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Racconti in spiaggia ad agosto a Sperlonga

E una domanda: a Roma, al Centro e al Nord Italia funziona meglio l'assistenza sui minori?

Sperlonga, provincia di Latina. Mi si avvicina la Sig.ra Giuseppina, chiede scusa e il permesso di usufruire dell’ombra del mio ombrellone.
“Mi scusi, ho involontariamente ascoltato che lei scrive su un giornale”, questo l’esordio della chiacchierata.
“Sono un’insegnante di scuola elementare a Napoli e vorrei raccontarle storie drammatiche di bambini che hanno subito soprusi in famiglia. Ho provato a contattare i servizi sociali ma mi sarei dovuta esporre in prima persona. Anni fa la Procura della Repubblica e il Tribunale dei minori era più radicato sul territorio, oggi c’è distrazione sulla problematica dei bambini disagiati.
Sarà che i casi sono tanti e nascosti, i quartieri di Napoli e i paesi limitrofi sono soggetti ad una crisi sociale spaventosa, tutti sanno e non sanno, ma non intervengono o lo fanno male e non danno aiuto ai bambini.
Ho parlato con qualche casa famiglia, in via riservata, e i miei contatti mi hanno replicato: ma qui i bambini starebbero meglio? E, dalla segnalazione al completamento dell’iter burocratico quanti mesi se non anni passerebbero ?
Ho preso, abbiamo preso, a scuola calci da un bambino. Chiamato il padre e la madre, un drogato e un’attricetta finta e tutta colorata, ci volevano dare altri calci, altri schiaffi, altri insulti, altre minacce; ci volevano i Carabinieri ma il Dirigente scolastico si è rinchiuso a chiave nel suo ufficio e non ha sporto denuncia. Il bambino è sempre a scuola e tira sempre calci, lo psicologo direbbe che le problematiche casalinghe le scarica a scuola. E il futuro che porterà al bambino? Alla sua famiglia sicuramente il reddito di cittadinanza, che incassano già da parecchi mesi.
Una bambina lavata, vestita con indumenti puliti, capelli ben pettinati, brava a scuola. Nessun segnale negativo arrivato a me o alle altre maestre.
Arriva la Procura e nell’ufficio del Dirigente scolastico mi pone delle domande sulla bimba. Nulla avevo da dichiarare, salvo l’ottimo profitto scolastico e la condotta del minore. Impressionante il loro racconto e il proporre l’affidamento ad una casa famiglia: mamma prostituta, padre suo sfruttatore, famiglia che usufruisce di reddito di cittadinanza e che vive in un tugurio con materassi in terra. Come mai si presentava, tutte le mattine, ordinata e pulita a scuola? La sorella più grande la preparava, per fare apparire la bimba come i suoi più fortunati amichetti.
Mamma e papà in galera, i figli con un nonno. Accuditi con la sua piccola pensione in casa sua, a scuola tutti i giorni. Bambina educata e studiosa. I vicini di casa hanno denunciato il nonno per abuso su minore. La bambina ha negato a scuola davanti alla maestra e agli Assistenti sociali, il nonno ha negato, i fratellini hanno negato. C’è stato un processo e la bambina è stata ospitata al nord Italia da una sorella del nonno. Nei tre gradi di giudizio il nonno è stato assolto dall’accusa di molestie, la bambina è tornata a Napoli dal nonno. Gli assistenti sociali si sono mossi e male”.
La Sig.ra Giuseppina mi ha chiesto di divulgare queste situazioni tramite Abitare A Roma. Mi ha posto, alla fine della chiacchierata, una domanda: a Roma, al Centro e al Nord Italia funziona meglio l’assistenza sui minori?

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