Obama, le vacche sacre e i giudici indiani – “Poste italiane” ormai nella palude

Fatti e misfatti di gennaio 2015
Mario Relandini - 25 Gennaio 2015

Obama, le vacche sacre e i giudici indiani

“I servizi comunali di Nuova Delhi hanno lavorato di gran lena – tutto ieri e tutto oggi – per liberare le strade dalle circa 20 mila vacche sacre che quotidianamente le frequentano. Questo perché non intralciassero il convoglio del presidente Usa Obama, in visita ufficiale domani, e anche perché, magari, non gliela facessero in faccia”.

barack obamaBene. Ora, però, sarebbe anche bene che il Governo di Nuova Delhi cominciasse a lavorare, di gran lena, per liberare certi suoi tribunali da qualche giudice tutt’altro che sacro. E questo per non intralciare le trattative per il ritorno in Italia dei due nostri marò e, magari, non continuare a farla in faccia ai nostri politici e diplomatici.

“Poste italiane” ormai nella palude

“I faldoni che la Corte d’appello di Milano aveva spedito a Roma per la Corte di cassazione – tramite il servizio postale – non sono mai arrivati a destinazione, ma sono tornati al mittente, dopo lungo tempo, aperti, manomessi, con le carte mischiate oppure si sono persi, addirittura, nel nulla”.

Non più soltanto, dunque, la corrispondenza ordinaria consegnata con gravissimi ritardi e le cartoline recapitate dopo ottanta giorni: ora perfino i delicati atti giudiziari, dai quali sarebbero dipese le sorti di tanti processi e di tanti imputati, finiti non si sa dove o pesantemente danneggiati e alla mercé di chiunque. “Poste italiane”, dopo questa nuova e ancor più clamorosa testimonianza di inefficienza e di caotica gestione del servizio, ha fatto sapere, semplicemente, di avere avviato un’indagine. Troppo buoni. Ma, comunque, per indagare che cosa di nuovo? E’ già da tempo che i tradizionali servizi istituzionali di “Poste italiane” non assolvono più al loro ruolo. E, quindi, già da tempo si sarebbe dovuto indagare con giusta severità. E con giusta severità mandare a casa i responsabili di tanto sfascio. A cominciare dall’area dirigenziale. E, magari, dallo stesso Consiglio di amministrazione: Sempronio, Tizio e l’ultimo arrivato, addirittura al vertice, Caio. Francesco Caio.


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