Parco delle Acacie. La Commissione Capitolina congiunta fa il punto sulla situazione

Ritrovamenti archeologici impediscono, per ora, l'edificazione prevista nell’area recintata tra via di Pietralata e via Feronia

Il Presidente della Commissione Ambiente del Comune di Roma, Giammarco Palmieri, oggi, 27 novembre 2023, nell’aprire la seduta congiunta con la Commissione Urbanistica, ha illustrato la necessità di questa convocazione congiunta, originata dalle grandi preoccupazioni pervenute già quest’estate dal Comitato Parco delle Acacie, in merito sia all’attività di eliminazione di parte della vegetazione all’interno dell’area recintata tra via di Pietralata e via Feronia, nota appunto come Parco delle Acacie, sia dei ritrovamenti archeologici recentemente avvenuti all’interno della zona stessa. Presenti alla seduta alcune realtà territoriali che seguono da tempo la vicenda (in primis il suddetto comitato) nonché alcuni rappresentanti istituzionali del territorio, tra i quali l’Assessora all’Ambiente Federica Desideri, il Presidente della Commissione Ambiente Gianluigi Bardini ed il Consigliere PD Ruggero Piccolo.

Invitato principale l’architetto Pietro Scaglione, Direttore del Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica (PAU) –  Ufficio Monitoraggio del processo di attuazione delle convenzioni urbanistiche, il quale  ha illustrato ai presenti gli elementi in cui è inquadrato il territorio oggetto della discussione. Si parla di una convenzione che deriva da una compensazione attuata in un’altra zona di Roma, quella del Parco dell’Insugherata, firmata nell’agosto del 2013 e la cui scadenza è prevista nel 2027.

Oggetto della convenzione la preservazione di Monte Arsiccio, in zona Ottavia, grazie alla quale è stata affidata al proprietario dell’area precedente la possibilità di realizzare in compensazione opere edificatorie per circa 20.900 metri quadri, dei quali 16.800 residenziali e 4.100 di natura commerciale; prevista nella convenzione anche la creazione da parte del costruttore di opere di infrastruttura primaria e secondaria, per un importo di circa 3,2 milioni di euro totali tra primarie e secondarie. Al momento attuale però la convenzione risulta essere ferma per via delle attività di indagine di natura archeologica (nonché bellica), ed il recente ritrovamento di una serie di reperti di epoca romana creerà sicuramente la necessità di attuare una variante per l’attuazione della convenzione edificatoria, anche perché i primi rilevamenti sono avvenuti proprio nella parte dove è prevista l’edificazione di una zona residenziale.

L’Assessora Desideri ha quindi chiesto all’arch. Scaglione cosa potrebbe succedere se in tutta l’area avvenissero ritrovamenti archeologici; Scaglione ha detto che l’oggetto della convenzione è un diritto acquisito; quindi, non si può non fornire un’alternativa al costruttore. Le soluzioni possibili, in caso di necessità di variante, in questo caso sarebbero solo due: o la variante è possibile all’interno dello stesso perimetro, come previsto dall’art. 1 bis della legge regionale n. 21 dell’11 agosto 2009, oppure – se in tutta l’area risulta impossibile approvare una variante di progetto – bisogna effettuare una variante del Piano Regolatore generale, strada ovviamente più lunga e complessa nell’attuazione.

Tornando sul tema dei ritrovamenti archeologici, il Presidente Palmieri ha chiesto cosa succederebbe all’area, nel caso in cui l’area – vista l’eventuale mole di ritrovamenti – dovesse diventare totalmente inedificabile, ipotizzando la possibilità di rendere a quel punto l’area di natura pubblica, quindi fruibile e visitabile da tutti i cittadini. Anche in questo caso la risposta è arrivata dall’arch. Scaglione, il quale ha detto che in quel caso si dovrebbe aprire una trattativa con il proprietario privato, percorrendo alternativamente la misura dell’esproprio o quella di un nuovo accordo compensativo.

Entrando nel merito dei ritrovamenti, una descrizione più puntuale è stata fatta dai membri del comitato Parco delle Acacie, intervenuti nella seduta di commissione congiunta. “Dal punto di vista archeologico” ha detto la presidente del Comitato Flavia Poli “alcuni ritrovamenti sono già stati effettuati nell’area tra via di Pietralata e via Malladra, tra i quali una strada romana del secondo secolo ed un’area di sepoltura in anfora, mentre recentemente pare sia emerso un nuovo reperto di pregio, un portale che in base ai primi rilievi dovrebbe risalire al quinto secolo a.c.  A ciò va aggiunto il fatto che all’interno dell’area è presente anche una marrana, con la conseguente fuoriuscita continua di acqua ad ogni trivellazione. In questo quadro, che scenario si delinea?

Tutte queste domande, nonché i dubbi sulla possibilità che il progetto possa effettivamente proseguire secondo l’idea originaria, hanno spinto i due Presidenti Palmieri e Amodeo a prendere l’impegno ad effettuare a breve un sopralluogo congiunto sull’area in questione, sopralluogo cui sarà data la possibilità di partecipare anche ai membri del Comitato di Parco delle Acacie, al fine di toccare con mano l’evoluzione che sta vivendo l’area, e confrontarsi con la Sovrintendenza Capitolina ai beni culturali, che in questo momento è l’unica a poter prendere decisioni sulla zona.

Se la situazione è come quella che appare oggi” ha ribadito l’Assessora Desideri “l’area difficilmente potrà rimanere edificabile, ma potrà invece dare prestigio al territorio del Municipio e a tutto il Comune di Roma”.

Commissione conclusa quindi dal Presidente della Commissione Urbanistica Tommaso Amodeo, il quale ha ribadito l’impegno delle due Commissioni nel vigilare costantemente la situazione, anche al fine di contemperare interessi divergenti, con soluzioni che siano soddisfacenti per tutti i soggetti interessati.

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