

Quest’anno, per il solo 15 agosto, si stima l’arrivo di 644.500 persone e 1,68 milioni di presenze
Roma non è più la città silenziosa e sonnacchiosa dei Ferragosti raccontati da Dino Risi ne Il Sorpasso o da Carlo Verdone in Un sacco bello.
Niente strade vuote, niente saracinesche abbassate a perdita d’occhio: al loro posto, un flusso continuo di trolley, zaini in spalla e macchine fotografiche pronte a immortalare ogni scorcio.
Quest’anno, per il solo 15 agosto, si stima l’arrivo di 644.500 persone e 1,68 milioni di presenze. Un dato che segna un nuovo record, confermando un trend in crescita ormai da tre anni.
“Rispetto al 2024, l’anno dei record, gli arrivi cresceranno del 5,46% e le presenze del 3,8%” ha dichiarato l’assessore al Turismo di Roma Capitale, Alessandro Onorato.
Non si tratta solo di numeri: significa oltre mezzo milione di persone che soggiorneranno in città, consumeranno nei ristoranti, dormiranno negli hotel, visiteranno musei e negozi, con un impatto diretto sull’economia locale.
Un settore che, ricorda Onorato, “dà lavoro a più di 100 mila persone in città” e che nel 2024 ha generato 13,3 miliardi di euro, contro gli 8,5 miliardi del 2022. Ma se il turismo è un motore economico, è anche una sfida.
Perché la concentrazione di visitatori nelle stesse aree — soprattutto nel centro storico — rischia di mettere a dura prova la vivibilità per i residenti. Onorato stesso ammette che va “gestito con equilibrio”, affinché sia “sostenibile e compatibile con la città e la vita dei residenti”.
Insomma, Ferragosto a Roma oggi è un mosaico di lingue e culture, un crocevia globale che porta ricchezza ma chiede pianificazione. La città non si svuota più: cambia volto, e il suo futuro dipenderà da come saprà accogliere e integrare questo flusso continuo senza perdere la propria anima.
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