Una replica sul cantiere della vergogna di via Grotta di Gregna

Risposta punto per punto alla mail di un nostro lettore
Riceviamo e pubblichiamo - 26 Settembre 2008

Intendo rispondere alla lettera che il sig. Sergio C. inviata ad Abitare a Roma. Mi chiamo Stefano Grossi, abito in quelle che il sig. Sergio C. definisce “le villette”, faccio parte di quello che viene definito “fronte del no” e sono colui che ha rilasciato, al sig, Pasetti, l’intervista intitolata “Il cantiere della vergogna”.

Fatta questa premessa, entro nel merito e lo faccio con l’affermare che, ancora oggi, a distanza di quattro anni, continuo a pensare che ciò che è successo è vergognoso. Vergognoso nei confronti della cittadinanza di Colli Aniene, Verde Rocca e Tiburtino III, alla quale è stata sottratta un’area che sia secondo il vecchio Piano di Zona che il NPRG era Area Verde e che, in base alla convenzione stipulata dal Comune di Roma con la società Vigor Perconti, sarebbe dovuta essere destinata ad area di verde attrezzato con pista ciclabile e giochi per i bambini. Ovvero, si trattava di un’area destinata a compensazione (con i vincoli che ciò comporta, che immagino il sig, Segio C. conosca) e di cui avrebbe potuto usufruire gratuitamente, l’intera cittadinanza che risiede in prossimità di quell’area.
In quanto all’estetica del fabbricato, ci potrà essere anche chi la giudica gradevole; magari è meglio di un parallelepipedo di cemento. Sicuramente, dal mio punto di vista, molto peggio di un’area verde con viale alberato, come prevedeva il progetto approvato dal consiglio comunale. Spero che il sig. Segio C. convenga con me su questo punto, altrimenti sarei portato a pensare che, ormai, l’idea che un’area verde possa essere sottratta impunemente alla cittadinanza è un fatto che si dà per scontato, come parrebbe essersi ormai affermata l’idea che un’autorizzazione data da un tecnico di un dipartimento abbia più peso della volontà della cittadinanza espressa attraverso una delibera del consiglio comunale.

Ho intenzione di entrare nel merito anche di altre questioni sollevate nella lettera del sig. Segio C..
Inizio dallo stato del terreno. Penso che chi contesta la veridicità delle affermazioni contenute nell’articolo “incriminato” sia perfettamente a conoscenza di quanto avvenuto in via Massini, davanti al complesso denominato F5 (le altre villette a schiera) e, immagino, sappia per quale motivo sia stata scavata una buca con lo scopo iniziale di costruire un palazzo e si sia finiti col realizzare una sorta di parco. Suppongo sia anche a conoscenza dell’esistenza di perizie tecniche riguardanti quell’area ma forse ignora che parte di quelle perizie riguardavano anche l’area di via Grotte di Gregna.

E probabilmente è all’oscuro del fatto che per il complesso F5 fu necessario scavare sotto le palazzine per alleggerirne la struttura, creare una piattaforma con travi orizzontali che ne legassero la struttura di ogni fila, per impedire movimenti di tipo differenziale che avrebbero potuto arrecare seri danni anche alle strutture portanti dell’edificio, danni determinati dalla non omogeneità del sottosuolo, definito geologicamente instabile.

Quello che sicuramente il sig. Segio C. ignora è che anche il Comune di Roma era a conoscenza di queste perizie e ha nominato una commissione stabili pericolanti che monitorasse la situazione.
Come sicuramente sarà all’oscuro del fatto che il sottoscritto, in qualità di amministratore del condominio Lotto F6 (le villette), ha una denuncia penale pendente in quanto, in qualità di amministratore del suddetto condominio non ho provveduto a nominare un perito che, a spese del condominio stesso, redigesse una perizia e provvedesse a far realizzare le opere necessarie a rendere “sicure” le nostre abitazioni. Questo dopo che avevo tempestivamente diffidato il Comune e l’impresa costruttrice dall’effettuare qualunque opera che avrebbe potuto compromettere la stabilità delle abitazioni in cui viviamo dal 1975.

