Stadio Flaminio: Associazioni chiedono un rilancio condiviso, e il rispetto dei vincoli

Le associazioni preoccupate da un restyling che stravolga l’architettura dello stadio

E’ stata trasmessa proprio in questi giorni una lettera aperta, inviata alle varie istituzioni tra questi figura il sindaco di Roma Gualtieri, il ministro della cultura Gennaro Sangiuliano e del ministro dello sport Andrea Abodi, oltre ai vari rappresentanti della giunta e del consiglio comunale, ed in fine anche il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Una lettera che porta la firma di associazioni che, come Carteinregola, sono seriamente preoccupate dai lavori di restyling che potrebbero interessare lo Stadio Flaminio. Un impianto che è tutelato i cui vincoli, però, potrebbero essere superati per effetto del cosiddetto “sblocca stadi”, e cioè un emendamento apportato al decreto semplificazioni del 2020.

Stadio Flaminio

“Da 10 anni la struttura è in stato di abbandono. Nel tempo si sono susseguiti annunci di proposte private per il suo restauro e riutilizzo, mai concretizzate, compresa quella ricorrente, ancora in questi giorni, da parte della AS Lazio” si legge nella lettera firmata, tra gli altri dalla fondazione Pier Luigi Nervi project e da CittadinanzAttiva Lazio.
Ciò che desta apprensione è che, eventuali progetti di rilancio, possano avvenire senza “un percorso di informazione e partecipazione dei cittadini”. Ma anche che questo intervento avvenga nell’ottica d’una trasformazione troppo radicale.

Un tassello imprescindibile per queste associazioni, è quanto contenuto nel Piano di conservazione della Sapienza. E’ stato finanziato dalla Getty Foundation nel 2017 e si sviluppa, nelle sue 594 pagine, nel rispetto dell’approccio delineato dal Consiglio internazionale per i monumenti e i siti (Icomos).
La programmazione, che si avvale di un approccio multidisciplinare, parte dal riconoscimento del valore dell’opera, procede con l’analisi dello stato di fatto e delle trasformazioni occorse nel tempo e la definizione e attuazione delle politiche di conservazione. “Tre micro fasi” che, si legge sul sito de La Sapienza, “concorrono a definire le specificità dell’opera”.

In sostanza ipotesi di nuove gradinate e di coperture, come tutte le altre trasformazioni, dovranno essere attentamente considerate affinché venga rispettata “l’esemplare integrazione degli aspetti architettonici, strutturali, impiantistici e paesaggistici” che di fatto, si legge nella lettera aperta, hanno reso il Flaminio “un esempio poi copiato in tutto il mondo”. Se Lotito dovesse decidere di rilanciare l’impianto progettato per le Olimpiadi di Roma, e di cui la Capitale resta proprietaria, dovrà farlo sapendo che ci sono cittadini che vogliono partecipare ad un “dibattito”. Perché le associazioni che hanno scritto la lettera sanno che i vincoli possono essere superati, come del resto più volte ribadito dall’assessore capitolino Alessandro Onorato. Ma temono che possano essere aggirati in senso peggiorativo.

Un confronto da avviare “all’interno di un piano che riguardi tutto il quadrante” e che tenga in dovuta considerazione “gli impatti sulla vivibilità del quartiere”. Realtà come l’associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, Verdi Ambiente e Società, e Docomomo Italia, oltre a quelle già citate, sottolineano la necessità di avviare un processo partecipativo, come si sta facendo “per il masterplan e per i servizi locali del Progetto Flaminio – Città della scienza”.

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