Per conoscere il mausoleo dei Plauzi a Tivoli

Sulla sponda sinistra dell’Aniene, a lato del c.d. ponte Lucano con cui la via Tiburtina supera il fiume
Zaccaria Mari - 11 Aprile 2020

Sono iniziati nel marzo scorso i lavori di scavo e restauro del mausoleo dei Plauzi a Tivoli. Il monumento sepolcrale, il più famoso della Campagna Romana dopo quello di Cecilia Metella sulla via Appia, studiato dagli architetti sin dal XV secolo e rappresentato da molti vedutisti, si trova a valle dell’antica Tibur, sulla sponda sinistra dell’Aniene, a lato del c.d. ponte Lucano con cui la via Tiburtina supera il fiume (fig. 1).

Il mausoleo, eretto in piena età augustea, si compone di due corpi: quello superiore cilindrico (diam. m 17,40, alt. cons. 12) in opera quadrata di travertino (il lapis Tiburtinus estratto nella vicina cava del Barco) con elegante bugnato piatto, suddiviso in due parti da una cornice aggettante, che forse terminava con un parapetto merlato o con copertura piana, e un corpo basamentale a forma di basso parallelepipedo quadrato (lato m 23,30, alt. 3,50 ca.), anch’esso rivestito di opera quadrata su un nucleo cementizio, oggi quasi completamente sepolto (fig. 2). Il mausoleo sorge, infatti, in un’area di esondazione, che già nei secoli scorsi vide notevolmente innalzato il letto del fiume, al punto che le arcate del ponte risultano interrate fino oltre l’imposta. Durante i secoli si è più volte tentato di preservare il monumento dagli straripamenti (ad esempio nel 1835 per opera dell’architetto L. Valadier), ma senza un vero successo. La costruzione nel 2004 dell’antiestetico muro in cemento (v. fig. 2), disconoscendo completamente le ragioni della tutela del bene culturale, ha invece mirato esclusivamente a salvaguardare l’edilizia e le attività, in parte abusive, dell’area circostante.

Nel corpo inferiore, accessibile da una porta architravata sul lato opposto alla Tiburtina, è ricavata la cella funeraria a pianta quadrata in opus reticulatum, con abside sul fondo, illuminata da due feritoie, costantemente invasa dall’acqua. Alla sommità del lato del basamento prospiciente la via Tiburtina si conserva un tratto del prospetto architettonico in travertino con nicchie ad arco e una centrale rettangolare, separate da semicolonne su un alto plinto e con capitello corinzio (figg. 3-4), che probabilmente girava tutt’intorno al corpo cilindrico. Nella parte alta del corpo cilindrico, verso la Tiburtina, è inserita l’iscrizione marmorea Corpus Inscriptionum Latinarum XV, 3606, di M. Plautius Silvanus (console nel 2 a.C. con Augusto), fondatore del mausoleo, e della moglie Lartia, cui corrispondono sul basamento la grande iscrizione 3605, di Plauzio Silvano, della moglie e del figlio M. Plautius Urgulanius, e la 3608, di Ti. Plautius Silvanus Aelianus, console nel 45 e nel 74 d.C., ancora inserite nel prospetto architettonico (fig. 5). Delle altre iscrizioni inserite nelle nicchie destinate ad accogliere i tituli funerari dei membri della gens senatoria dei Plautii Silvani, sepolti nel mausoleo durante tutto il I sec. d.C., è nota la 3607, di P. Plautius Pulcher, anch’egli figlio di M. Plauzio.

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Il mausoleo venne forse utilizzato come baluardo a difesa del ponte già nel VI secolo durante la guerra greco-gotica, che ebbe in Tibur un importante caposaldo, ma solo in pieno Medioevo è citato come forte (anno 1141). Verso il 1465 fu trasformato in torrione mediante l’aggiunta del coronamento a sporto su archetti, con merli e camminamento interno, ove è inserito lo stemma di papa Paolo II (fig. 6). Buona parte del cilindro, quella rivolta verso Tivoli, ove in un momento imprecisato era iniziata la demolizione al fine di riutilizzare i materiali, è ricostruita con una solida muratura a scaglie di basalto (provenienti dai lastroni della pavimentazione della via Tiburtina), di travertino e di marmo.