In quanto al fermo del cantiere, che il sig. Segio C. imputa alle proteste del “fronte del no”, vorrei fargli notare che lo stesso si è reso necessario per ottenere una variante sul progetto relativa alle fondamenta del palazzo. Inizialmente si era pensato di realizzare delle palificazioni ma, dopo una serie di carotaggi tramite i quali si è appurato che fino ad almeno 30 metri di profondità non c’era terreno solido a cui ancorarsi (ma solo un lago d’acqua), si è pensato di realizzare una piattaforma, impermeabilizzata verso l’esterno, su cui poggiare il palazzo. Per poterla realizzare, erano necessarie due cose: avere i permessi e guadagnare circa un altro metro e mezzo di profondità, sottraendolo all’acqua. Nel periodo di presunto fermo del cantiere, di conseguenza, è stato costantemente in funzione (24 ore al giorno), un impianto di drenaggio di quelli che, secondo gli addetti ai lavori, si utilizzano per costruire in riva al mare. Il tutto è documentato con riprese e fotografie.

Veniamo alla chicca finale: la servitù di passaggio e il computo metrico (sballato).
Inizio dal secondo: la fila di villette è lunga 110 metri e, quindi, nella migliore delle ipotesi, chi faceva quel tragitto non percorreva meno di 150-200 metri. Il giro attorno al palazzo in cui risiede il sig. Segio C. comporta, solo per chi vive in fondo a via Bongiorno (me compreso), un allungamento di circa 250 metri nella peggiore delle ipotesi (l’ingresso del centro sportivo è in prossimità del semaforo di via Grotta di Gregna). Per chi, come il sig, Segio C., abita all’inizio di via Bongiorno, la chiusura di quella strada di passaggio non implica un bel niente, salvo il fastidio di vedersi passare gente davanti casa, fastidio che noi abbiamo sopportato per anni, con l’aggravante che, non avendo illuminazione pubblica di fronte a casa, siamo stati spesso oggetto di furti o tentativi di effrazione; questo senza tener conto del pressoché costante bivacco di drogati e prostitute con i loro clienti. (Visto che si tira il ballo la sicurezza, parliamone sotto tutti i punti di vista).
In quanto alla servitù di passaggio invocata dal sig. Segio C., lo invito a mostrarmi in base a quale legge un’area non destinata specificatamente al passaggio pedonale, per di più privata e sporadicamente usata da qualcuno perché non sempre praticabile (vedasi quando pioveva o quando c’era l’erba alta) possa essere vincolata da una qualunque forma di servitù. Inoltre, vorrei far notare a chi si appella a questa presunta servitù, che della manutenzione della suddetta area ci siamo sempre occupati noi a nostre spese, senza essere obbligati a farlo da nessuna convenzione e se quell’area è stata utilizzata da qualcuno per accedere a via Grotta di Gregna utilizzando una scorciatoia non convenzionale, è stato solo grazie ai nostri sforzi anche economici (non mi risulta che qualcuno si sia mai offerto di ripulirla o di far potare le piante).

In quanto all’edilizia “fai da te”, comunico al sig. Segio C. che chi ha acquistato quell’area ha tutti i permessi in regola per fare ciò che sta facendo; lo sta facendo su un’area privata di sua proprietà e la fretta nel completare i lavori è dettata dal fatto che gli stessi coinvolgono il rifacimento di parte delle condotte del gas che servono i palazzi di via Bongiorno e che, di conseguenza, ci sono dei tempi tecnici entro cui gli stessi devono essere completati.

Concludo invitando il sig. Segio C. a verificare meglio le sue informazioni; avere buone fonti evita, a volte, di lanciarsi in crociate prive di costrutto e, magari, fa dormire anche sonni più tranquilli.

In quanto al sig. Pasetti, non ha fatto altro che raccontare le cose così come stavano all’epoca e, prima di scrivere, si è preoccupato di documentarsi, come ogni buon giornalista deve fare, verificando l’attendibilità delle fonti e l’intera documentazione. Quindi, non solo non dovrebbe scusarsi con nessuno, ma andrebbe anche ringraziato, perché è stato uno dei pochi ad avere il coraggio di denunciare una situazione figlia del malcostume che impera in questa città da troppo tempo.

Stefano Grossi


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