Verdini e Leopardi – Verdini e il re – Verdini e il pronostico errato

Fatti e misfatti di febbraio 2015
Mario Relandini - 7 Febbraio 2015

Verdini e Leopardi

“Denis Verdini – ora che non deve più scrivere rapporti per Silvio Berlusconi e, anzi, sembra essere stato emarginato – si è messo a scrivere a mano le sue memorie che tiene, sparse, affidate a singoli foglietti sulla sua scrivania”.

“Osservo nani e ballerine – è su uno dei foglietti – far festa per la fine del “Patto”. Vaghe rimembranze leopardiane là dove il poeta ha scritto “Odo augelli far festa e la gallina tornata in su la via che ripete il suo verso”? Solo che mancherebbe, ancora, un foglietto ove sia scritto come “La gallina tornata in su la via che ripete il suo verso” sia da identificarsi con quel Matteo Renzi il quale, liberatosi del “Patto”, potrebbe proseguire ora tranquillamente con il suo “verso” sulla via delle riforme come le vuole lui. Ma, a mancare, sarebbe per adesso anche un altro foglietto: quello in cui, non potendo annunciare come sia “Passata la tempesta”, leopardianamente non possa neppure auspicare “Ecco il sereno, rompe là da ponente alla montagna, sgombrasi la campagna e chiaro nella valle il fiume appare”. Perché, certamente, la tempesta in “Forza Italia” è tutt’altro che passata, il sereno non rompe dai contestatori di sinistra e di destra, la campagna non si sta affatto sgombrando dalle più accese e spesso feroci polemiche e per niente chiaro, nella valle del partito, il fiume della pacificazione appare.

Verdini e il re

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Denis Verdini

“In una monarchia – è un altro appunto di memorie di Denis Verdini – il re è la legge. E, se il re dice la legge sono io, meglio aspettare che si sfoghi”.

Chiaro riferimento alla conduzione di “Forza Italia” da parte di Silvio Berlusconi e, però, anche una speranza, magari, che il re lo riammetta con onore alla sua corte. Ma, anche volendo, re Silvio potrà farlo? Perché questo significherebbe mettersi ancora più contro i contestatori di chi ha trattato quel “Patto del Nazareno” da loro ritenuto la grande sciagura del partito. “Forza Italia”, insomma, sempre più spaccata, confusa, incerta e irritata. Ed è per questo che Berlusconi si è preso qualche giorno, prima di riunire tutti i suoi parlamentari, per capire che cosa gli convenga veramente fare. Anche perché il suo “capocontestatore” Raffaele Fitto sta dando sempre più l’impressione di volersi infischiare delle decisioni di Silvio sulla gestione e sulla linea politica del partito. Pur se, da buon paravento ex dc, continua a definirlo, anche pubblicamente, un mito.

Verdini e il pronostico errato

Dar Ciriola

“Ora Renzi è sulla tolda di comando – è ancora un altro appunto di Denis Verdini sulla sua scrivania – che addomestica la tigre comunista alla sua sinistra, prepara rappresaglie e, intanto, organizza le truppe come faceva Masaniello: quelli con il fazzoletto di qua, quelli senza fazzoletto di là”.

Solo due su tre, però, sembrano realistici questi appunti di Denis Verdini. Il primo: quello che il “premier” Renzi sia riuscito a conquistare un gruppo di soccorritori che comunque, se oggi vengono definiti “Responsabili”, quando qualcuno arrivò in soccorso di Berlusconi, l’attuale vicesegretaria del Pd, Debora Serracchiani, non esitò a dire: “Eccoli, i “Disponibili” che chiedono un piatto di lenticchie e questo piatto sarebbe il simbolo giusto per la loro formazione”. Dimenticando oggi, fra l’altro, che, mentre i “Disponibili” pro-Berlusconi furono 160 in cinque anni, i “Responabili” pro-Renzi sarebbero già 173 in soli due anni. Il secondo appunto realistico: quello che il “premier” Renzi starebbe preparando rappresaglie con riferimento, evidentemente, alle prossime norme del Governo in materia di emittenza televisiva, fisco e giustizia. Quello che non sembra invece realistico è il convincimento che Matteo Renzi, con la rottura del “Patto del Nazareno” sia riuscito ad addomesticare la tigre comunista alla sua sinistra. Ne è testimonianza, infatti, che la tigre comunista ha invece intensificato e irrobustito i suoi ruggiti: non solo riproponendo la richiesta di modifiche all’ “Italicum” e alla riforma del Senato, ma, ora, sostenendo chiaro e tondo che l’approdo di “Scelta civica” nel Pd è un segnale negativo perché rappresenta la conferma che il partito va così al centro, se non addirittura a destra. Fatto che, secondo il bersaniano Alfredo D’Attorre, accorcerebbe i tempi “per costruire un’alternativa al “renzismo” in vista del prossimo congresso”. Come dire insomma, con tutto il rispetto per gli appunti e i foglietti di Denis verdini, che, se “Forza Italia” sta molto male, non è che il Pd, in questo momento, stia troppo bene. E per il Paese, purtroppo, tutto ciò non può essere affatto positivo. E dovrebbe essere un primo brutto momento per l’ancora silente nuovo Presidente della Repubblica.


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