto, la sua conferma nella poltrona al Ministero dell’Interno. Nei cui spazi verdi, come anche lui ben sa, non ci sono “alberi di Giuda”. Ma, semmai, “alberi della cuccagna”. Nel senso, per carità, soltanto politico.


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