Alla scoperta di Roma periferica. Grande, sovrapposta, nascosta…

Percorrendo via Casilina Vecchia
Attilio Migliorato - 28 Ottobre 2021
Doveva essere un allenamento di corsa lenta, è diventato un lungo lento… Domenica 24 ottobre 2021 giornata di poco traffico, siamo partiti  in corsa da Largo Cevasco a Tor Tre Teste in direzione di Piazza San Giovanni in Laterano, ma arrivati a Ponte Casilino abbiamo deciso di cambiare percorso e di inoltrarci per Via Casilina Vecchia.
Casilina Vecchia? Tanti non ne conoscevano l’esistenza, nessuno di noi ne conosceva l’intero percorso, qualcuno pensava che saremmo arrivati vicino a Torpignattara, qualcuno pensava  che il termine della via era al Mandrione. Tutti romani gli amici runners, ma nessuno sapeva che questa strada scorre parallela in buona parte alla Via Casilina nuova. Quanti altri romani non conoscono le vie, i vicoli, le piazze di Roma, anche non nascoste?
Vogliamo visitarlo assieme questo “tesoro” urbanistico antico e moderno?
Dopo Ponte Casilino e poco prima di Piazza Lodi ci sono le Mura Aureliane, cinta muraria costruita dall’Imperatore Aureliano per difendere Roma, capitale dell’impero. Le mura nell’antichità erano lunghe per circa 19 chilometri, oggi sono lunghe circa 12.
Prima di oltrepassare le Mura svoltiamo a sinistra e qui inizia Via Casilina Vecchia, strada a senso unico e l’accesso alle macchine da questo versante è vietato, ma noi “pedestri” non abbiamo divieti .
Il primo edificio che vediamo è Casa Santa Giacinta / Caritas Roma e al civico 15 una signora ci dice che Via Casilina Vecchia arriva a Via del Mandrione e che quest’ultima proseguendo  arriva a Porta Furba, sulla Via Tuscolana.
La strada inizia larga ma dopo circa 200 metri si ristringe: case d’epoca sul nostro lato destro e lungo muraglione sul nostro lato sinistro, che è a protezione della linea ferroviaria Roma / Napoli; davanti al civico 58 troviamo e passiamo sotto un arco in pietra e tufo non identificabile, un grosso pino e una biforcazione stradale: a destra inizia Via della Stazione Tuscolana (ma la ignoriamo), andando un po’ a sinistra e proseguiamo nella nostra corsa prefissata. Il muraglione sulla sinistra si completa nella protezione ferroviaria con una inferriata e sulla destra non ci sono più case ma appezzamenti di terreno pubblico o privato; poche centinaia di metri e a sinistra attraversiamo un ponticello che passa sopra la linea ferroviaria e giriamo subito a destra. Ci siamo riagganciati alle Mura Aureliane e le abbiamo a sinistra, le abbiamo perse dalla nostra vista ma ci sono lungo tutto il percorso; passiamo sotto un’arcata e svoltiamo a destra  perimetrando tutta la struttura del “Reparto OMIR” della RFI (ferrovie), per centinaia di metri  tra salite e discese,  Arriviamo al civico 96 e ad un cancello di ferro ci chiude anche il transito pedonale. Torniamo indietro, e vicino al “Reparto OMIR” troviamo una biforcazione, svoltiamo a destra con le Mura sempre alla nostra sinistra ma che cambiano aspetto. L’abusivismo ha portato reticolati, arcate chiuse con mattoni edili e  muri aggiuntivi, casette all’interno, piccole officine, piccoli magazzini, cancellate in ferro, gradini di accesso con cancelli, fabbrichette, secchioni dell’immondizia, serrande chiuse, numeri civici  personalizzati sulla Mura, bella villetta con un bel cancello dentro e dietro  l’arco.
Più andiamo avanti e piu’ troviamo particolarità, sino alla fine della Via Casilina Vecchia proprio di fronte ad una abitazione che sulla parete ha la targa di Vicolo del Mandrione, che va a destra (e  termina dopo 500 metri) e a sinistra sino ad arrivare a Via Casilina Nuova che non è il nostro punto di arrivo. Anche questa volta non disperiamo e torniamo indietro trovando Via del Mandrione, che sembra un quartiere, con tante case basse sulla sinistra e le Mura Aureliane a destra più basse per gli archi interrati dal trascorrere degli anni.
Che fortuna essere “pedestri”, al civico 181 di Via del Mandrione la strada èchiusa da barriere stradali spartitraffico “new jersey,  noi passiamo e troviamo macchine in transito o ferme, case, persone, negozi, una città nella città; superiamo un arco, e poi un altro, e poi altri archi senza indicazioni e su lati della strada abbiamo le Mura Aureliane in parte franate e dopo poco ecco Via Tuscolana con Porta Furba e la fontana voluta da Clemente XII’.
Ci siamo guardati, sudati e assetati e ci siamo chiesti  quanti chilometri mancavano per Tor Tre Teste. Tanti o pochi li abbiamo fatti. Stanchi si, ma soddisfatti di poter raccontare tutto ciò che abbiamo scoperto e visto. Tante foto che rimarranno nella nostra mente
Per voi lettori ho descritto il tutto o quasi, ma dal punto di vista del maratoneta e per ricordo vi allego delle foto. Se potete, anche in bicicletta, andate a visitare questa parte di Roma, sconosciuta ai più!
Abitare A Roma il 14 aprile 2015 ha già pubblicato articolo sulle strade da noi percorse, articolo molto interessante che vi consigliamo di leggere per avere una visione più completa sulle varie questioni e sugli anni trascorsi. Alleghiamo il link
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Commenti

