Nel Lazio, si abbassa sempre di più l’età in cui si utilizza uno smartphone

Lo studio di Save the Children sulla dipendenza digitale nei giovani

Secondo una recente indagine dell’Istituto Superiore di Sanità, il 59,3% del bambini tra gli 11 e i 15 mesi utilizza dispositivi digitali (in Italia la media è del 58,1%) e il 2,2% è esposto agli schermi di cellulari, tv e tablet per più di tre ore al giorno. 

Dati che sono in contrasto con le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), accolte anche in Italia dalla Società Italiana di Pediatria (Sip) di non utilizzare dispositivi digitali per i bambini di età inferiore ai 2 anni.

In occasione della Giornata mondiale per la sicurezza in Rete, di oggi 6 Febbraio 2024, Save the Children ha sottolineato l’importanza di tenere sotto controllo i trend di abbassamento dell’età media nell’utilizzo delle tecnologie digitali da parte dei più giovani. Secondo uno studio già diffuso lo scorso novembre dall’organizzazione non governativa, nel Lazio il 75% di bambini e ragazzi tra i 6 e i 17 anni utilizza internet tutti i giorni (al di sopra della media nazionale del 73%), e lo fa soprattutto attraverso lo smartphone (65,5% contro una media nazionale del 65,9%). Mentre il 15,6% di chi ha tra gli 11 e i 13 anni è vittima di bullismo online.

Un uso smodato dei dispositivi tecnologici da parte dei più giovani può portare a una serie di conseguenze preoccupanti. Alla dipendenza tecnologica sono associati: aumento dell’ansia sociale, della depressione e dell’impulsività, un rendimento scolastico scarso e un maggior rischio di sovrappeso o obesità (nel Lazio il 21% di ragazze e ragazzi sono obesi o in sovrappeso, la media nazionale è 22,6%).

Un altro effetto legato alla dipendenza da internet è l’autoisolamento, che può raggiungere le forme più estreme nel fenomeno degli hikikomori (letteralmente significa “stare in disparte”), che porta i più giovani, soprattutto tra i 15 e i 17 anni,  a ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi senza avere contatti con il mondo esterno, utilizzando internet e i social network come unici mezzi di comunicazione.

Secondo Save the Children, la scuola deve avere un ruolo centrale nell’alfabetizzazione digitale di bambini e adolescenti. Da qui l’importanza di ridurre il digital divide e combattere la povertà educativa digitale. Tenendo in considerazione la percentuale di scuole dotate di banda ultra larga, il Lazio ha ancora il 28% di scuole da connettere, dall’infanzia alle superiori. Per quanto riguarda le scuole secondarie di primo grado, a Roma è connesso l’86% delle scuole, a Frosinone il 60% e a Latina il 38%. Mentre a Rieti e Viterbo la quasi totalità degli istituti è dotata di banda ultra larga. Nelle scuole secondarie di secondo grado, invece, tutte le principali città registrano percentuali alte come Roma e Viterbo (che segnano entrambe l’88%) o Rieti (82%) e Frosinone (77%), mentre la percentuale è più bassa a Latina (43%).

“L’ambiente digitale rappresenta per le giovani generazioni una straordinaria opportunità di abbattimento delle disuguaglianze e di ampliamento degli orizzonti – spiega Raffaela Milano, direttrice programmi e advocacy Italia-Europa di Save the Children – ma è necessario che tutti i bambini, le bambine e gli adolescenti siano accompagnati nella acquisizione delle competenze indispensabili per navigare in rete in modo creativo e consapevole. Per questo motivo è necessario coinvolgere e formare le figure adulte di riferimento, a partire dai genitori e dai docenti, anche sulle nuove frontiere dell’Intelligenza Artificiale. Allo stesso tempo, consapevoli di come l’età media del primo accesso alla rete con la pandemia si sia drammaticamente abbassata, occorre un forte impegno congiunto da parte delle istituzioni e delle piattaforme per prevenire i gravi rischi che i bambini e le bambine possono incontrare online e consentire loro una navigazione sicura”.

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