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Parco Sangalli a Torpignattara. Cittadini più efficienti del Comune

Intervista a Claudio Gnessi

Il Comune di Roma ha un’estensione di verde pubblico immensa. Migliaia di ettari di verde fra parchi, giardini aiuole che non riesce a manutenere. Negli anni passati il “servizio giardini” addetto a questo scopo e che era di per sé già insufficiente è stato completamente e scientemente smantellato. Sono subentrati gli affidamenti alle cooperative esterne. Anche in questo campo ha attecchito il malaffare, come denunciato dall’inchiesta su “Mafia capitale”. Buzzi, Carminati e soci facevano affari sporchi non solo sulla gestione dei migranti ma anche sul verde pubblico.

In questi ultimi anni lo scadimento del servizio comunale ha portato tanti cittadini a organizzarsi per far fronte da soli e con il volontariato alla manutenzione degli spazi verdi.
Nel VII Municipio, da Villa Lazzaroni a Villa Fiorelli, dal Parco delle Mura Latine al giardino di Piazza Galgano, da Villa Flaviana a Cinecittà est al Parco degli Acquedotti, dal giardino di via Gasperina a quello di Arco di Travertino, da Tor Fiscale alla Caffarella a via del Mandrione, tantissime e varie sono le esperienze fatte dal volontariato dei cittadini. Esperienze di partecipazione civica che potrebbero essere incrementate, come vorrebbe il Comitato di quartiere di Osteria del Curato, ma che si trovano a dover fronteggiare chiusure burocratiche, sia nei municipi che a livello comunale. Ostacoli non rimossi dalla recente delibera comunale sull’affidamento degli spazi verdi ai comitati dei cittadini.

Nel V municipio abbiamo scoperto un esperimento interessante, sotto molti punti di vista, che ha il pregio di unire volontariato civico e impresa economica e occupazionale, senza consentire, però, all’Istituzione di scaricare la sua responsabilità di fornitore di un servizio sulle spalle dei cittadini volenterosi. Lo si potrebbe definire un bell’esempio di sussidiarietà.
Parliamo del modello di manutenzione del Parco Giordano Sangalli su via dell’Acquedotto Alessandrino a Torpignattara.
Giordano Sangalli era un partigiano di diciassette anni di Torpignattara, morì combattendo i nazifascisti il 7 aprile del ’44 sul monte Tancia nelle file della Brigata Stalin. 

Abbiamo chiesto a Claudio Gnessi esponente del comitato di quartiere di illustrarci questa loro preziosa esperienza nella speranza che possa servire anche ad altri comitati di cittadini impegnati sul fronte della manutenzione urbana.   

Claudio GnessiGnessi, come è nata questa vostra esperienza?

L’esperienza di gestione ordinaria del Parco Giordano Sangalli è nata come azione di volontariato classico: cittadini che vanno a pulire la domenica un’area verde che non viene manutenuta a dovere. L’esperienza ha prodotto un team di associazioni che hanno di fatto iniziato a prendersi cura dell’area in modo sistematico. A quel punto eravamo ad un bivio: o rendevamo questa esperienza qualcosa di più “serio”, o continuavamo a fare quel che potevamo. Abbiamo scelto la prima opzione, marcando, però, il nostro operato: abbiamo smesso di fare pulizia volontaria. In poco più di 4 mesi il parco è diventato una discarica a cielo aperto. A quel punto abbiamo consolidato la nostra volontà di andare avanti e di cambiare l’idea diffusa in ambito istituzionale che i cittadini, attraverso il lavoro volontario e la pratica nefasta delle adozioni, sono i tappabuchi delle mancanze della Pubblica Amministrazione in materia di manutenzione ordinaria.

