

Paola Taverna, senatrice del M5S, è una popolana romana. Nata e cresciuta al Quarticciolo. Il suo modo di dire e di fare assomiglia molto a quello di Anna Magnani, l’indimenticabile “Nannarella” protagonista di tanti film, tra cui il bellissimo e neorealista “L’onorevole Angelina” diretto da Luigi Zampa nel 1947.
Venerdì scorso a piazza del Popolo al raduno elettorale dei pentastellati ha fatto un discorso molto applaudito che ha scaldato – e questo era il suo compito – una piazza non proprio stracolma ma certo oceanica rispetto alle modeste affluenze registrate dagli altri schieramenti e partiti in gara al primo turno. Tutto sommato la manifestazione è stata un po’ l’annuncio di quello che le urne avrebbero registrato due giorni dopo: un primo notevole successo del M5S.
Nel suo scoppiettante comizio la cittadina-senatrice a un certo punto si è confusa, almeno speriamo. Volendo denunciare l’inanità delle giunte di centrosinistra da Rutelli a Veltroni e il sistema di potere che ha riempito, con il contributo per niente secondario della destra di Alemanno, d’un debito extralarge la capitale d’Italia, ha detto: so’ quarant’anni che se stanno a magnà Roma.
Certamente la senatrice è troppo giovane per ricordare che giusto quarant’anni fa la sinistra guidata dal PCI dette vita alle giunte di sinistra, senza centro, che per nove anni con Argan, Petroselli e Vetere seppero far rinascere una città piagata da numerosi “mali” e grandi ingiustizie, anche allora depredata dalla speculazione e dalla rendita parassitaria sotto molteplici forme.
Il banchetto dei cosiddetti “forchettoni” – indimenticabile slogan comunista del dopoguerra raffigurato nei manifesti da coltello, forchetta e cucchiaio variamente disposti – per rimanere sul tema di Taverna, era cominciato assai prima, con Rebecchini e Cioccetti.
Petroselli e gli altri lo interruppero. Ma l’esperienza delle giunte di sinistra insediatesi nel 1976 non fu positiva ed esaltante solo per la messa a dieta di lor signori, ma per tante altre cose che qui non è il caso di rievocare, ma che, complessivamente, portarono a una rinascita della capitale. Non ultima la partecipazione all’opera di un grande e organizzato movimento popolare che aveva le sue basi “rosse” nella periferia abusiva e nei grandi quartieri popolari, compreso il Quarticciolo della senatrice Paola.
L’esponente pentastellata, così come ha studiato la Costituzione, apprezzando moltissimo – ha detto lei – la lungimiranza dei nostri Padri costituenti, non sarebbe male, anzi assolutamente necessario, che si applicasse, insieme ai suoi, a studiare quel periodo, dal ’76 all”85. Ne potrebbe trarre lezioni assai utili per l’oggi e, soprattutto se il suo movimento-partito guadagnerà il governo del Campidoglio, per il domani.
Intanto cominciando a mettere ordine nelle date.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.