Yanis, paravento da spiaggia – L’India sta “cambiando verso”? – Sbagli pericolosi

Fatti e misfatti di luglio 2015
Mario Relandini - 13 Luglio 2015

Yanis, paravento da spiaggia

“La Grecia – è stata raggiunta l’intesa all’Eurosummit – non uscirà dall’Unione”.

Il “premier” Alexis Tsipras, certo, ha dovuto accettare, come contropartita, sacrifici molto pesanti per il Paese. Ma, nella situazione drammatica in cui la Grecia era finita e davanti a certi plotoni d’esecuzione che, a Bruxelles, avrebbero voluto ucciderla subito e definitivamente, avrebbe potuto fare qualcos’altro? Può darsi di sì. E questo potrebbero rimproverargli il suo popolo e il suo partito. Ma l’ultimo a criticarlo avrebbe dovuto essere l’ex Ministro alle Finanze dimessosi, Yanis Varoufakis, il quale, mentre il “premier” aveva appena finito di “sudare le sette camicie” per salvare il Paese, ha criticato aspramente i risultati dell’accordo, in elegante costume nero, insieme con la sua compagna miliardaria invece che con la Cancelliera Merkel, in una spiaggia esclusiva di quell’Isola di Egina dove gli ateniesi ricchi vanno a rifugiarsi per sfuggire al clima torrido della capitale. Poi, dopo le aspre critiche, il solito bel sorriso di greco senza pensieri e un tuffo nelle fresche acque del Mare Egeo. L’Unione europea deve cambiare verso”, non c’è dubbio, ma non sarebbe nemmeno male se, in un momento così drammatico per il suo Paese, “cambiasse verso” anche lui. Lui, il disinvolto e paravento Yanis.

varoufakisL’India sta “cambiando verso”?

“La Corte suprema – è giunta notizia dall’India – ha accettato l’arbitrato internazionale sul “caso” dei due nostri marò e ha concesso a Massimiliano Latorre, che si sta curando il cuore, di rimanere altri sei mesi in Italia”.

Forse la Corte suprema indiana si è finalmente convinta che sta facendo, di fronte al mondo intero, una figura meschina con il continuare a tenere detenuti i due marò senza alcuna imputazione e, nello stesso tempo, con il continuare a non occuparsi seriamente dei tanti stupratori indigeni i quali la fanno franca. Se così – come si spera – un cambiamento storico in due mosse. Con una Magistratura indiana verso lo scacco, finalmente, alla sua malagestione.

Sbagli pericolosi

“Alban Elezi – fatto arrestare e processare, dalla Digos di Brescia, come reclutatore dell’Isis in Italia – è stato invece rimesso in libertà, dal giudice, perché ritenuti insufficienti gli indizi per trattenerlo in carcere. E’ intervenuto, allora, il Prefetto il quale ne ha ordinato l’immediata espulsione dal nostro Paese”.

Due tesi e due comportamenti, quindi, in clamoroso contrasto fra loro. Va bene che c’è tanto da fare, ma sarebbe opportuno che qualcuno facesse conoscere se a sbagliare – perché qualcuno, indubbiamente, ha sbagliato – sia stato il giudice o la Digos e il Prefetto di Brescia. E chi ha sbagliato come la pagherà. Perché anche qui da noi, ormai, c’è poco da scherzare.


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