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Andiamo a trivellar… paraponzi, ponzi,  pa!

Oggi dopo la mia lunga assenza (giustificata!) avrei voluto parlare con loro, i trascurati discepoli, di come uno stato confederato deve costituirsi mettendo insieme e tenendo unite etnie, religioni e usanze molto dissimili tra loro. Reduce dal mio soggiorno a Miami, avrei preso ad esempio gli Stati Uniti d’America, anche se mi sembrava doveroso sottolineare, in anteprima, che anche nel caso specifico era occorsa una guerra civile preliminare tra yankees e rebels per mettere in qualche modo d’accordo vincitori e vinti. Evento quanto mai improbabile da noi per un futuro, vero federalismo, tanto restii appaiono gli italiani a scatenare una guerra incivile tra polentoni e terroni per decidere chi dovrebbe comandare.

Come al solito non ho fatto in tempo a introdurre l’argomento che dopo un bentornato corale, si è alzato in piedi Gennarino, il calzolaio di Viale delle Strettoie, evidentemente delegato dal gruppo, a introdurre il tema del giorno.

“Me stia a sentire, Professo’. Ar di là de le prediche e raccomannazioni che ce fanno li ggiornali e la TV, ce po’ spiega’ pe’ bbene perché domenica dovessimo anna’ a vota’ er referendum, invece d’anna’ ar mare, s’è na bbella giornata?

“Sapete, per sommi capi, qual è l’argomento su cui eventualmente esprimervi?”

“Miga tanto!” Ha risposto Lazzaro, il tornitore. “Perché lei l’ha capito?”

“Mica tanto.” Ho dovuto ammettere anch’io.

“Ah, se comincia bbene!” Ha esclamato Rolando, il barbiere.

“Quindi nun ce pole dà ‘na dritta” E’ intervenuta Carlotta, la commessa di pasticceria.

trivelle-da-febbo-e-giuliante-emendamento-per-ombrina-mare-30712.660x368“No, e vi spiego perché. Al di là del fatto che sia giusto o meno rinnovare i contratti a chi perfora il mare in cerca di petrolio. Al di là degli interessi, più o meno reconditi e sotterranei, pubblici o privati che siano. Al di là del rischio ambientale che una tale attività può provocare al nostro mare mediterraneo, un mare tra l’altro racchiuso in un’area ristretta se paragonato alla vastità degli oceani. Al di là di tutto ciò, il consenso o meno alle trivellazioni non è un tema etico sul quale il cittadino ha la capacità, e in qualche modo il diritto, di dire la sua, così come è stato in passato per il divorzio, l’aborto o come potrebbe essere per, l’utero in affitto o le unioni civili – quest’ultime recentemente parzialmente regolamentate proprio perché escluse da qualsiasi referendum nel timore di un ampio consenso popolare. Meglio la manfrina in parlamento.

Trivellare il mare implica una serie di scelte economiche, politiche e ambientali che devono essere decise da chi è stato preposto (eletto o nominato che sia) a governare la res publica. Altrimenti è scontato che di fronte alla richiesta: Sei d’accordo a trivellare il mare, a rischio di danni ambientali che inquinerebbero l’Adriatico, lo Ionio o il Tirreno? La gran parte dei cittadini darà una risposta negativa. E’ già successo dopo Cernobyl. “Nuclear? No, thank you!” Grazie a un referendum, noi abbiamo interrotto progetti già in corso per la costruzione di centrali nucleari e oggi, da tempo, paghiamo cara l’elettricità che compriamo da chi, in prossimità dei nostri confini, continua a produrre energia sfruttando l’atomo. Perciò, ammesso che controcorrente alcuni cittadini vadano a dare il loro parere positivo alla continuazione delle trivellazioni, non solo saranno dei perdenti in partenza, ma contribuiranno ad alzare il quorum necessario affinché il referendum sia valido col 50% +1 degli aventi diritto al voto. Mi sono spiegato?”

“S’ho capito bbene lei ‘n ciandrà!” ha chiosato Ubaldone, il bancarellaro.

“Che pensi tu: ciandrò?” Gli ho risposto con un sorriso sornione.

Silenzio totale di meditazione.

“A Professo’, che l’ha vista a Miami ‘a villa der povero Versace?” Ha domandato Carlotta.

“Sì, ma se volete, ne parliamo un’altra volta, per favore!”


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