  Commenti: 2

  1. Vincenzo Marchionne


    Interessante il percorso descritto, desidero precisare che il rilievo architettonico che costeggia prima la Casilina Vecchia e poi Via del Mandrione è l’Acquedotto Felice. Per gli amanti delle passeggiate a piedi o in bicicletta, dopo Porta Furba superando la Via Tuscolana costeggiando sempre l’acquedotto, si arriva prima al Parco di Tor Fiscale e poi, scendendo dopo il casale il percorso porta al Parco degli Acquedotti.

  2. Annarita Pellegrini


    … Io a via Casilina Vecchia ci sono nata e vi ho trascorso infanzia, adolescenza e prima giovinezza. Abitavo al civico 90, quattro portoni dopo l’ingresso dell’OMIR, il deposito meccanismi ed attrezzi della Stazione Tuscolana, dove mio padre lavorava come operaio. Il tempo in quella casa era scandito dalla sirena del deposito che alle 7:30 annunciava l’inizio della giornata lavorativa; alle 11:30 segnalava ai lavoratori, ivi impiegati, l’inizio della pausa pranzo; alle 12:30 ne indicava il termine; alle 18:30 dichiarava conclusa la giornata lavorativa. E lo sferragliare dei treni sulle rotaie e il fischio che ne preannunciava l’arrivo ha accompagnato, per anni, ogni istante della vita mia e dei miei familiari, mentre il “direttissimo”, in transito alle ore 23:00, faceva tremare i vetri delle finestre e i bicchieri nella credenza. Dalle finestre della casa a piano terra, nella quale abitavo, vedevo le arcate dell’acquedotto Felice, in primo piano, la ferrovia sopraelevata, in secondo piano, e, sullo sfondo, la via Casilina. Dalla finestra, opposta, dell’ingresso vedevo tutto quello che avveniva sul piazzale dell’OMIR e, se dirigevo lo sguardo oltre la ferrovia, fino alle case in via della stazione Tuscolana, cercavo di cogliere particolari che mi potessero aiutare ad indovinare la vita dei miei “dirimpettai”. Niente negozi nella via, né mezzi di trasporto pubblico … le scuole … lontane … e … lontane le mie compagne di classe … Bambina, giocavo con le ragazze e i ragazzi , che, come me, abitavano nelle tre palazzine delle FF.SS., adiacenti all’ingresso dell’OMIR. Ci radunavamo, in prossimità del tratto in cui la strada sale sul ponte della ferrovia, per diventare, proseguendo, via del Mandrione. Il luogo nel quale avvenivano i nostri incontri era l’inizio della stradina sterrata per andare alla Squadra Ponti, uno degli ingressi dell’OMIR preclusi da cancellata. La stradina dei nostri giochi, che, all’altezza del ponte, era piuttosto in alto, subito si abbassava a livello della strada ferrata, si allungava contigua ai binari, in assenza di rete di separazione. … E ciò che non era accaduto prima … quel giorno accadde … Nicolino, giocando ad “acchiapparella”, mi rincorreva con ostinazione ed io, per sfuggire alla sua presa, sono indietreggiata di scatto, finendo con i piedi nel vuoto … Una caduta di quai due metri, durante la quale mi sono girata, per finire a faccia in giù sui binari … Occhi salvi, denti integri, niente di rotto, non un graffio, non un’ammaccatura … e … non è passato il treno ! Mi sono rialzata, tra gli sguardi increduli degli altri, distribuitisi lungo i binari, allorché accorsi per vedere ed aiutare. Poi, tutti in gruppo, siamo tornati nel punto in cui stavamo giocando, con l’intenzione di intrattenerci ancora insieme. Non abbiamo, però, ripreso il gioco dell’”acchiapparella”. Per lungo tempo Nicolino ha sentito il peso della propria responsabilità per l’accaduto, anche se io più volte ho cercato di convincerlo che la responsabilità, in realtà, era mia per non aver pensato che, portandomi sul limitare della stradina ed indietreggiando di colpo, sarei potuta precipitare di sotto e finire sui binari. Tutto bene quel che finisce bene ! Ho lasciata via Casilina Vecchia, quando mi sono sposata, e ho portato con me il nostalgico ricordo dei grigi muraglioni tra i quali la strada s’incanala, per arrivare a passare sotto l’austero arco, reso coreografico da un pino centenario; degli stretti ponticelli di attraversamento delle linee ferroviarie; delle ampie arcate dell’acquedotto Felice. In quell’angusta casa, al civico 90 di via Casilina Vecchia, un tempo priva di riscaldamento e con il focolare in muratura, funzionante a carbone, è rimasta una parte di me e quando occasionalmente ci passo davanti non posso fare a meno di commuovermi …

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