Quindi l’opzione era semplice: non appellarci alla sussidiarietà ma alla collaborazione civica. Noi come cittadini abbiamo deciso di intervenire, dopo aver conosciuto lo splendido lavoro di Christian Iaione sul tema dei beni comuni, in “flagranza di reato”. Sul Parco si stava perpetrando, di fatto, un reato che era, appunto, la non fornitura di alcun servizio di manutenzione. Noi, quindi, abbiamo in un certo senso vestito i panni della pubblica amministrazione e ce ne siamo occupati, scegliendo una modalità innovativa: abbiamo reperito dei fondi con un bando e abbiamo fatto lavorare dei giovani disoccupati di zona, offrendo quindi anche una servizio di welfare territoriale. Le associazioni promotrici hanno invece continuato a lavorare volontariamente coordinando il tutto e organizzando eventi culturali e di formazione.

Quali ostacoli politici e burocratici vi siete trovati ad affrontare e come li avete superati?

parco sangalliDi fatto abbiamo compiuto la nostra opera in modo semi-clandestino. Certo eravamo protetti da una certa giurisprudenza – quella appunto derivata dai principi di collaborazione civica e ben evidenziati nel lavoro di LabGov – ma per le regole dei burocrati comunali stavamo facendo qualcosa di non ammesso in procedura. Ciò ovviamente ci esponeva a dei rischi, ma  siamo andati avanti dicendoci: stiamo pulendo un parco che era una cloaca, venissero a dirci qualcosa. Abbiamo rischiato sui risultati: se riusciamo nell’impresa nessuno avrà il coraggio di dirci nulla. Dopo appena 1 mese il Parco è rinato, segnale che l’impresa era tutt’altro che impossibile anche per la stessa Amministrazione Pubblica. Diciamo che abbiamo dimostrato che il re era nudo e quindi tutti hanno preferito fare un passo indietro, per evitare evidenti figure barbine.

Quali sono i pericoli che mettono in forse il proseguimento del vostro lavoro?

Noi abbiamo deciso che non ci stiamo ad entrare nello schema ricattatorio per cui i parchi se li puliscono le associazioni, facendo volontariato e subendo i pesanti vincoli imposti dalle regole delle adozioni. Il modello Retake ci interessa fino ad un certo punto, in quanto scarica la responsabilità tutta sul cittadino incivile (e nessuno dice che il cittadino sia immacolato), ma risparmia e copre le deficienze di una pubblica amministrazione a cui il cittadino paga le tasse, proprio per l’erogazione di quei servizi a cui spesso viene chiamato a “collaborare” in regime volontaristico. Questo dato di partenza ci impone un modello diverso. Il nostro schema è quello di una co-gestione dei beni comuni che produce welfare sociale. Ciò ha bisogno di un minimo di risorse economiche per poter, appunto, pagare lavoro, contributi, assicurazione e formazione a chi lavora. Un costo enormemente inferiore a quello che viene richiesto dalla pubblica amministrazione, con risultati qualitativi enormemente superiori perché i cittadini stanno pulendo casa loro e quindi, per definizione, la puliscono meglio. Senza fondi, quindi, il progetto non va avanti. Noi li reperiamo attraverso i privati (bandi di fondazioni, crowdfunding etc.) ma è sempre un terno al lotto. Se esistesse una cultura della collaborazione civica, in questo comune si metterebbe a bilancio un capitolo di spesa per finanziare la co-gestione delle aree verdi attraverso il nostro modello. Ma ci rendiamo conto che è un discorso anni luce avanti rispetto agli schemi “prefettizi” attualmente tanto in voga.

Quali sono i difetti della delibera comunale sugli affidamenti ai cittadini di spazi verdi per la loro manutenzione?

Fondamentalmente parliamo di procedure che investono le associazioni di responsabilità inaccettabili, anche da un punto di vista legale. Stiamo di fatto parlando di una cessione totale di responsabilità a costo zero da parte dell’amministrazione. Sono modalità molto subdole per scaricare la palla in testa al volontariato. È decisamente ora di dire basta e voltare pagina.

Il progetto Parco Sangalli Community Value è stato realizzato grazie al sostegno del CESV-SPES servizi per il volontariato


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