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Mica ci ha scritto Jo Condor – I giornalisti “black bloc” – Il Vietti contento di essere arrivato primo – L’ Avvocatura del “peggio per te”

Fatti e misfatti di ottobre 2013

Mica ci ha scritto Jo Condor

“Il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina – dopo un colloquio con il “premier” Enrico Letta – ha rinunciato, come facilmente previsto, a presentare le dimissioni annunciate tre giorni fa”.

Ma perché il “premier” Enrico Letta lo ha gratificato quale rappresentante del Governo durante tutto l’iter che dovrà seguire la cosiddetta “Legge si stabilità” alle Camere? Anche per questo. Ma anche, appunto. Perché il motivo principale potrebbe essere stato, invece, un altro. La prossima primavera (la prossima primavera beato chi avrà un occhio, ma questo si vedrà) dovranno avvenire nomine importanti nelle società controllate, direttamente e indirettamente, dal Ministero dell’Economia e Stefano Fassina – guarda caso – è proprio colui il quale ha ottenuto la delega per queste società controllate. Se si fosse dimesso, quindi, avrebbe perso ogni possibilità di “occuparsi” di quelle nomine. Dimissioni con il fischio, dunque. Fassina si chiama Stefano, mica Jo Condor.

I giornalisti “black bloc”

“I veri “black bloc” – ha scritto su “Facebook” il capo della segreteria del sindaco di Roma, Enzo Foschi, a proposito delle manifestazioni di ieri nella capitale – sono tutti quei giornalisti infiltrati nel corteo delusi dal fatto che non scorra sangue”.

Che i giornalisti siano sempre alla ricerca di uno “scoop”, in effetti, è noto da sempre. Ma che ora un funzionario autorevole della segreteria del sindaco, Ignazio Marino, venga a sostenere che arrivino ad essere loro i veri “black bloc” in quanto assetati di sangue peggio di Dracula, beh, questo sembra davvero perlomeno provocatorio quanto stupido. Anche perché poi, durante le manifestazioni di ieri nella capitale, ben cinque tra fotografi e giornalisti sono stati circondati e aggrediti, mentre stavano onestamente lavorando, da teppisti incappucciati. Ma ieri, nel fumo causato dalle bombe-carta, dai petardi, dalle bottiglie incendiarie, dai cassonetti dati alle fiamme c’era anche un po’ di fumo di coca?

Il Vietti contento di essere arrivato primo

Vedo che ancora una volta – si è compiaciuto il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Michele Vietti, commentando la sentenza con cui la Corte d’appello di Milano ha ricalcolato in due anni l’interdizione di Silvio Berlusconi dalla politica attiva – vedo che ancora una volta la Magistratura è arrivata prima della politica”.

E’ vero, ma questo è sempre avvenuto solo in circostanze e per personaggi particolari. Nei casi dei signori Rossi, invece, la Magistratura continua ad arrivare sempre con ritardi ancor più vergognosi di quelli dei treni regionali nel Sud. Ma, poi, che cosa c’è di cui tanto compiacersi? Dell’inusitata velocità della Magistratura o della tradizionale lentezza della politica? Sembra perlomeno bambinesco, in ogni caso, ridurre l’attività della Magistratura e l’attività della politica ad una gara sui cento metri. Qui si tratta di democrazia, mica di Olimpiadi.

L’ Avvocatura del “peggio per te”

“Lei, 74 anni – è accaduto nel 2007 – sente suonare alla porta, va ad aprire, un uomo la strattona ed entra, poi la picchia e la violenta. Lui, avendo optato per il rito abbreviato, se la cava con quattro anni e 30 mila euro per risarcire la sua vittima. Ma, poiché il risarcimento non avviene, i legali di lei, confidando in una direttiva europea che impone al Paese di residenza di garantire quell’indennizzo, decidono di chiamare in causa la Presidenza del Consiglio difesa dall’Avvocatura dello Stato”.

Una difesa dimostratasi, proprio in questi giorni, efficacissima per lo Stato, ma gravemente offensiva per la vittima della violenza e assolutamente inaccettabile da parte di quanti credono ancora in una giustizia sempre giusta. Che cosa ha sentenziato, infatti, l’Avvocatura dello Stato? Che l’anziana donna non ha diritto ad alcun indennizzo poiché, aprendo la porta all’uomo il quale l’avrebbe poi picchiata e violentata, si era comportata in modo incauto e, alla fine, aveva contribuito alla sua aggressione. Non avrebbe dovuto aprire la porta a chi aveva suonato al suo campanello, insomma. E, se la porta l’aveva aperta, peggio per lei mica per il suo aggressore e per lo Stato italiano. Ringrazi Dio, comunque. L’Avvocatura, tirando ancora un po’ la sua incredibile tesi, avrebbe potuto definirla, addirittura, consenziente. E magari, invece di risarcirla, farle pagare le spese del processo.

 


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