Il corpo cilindrico presenta la parte inferiore piena, mentre quella superiore è vuota ed è stata interessata da pesanti interventi per il riuso medioevale e moderno, in particolare con l’erezione di quattro alti e grossi pilastri in muratura (uno è interamente crollato), che sorreggevano la copertura lignea raggiungibile per mezzo di scale anch’esse in legno.

Il progetto, elaborato dalla Soprintendenza e finanziato con la L. 23.12.2014, n. 190, per un importo di Euro 2.300.000,00, prevede: il restauro del corpo cilindrico (trattamento delle superfici in travertino, consolidamento e integrazione delle murature e del prospetto architettonico con le epigrafi), il recupero del vano superiore che si vuole rendere accessibile, la realizzazione di una copertura parzialmente praticabile onde consentire la periodica manutenzione e la fruizione del camminamento sommitale, lo scavo e il restauro del basamento, la sistemazione a parco archeologico-naturalistico dell’area circostante con entrata su via Maremmana Inferiore e vialetto di accesso che consenta di godere della vista sull’Aniene, così come si può ammirare negli acquerelli dell’Ottocento.

Ad oggi (agosto 2019) sono stati restaurati integralmente gli archetti con ghiera a mattoncini del coronamento (figg. 7-8) e parte della muratura del corpo cilindrico. È stato inoltre ripulito dalla vegetazione l’ambiente superiore, ove sono intervenute le prime novità. Sotto il moderno pavimento in mattoni sono stati intravisti due muri antichi in opus caementicium convergenti verso il centro che devono appartenere a un sistema a raggiera, come documentato in numerosi mausolei a tamburo di età tardo-repubblicana/primo-imperiale. La parte inferiore del corpo cilindrico quindi è sì piena, ma suddivisa dai setti murari in spicchi triangolari riempiti di scagliette; un sistema simile è utilizzato anche per collegare al corpo cilindrico quello basamentale.

La seconda importante novità riguarda l’attacco di volte in opera cementizia sul perimetro interno del corpo cilindrico; rasate dalla riutilizzazione moderna, appaiono come una successione di archi a tutto sesto (fig. 9). Accurati rilievi consentiranno di precisare l’articolazione del vano esistente in età antica, che sembrerebbe presupporre la presenza di un pilastro centrale. La ripulitura dalla vegetazione ha rimesso in luce anche molti elementi del riuso moderno: la struttura a base quadrata con porta trilitica, addossata al perimetro curvilineo, che conteneva la scala a chiocciola di legno per salire alla sommità (fig. 10), gli incassi per un’altra scala obliqua sullo stesso perimetro, gli incassi di soppalchi lignei sui pilastri, gli intonaci nel piano terra del vano su cui sono tracciati interessanti graffiti risalenti fino al XVIII secolo.

Il progetto prevede anche la messa in sicurezza della secentesca “Osteria del Ponte”, situata di fronte al mausoleo (v. figg. 1-2), in vista di un futuro recupero. Più in generale si auspica che i lavori in corso rappresentino anche l’occasione per coinvolgere soggetti con competenze diverse nel comune obiettivo di risolvere il problema delle inondazioni e di promuovere una sistemazione urbanistica che restituisca decoro e dignità a un sito per troppo tempo lasciato in abbandono.

Il progetto è seguito da Anna Paola Briganti (Responsabile unico del procedimento), Sergio Sgalambro (Direttore dei lavori), Zaccaria Mari (Direttore scientifico).

Periodici aggiornamenti sul prosieguo del cantiere saranno forniti su questo medesimo sito.

http://sabap-rm-met.beniculturali.it/it/430/scavi-ricerche-valorizzazione-e-musealizzazione/1740/tivoli

 

Zaccaria Mari


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